Più sensale che sindaco

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In paese da quando sono apparsi sulla scena gli americani il mercato immobiliare non è una mano invisibile. È lui, il sindaco Floriano Panza, da qualche tempo lo rivendica più o meno apertamente sempre più spesso. “Molti statunitensi cercano casa, e la mia missione è… l’offerta di un turismo stabile, anche attraverso l’acquisto di case”, racconta con una punta di orgoglio alla stampa. Sì, perché Floriano, non fa soltanto il politico di professione, il Primo Cittadino di questa comunità, fa anche il sensale. E lo fa con convinzione. Perché è quello che nel paese ascolta e sa, conosce, consiglia, risolve, aiuta, prevede. A chi dà e a chi promette. Nell’arte della politica il sindaco Panza è in gamba. In molti ci si specchiano. Affidabile, lesto di testa e di parola, scaltro abbastanza da sapere con chi parlare e di chi fidarsi, sicuramente meno sbarazzino di quei sensali di una volta perché da sempre i contadini non li fai fessi a chiacchiere. Dc e Banco di Napoli, l’occhio per capire dove monta l’affare e il futuro consenso e la pazienza di non scontentare troppo chi offre e chi chiede. Le malelingue e gli invidiosi potrebbero definirlo come un traffichino, ma è quello da cui vanno se gli serve un lavoro per il proprio figlio, se serve una visita specialistica, se serve il trasferimento da una scuola all’altra, se decidi di vendere la casa dei tuoi genitori ai nuovi cittadini anglofoni, quello che ti accomoda l’affare, conosce la lingua e la gente giusta, adesso sa pure dove piazzare il vino. E poi, chi meglio del sindaco Panza conosce tutti i segreti della burocrazia. Lui che è l’uomo delle bozze d’intesa, dei patti e dei contratti. Anche se da sindaco si sta facendo più una fama da compare Agostino Piedipapera. Lo ricordate? Quello dei Malavoglia, quello dei lupini a credenza, che accarezza e poi devasta il destino di Padron ‘Ntoni e della sua disgraziata famiglia. Pure il compare Agostino di fatica e mestiere faceva il sensale. Sensale parola che viene dall’arabo simsar, parola che indica il confine tra l’utile mediatore e il ciarlatano: limite che può diventare molto sottile. Tutta la carriera politica del sindaco Panza si è giocata appunto in questa zona d’ombra. Il bravo sensale che fa scorrere l’economia, il cattivo politico che promette e raggira. Raccontava Pavese: “Che cos’è questa valle per una famiglia che venga dal mare, che non sappia niente della luna e dei falò? Bisogna averci fatto le ossa, averla nelle ossa come il vino e la polenta, allora la conosci senza bisogno di parlarne”. Quei ruderi, quelle stesse case, quei muri che un tempo riconoscevi anche al buio, di notte, li sfioravi con le mani e li sentivi, ruvidi, di pietra grezza, che stringevano i vicoli del rione Piazza e andavano su in salita, sino a piazza Castello. Dove ogni passo sembrava un incanto e spesso ti perdevi in quelle case vuote, di familiari e conoscenti che non ci sono più, di figli ormai vecchi che tornano solo d’estate, quattro giorni ad agosto, o magari per Natale, per ricordare infanzie tradite, per sognare un ritorno. Sono case dove non vive più nessuno, senza elettricità, senza acqua corrente, con i tetti da rifare e lavori di manutenzione che ti riprometti di cominciare, ma poi passa il tempo e non trovi la voglia o soprattutto i soldi. Non li ha il Comune, non li hanno i proprietari e non li ha il Padreterno. Ci sono chilometri di pratiche e raccomandazioni. Solo burocrazia cieca. Solo lo specchio di una comunità che si veste da anglofona solo quando è futile. D’accordo, ma perché svendere? È vero sono anche case su cui pagare una montagna di tasse, che ti viene la rabbia di venderle, ma ci sei nato e cresciuto e allora dici: aspettiamo ancora un po’. E ci si porta dietro questa malinconia. E questo capitale umano, storico e architettonico oggi il sindaco Panza lo vuole portare a spasso nel mondo.

1 comments on “Più sensale che sindaco”

  1. Sperare di dare un futuro all esistenza dei nostri borghi vendendo (o svendendo) le case dei nostri nonni a ch viene dal “mare” e non sa niente del “falo’ del vino e della polenta”. Ma ha solo i soldi per comprarle, e’ triste.

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