Dal Porcellum al Postellum

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Viviamo in un clima di incertezza. In una sorta di quiete che precede la tempesta. L’impressione, l’auspicio è che da questa specie di agonia prima o poi nasca fatalmente qualcosa, come dalla brace che cova sotto la cenere. Io non so se le prossime elezioni segneranno il momento della caduta di un regime delegittimato, di una democrazia espropriata dai partiti che, esorbitando completamente dal ruolo loro assegnato dalla Costituzione, hanno occupato ogni spazio costituendosi in lobbies clientelari, corrotte, corruttrici e sostanzialmente mafiose. Non ci conto, ma ci spero. Per adesso in Italia ci si estenua polemizzando per giorni sulla legge elettorale. Cancellata ogni regola varata negli ultimi 23 anni circa, lorsignori, incoronando in trionfo il loro sovrano, Matteo Renzi, già tornato in cabina di regia dopo aver solennemente promesso che avrebbe lasciato la politica, in caso di sconfitta al referendum, hanno stabilito – come scrive Feltri – che si stava meglio quando si stava peggio e hanno dissotterrato il già odiatissimo proporzionale di sapore democristiano in voga al tempo della guerra fredda (a proposito: sembra trascorso un ventennio da quando l’opinione pubblica chiedeva di porre fine ai “nominati” in Parlamento). In pratica, per fare un passo avanti, ne facciamo due indietro tra l’esultanza delle forze (o debolezze) politiche attuali. Non so cosa ne pensino gli italiani, però a me questa retromarcia appare una inevitabile idiozia. Nessuna legge elettorale prima d’ora (a parte il famigerato Porcellum) ha dato tanto potere ai partiti prima del voto (per via delle candidature tutte decise dal vertice) e dopo il voto, avendo la certezza di non avere alcun vincitore la sera delle elezioni. All’apice della loro crisi, i partiti italiani – diventati nel tempo poco più che fan club – si riappropriano quindi di un potere assoluto nella selezione dei parlamentari e nelle trattative post-elettorali per la formazione delle maggioranze e dei governi. Il modo migliore per tenere lontano dai seggi gli italiani, a cui tutto manca tranne il disgusto per la politica. La verità è che le manovre sulla legge elettorale siano solo la cortina di fumo dietro cui si nasconde la vera ragione della disputa di queste ore. Che è molto più concreta e prosaica e non riguarda certo la prossima legge di stabilità, l’Europa, i mercati, lo spread, il lavoro, ma i posti sicuri nelle liste bloccate del nuovo sistema elettorale: il Postellum. La realtà è soltanto questa.

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