Al voto, al voto (o forse, no)

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Ha ragione Mentana quando scrive: «Non c’è nessuno che vuole andare alle elezioni subito. Tutti fanno la scena… Renzi, Grillo, Salvini, Berlusconi…Volete andarci davvero? Fate dimettere i vostri parlamentari, o almeno chiedetelo con forza al capo dello stato (già perché la Costituzione, tanto amata a parole da tutti, dice che è il Quirinale a sciogliere le camere). Qui invece è tutto un “tenetemi se no faccio un macello”, e invece stanno tutti in surplace come i vecchi ciclisti su pista. Altro che vitalizi». Ecco quel che sta accadendo sulla scena politica italiana. Dove tutto sta assumendo i contorni di un’autentica tragedia, alla quale assiste, attonito, il popolo-elettore, un tempo dotato di passione civile e amore per la politica, che ormai si sposta in massa, invano, a ogni elezione, in cerca di un partito (o movimento) che lo possa rappresentare. E dove la fa da padrone la carenza di una vera classe dirigente, l’ambiguità ideologica e la fragilità identitaria. (Ammesso che la distinzione ideologica tra destra e sinistra abbia ancora un senso). Ad oggi solo il 55% degli italiani dichiara la propria scelta di voto, segno di una forte indecisione nell’elettorato accresciuta dall’indeterminatezza dello scenario politico (scissioni, nuovi movimenti, alleanze incerte, legge elettorale da riscrivere, etc.). La farsa del congresso del Partito Democratico, poi, ha già stancato. Ciò che sta accadendo al Pd in questi giorni ha dell’inverosimile, anche se ampiamente prevedibile: e la colpa, non c’è dubbio, è sicuramente della fame di potere senza fine di Renzi, che per andare al governo e affermare se stesso, ha letteralmente distrutto quel partito. Del quale ora restano, appunto, solo macerie. Tuttavia, se Renzi è colpevole, comunque, chi se n’è andato non lo è di meno. Allora che fare? Vogliamo occuparci di problemi veri o ci teniamo le generosi dosi di oppio propagandistico spacciate da questa politica spettacolo? Non è possibile che l’Italia resti bloccata per mesi nell’attesa di sapere cosa diranno Renzi, Orlando e Michele Emiliano: c’è ben altro di cui occuparsi e preoccuparsi di diverso dalle sorti di questi bizzarri personaggi che litigano solo per il potere. È soltanto una meschina arma di distrazione di massa. Si fa rumore per impedire agli italiani di ascoltare le voci di fondo del malessere che continua a serpeggiare a tutte le latitudini. E ciò che accadrà alle prossime elezioni è facilmente prevedibile: un aumento drammatico del partito dell’astensione, l’unico in grado di raccogliere voti. Perchè, scioccati dalle macerie politiche che si trovano di fronte, i cittadini-elettori faranno l’unica cosa che mai avrebbero creduto di dover fare, violare la prima regola che si erano dati, quella di esercitare sempre l’unico diritto che abbiamo, il voto. E quindi centinaia di migliaia di schede resteranno piegate. E la responsabilità cadrà sicuramente su chi ci ha governato negli ultimi tre anni.

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