Guardia Sanframondi: la narrazione della Fede

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Simboli, anima, identità, terra, comunità, senso del sacro. È tutto quello che resta alla Guardia di oggi. È tutto quello che è qui, ora, a Guardia Sanframondi. Intorno ai Riti dell’Assunta. Se la politica fallisce, la ragione si spegne, l’economia non regge e si sgonfia e di anno in anno declina, cosa può salvarci da questa corale e fatale percezione di decadenza? Solo la Fede. Non un’illusione o una bella menzogna, come ci ha abituato in questi anni la politica, ma la Fede. Perché la Fede non è verità ma non è nemmeno finzione. È vedere il mondo con altri occhi, sotto altra luce. È da lì che da secoli traggono spunto e incanto gli uomini e le donne di una comunità come Guardia, è lì che ritrovano il loro impulso iniziale e la loro energia creativa. Ed è lì, nella Fede nell’Assunta, che ogni sette anni si può ritrovare la loro spinta propulsiva. Non resta che la Fede a Guardia. Fosse per gli indicatori anagrafici, sociali ed economici, come molte realtà del nostro Mezzogiorno Guardia dovrebbe essere già morta. Il cuore da tempo non batte più, la mente non pensa o è altrove, oltre oceano, verso altre culture; i morti superano i nati, i vecchi superano i giovani, i singoli superano i pensionati, i precari e i disoccupati superano i lavoratori. Non nutre aspettative, non si cimenta in nuove imprese, si crogiola nello storytelling bypassato dalla politica. Tutto dice, da un pezzo, che Guardia non ha più scampo. È un museo delle cere, la fotografia di un disastro. Un museo vecchio, con le sedie sparse in mezzo alla sala, coi muri crepati, tanta polvere e poca luce. Con al centro uno schermo, sempre acceso che manda solo immagini patinate, false. Un album dei luoghi comuni, dei ricordi di un tempo. La storia di Guardia è finita, la Fede di Guardia vive. Solo la Fede ci sorregge: la sua narrazione, la sua rappresentazione mantengono in vita la nostra identità. D’accordo, bisogna saper distinguere tra la Fede che eleva e quella che porta in basso; tra i modelli positivi e quelli devastanti, per non dire degli usi e gli abusi della Fede. D’altra parte anche qui, come altrove, dietro l’angolo c’è sempre il pericolo della mitomania, del narcisismo e dell’idolatria, del raggiro tramite la Fede per carpire fiducia, fama e denari. Ma questa è Guardia, e nessuno può farci nulla. La Fede ci salverà, forse. Anche perché dall’altra parte dilaga la narrazione nel presente. La narrazione di un narcisismo patologico che rompe gli specchi e va a doposcuola di fregnacce dagli anglofoni fighi, quelli che con il gonnellino a quadri e la zampogna non comprenderanno mai il potenziale “rivelatorio” della Fede di questa comunità: ovvero vedere una vera e propria trasfigurazione di un popolo attraverso la Fede, oltre il sipario apposto dall’imponderabile. Poi certo, i Misteri, i Flagellanti, la diffidenza da parte delle gerarchie ecclesiastiche, lo stracciamento di vesti dell’establishment giornalistico, nostrano e sopranazionale, critici e acritici, intellettuali e analfabeti funzionali, nei confronti di posizioni giudicate ai loro occhi ataviche ed inaccettabili. Il tutto celato dietro gli slogan progressisti della contemporaneità. Anatemi e moniti, articolati con abilità declamatoria dai Saviano di turno. Ma poi, come sempre avviene, tutto passa e Guardia tornerà pian piano ad essere quella valle di lacrime, quel transito frugale prima di paradiso, inferno, purgatorio e limbo, dipende dalla condotta, come da tradizione cattolica.

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