Che cosa resta della politica?

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Io non lo so se politica si renda conto che sta ballando sull’orlo di un vulcano in eruzione. Matteo Renzi, il mito che lo sosteneva (lo storytelling), benché pompato da giornali e Tg governativi, si è sbriciolato sotto il suo stesso peso, il peso delle fandonie che lo costituivano, e vuole tornare al potere il prima possibile. Perché, come ho letto da qualche parte “non dorme la notte nel timore che il potere gli scivoli dalle mani”. La crisi ha aperto gli occhi ai cittadini che scoprono di essere presi in giro oramai da molti anni, sia che governasse la destra o la sinistra o tutte e due insieme. Le prossime elezioni, Grillo o non Grillo, potrebbero segnare la fine della democrazia rappresentativa. La gente non crede più a questo sistema, non crede più al balletto delle elezioni, non crede più a una politica che pensa soltanto al proprio futuro, non crede più alla democrazia rappresentativa e, forse, alla democrazia “tout court”. La discussione sulla legge elettorale è stupefacente. I partiti che oggi si scannano per dividersi quel poco di elettorato che gli è rimasto appiccicato fanno la stessa impressione di chi, in un castello che sta andando in fiamme, si preoccupi di assicurarsi comunque gli appartamenti migliori, mentre là fuori sono circondati da milioni di arcieri che non hanno ancora trovato il loro Robin Hood ma che prima o poi occuperanno quelle macerie fumanti. Una politica che non si fa carico di una proposta organica di società ma si limita a suggerire le ricette ideali perché sia il libero mercato con i suoi istinti a plasmare la realtà. Una politica dove i tecnocrati sono liberi di applicare le loro ricette. All’orizzonte non si vedono molte possibilità. Il mercato della politica offre poche alternative credibili. Ci sono diversi populismi che promettono di tutelare settori particolari della popolazione: difendere gli indigeni dagli immigrati, i benestanti dall’assalto dei poveri, ma anche i cittadini dalla casta dei politici. In tutto questo il ceto medio in Italia è stato trattato come carne da macello dalla politica, usato e abbandonato. Oggi rappresenta una parte di società arrabbiata, per via della disoccupazione e dell’impoverimento. A queste persone nessuno sa dare risposte. Persone che hanno esaurito ogni pazienza e, non essendo vincolati, a differenza del movimento di Grillo, a una rivoluzione pacifica che agisca all’interno delle regole democratiche, il giorno che, esasperati, decideranno di uscire allo scoperto lo faranno, per usare un eufemismo, con le mazze da baseball. Perché, come dice la Bibbia, “terribile è l’ira del mansueto”. Possiamo far finta che non sarà così, ma sappiamo che non è vero.

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