Meglio l’amnesia

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Ho letto da qualche parte di un tale colpito da un malore che gli ha azzerato la memoria e l’ha fatto retrocedere di una decina d’anni, cancellando tutto il resto. Dobbiamo proprio dirlo: non dev’essere poi così male rimuovere tutto quello cui abbiamo assistito in un determinato periodo. Anzi, forse sarebbe bene brevettare questo reset mnemonico e considerarlo non più una malattia da curare, ma una salutare terapia collettiva da consigliare ed eventualmente somministrare a coloro che non vogliono assuefarsi al peggio, come sono costretti a fare quelli dalla memoria lunga, che ricordano tutto e non riescono a dimenticare nulla. Come i ruminanti di questa comunità che continuano a inghiottire tutto senza mai digerire niente. Sempreché, sia chiaro, nessun medico, scienziato o stregone si permetta poi di ricacciarci in testa ciò che con tanta fatica abbiamo cancellato, come i parenti di quel tale stanno facendo con lui spiegandogli che in quegli anni di vuoto non è successo granché. Perciò chi ha la disgrazia di avere memoria è sopraffatto dalla frustrazione e dalla rassegnazione. Chi invece ha la fortuna di non avercela, ha ancora voglia di lottare, di indignarsi, di protestare: molto meglio così. Ah, naturalmente nella comunità di cui si parla in molti hanno azzerato dalla propria memoria il fatto che abbiamo un egocentrico allergico alle critiche che dal 2010 tira avanti a furia di esterofilia, vino, feste danzanti, spettacoli, ricchi premi e cotillons, disprezza il confronto, imbarca voltagabbana per puntellarsi il futuro, si riscrive le regole democratiche da solo, elargisce incarichi anche ai parenti di quinto grado, insulta l’intelligenza dei suoi amministrati, scorrazza su aerei a spese della collettività, si circonda di incapaci e di chi è capace di organizzargli la claque, fargli la ola e lanciargli i petali di rosa. Ah, naturalmente gli piacciono molto le poltrone. Poi, già che c’è, vuol proiettare la comunità sulla ribalta internazionale per soddisfare le proprie manie di grandezza (se avesse le tette, diceva un noto giornalista durante un talk show riferendosi a Renzi, farebbe pure l’annunciatrice). Ma che tuttavia non ama parlare delle inchieste che coinvolgono il suo posto di lavoro: tipo quella per concorso in concussione presunta che vede coinvolto un funzionario da lui nominato. Vabbè, molto meglio dimenticare (e far dimenticare) tutto. Caro smemorato, glielo domandiamo con il massimo rispetto per il suo dramma: ci insegna come si fa? 

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