Guardia Sanframondi: “Un uomo solo al comando”

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C’è un uomo a Guardia Sanframondi (per chi non la conosce, fino a qualche anno fa una comunità di circa seimila abitanti, ridotti oggi a meno di cinquemila) che è un ingordo collezionista di poltrone e incarichi (poltrone tutte decisamente “comode”). Un uomo molto soddisfatto di sé. Un demagogo di seconda mano. Un trasformista. È fiction, ma pure un po’ storia. È il brillante surrogato di un politico vero. È una maschera. Un’esibizione continua. Ha mimato alla perfezione un nuovo risorgimento guardiese, ha simulato la rinascita, come fanno i bambini quando giocano a imitare i grandi. È un aperitivo che però ha chiuso lo stomaco e l’appetito di molti suoi concittadini. Ogni giorno chiama a raccolta profeti e veggenti della new economy. Punta a sollevare il morale dei compaesani, lancia coriandoli e stelle filanti, annuncia cannonate e spara cerbottane. Ogni giorno una visione che rimbalza tra Guardia Sanframondi e il mondo. Infatti non ha confini. Senza di lui la comunità è deserto, è catastrofe, è disgrazia e carestia, è incertezza e paura. Senza di lui non ci si può salvare. Non importa che sia un’illusione, una sorta di realtà virtuale a ritroso nel tempo. C’è troppa voglia in giro di crederci. Anche se saranno soltanto un fuoco d’artificio di trucchi e speranze. L’importante per lui è raccattare consensi. La critica per lui è come l’aglio per i vampiri: appena ne sente l’odore, sta male. Eruzione cutanea, sversamento di bile, perdita evidente di lucidità. Ma come si permettono? Il loro nome sarà appeso alle porte delle case del paese, ma solo perché non si può ancora appenderli fisicamente, per i piedi, a testa in giù: un apposito comunicato stampa poi renderà noto all’intera comunità telesina (e straniera) i nomi dei reprobi in modo che le persone perbene ne stiano alla larga. L’allergia da critica è più forte di lui. Meglio non replicare: perché rovinarsi la vita? Non è meglio tacere? Dimenticare? E, magari, mandare un larvato avvertimento a coloro che osano contravvenire agli ordini del comitato di salute pubblica? Un po’ tipo quei bulli che minacciano: ci vediamo fuori. E che farà se i reprobi continuano e non si piegano al peana? Se non accettano il diktat? Li controllerà su Facebook? Verificherà i “Mi piace” e le condivisioni dei loro post? Li spennerà vivi? Li ridurrà alla fame? Li costringerà a mendicare sui marciapiedi? Vendetta, tremenda vendetta. Come si permettono? Non l’hanno ancora capito che i detrattori in questo paese non vanno più di moda? Non gli basta lo storytelling? O i post su Facebook? Non si accontentano dei concerti da camera nella chiesa sconsacrata o delle marce estive in gonnellino al ritmo di cornamuse? Il cuore di questo Paese non funziona più, sa di marcio e batte furbo e finto. Non per sempre, non per tutti, ma ormai troppo spesso. Non è più un caso, ma un virus, una patologia. Quello che si vede è solo una comunità prigioniera di un uomo solo al comando. Per questo, alla fine, siamo perfino un po’ grati alla sua allergia, alla sua conclamata intolleranza alla critica, all’orticaria da verità: è quella che ogni giorno ci fa sentire vivi. È per lui che è un veleno. E per il Paese, purtroppo, pure.

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