Cos’altro deve succedere?

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È disarmante. Quasi non ho più parole. Ma allora lo si dica che lo fai apposta per umiliarci. Dillo che è una congiura contro di noi poveri cittadini per limarci i nervi e farci diventar matti. Un po’ di tatto, un pizzico di delicatezza, che diamine. C’era proprio bisogno di un convegno con professoroni, trombati e trombate per straparlare a cazzo? Un convegno elitario per pochi intimi, a quanto raccontano le cronache, per raccontare l’aria fritta. Il guaio è che i guardiesi hanno altro da fare e persino le presenze obbligate sono un lusso d’altri tempi. Se non che tanto i soldi che vengono dispensati a larghe mani non sono tuoi, ma dei contribuenti. Una pacchia. Vero? E voi? Voi che in questo paese giudicate solo sui social. Voi che non vi accorgete di nulla. Non siete seriamente preoccupati? Perché invece non parlate del fatto che in questo paese nessuno più controlla l’operato del genio narciso? Che nessuno denuncia il malaffare che pure esiste? Che prosegue il calo demografico. Come ci ricorda l’Istat: popolazione residente nel gennaio 2010, 5287 abitanti, agosto 2016, 5048 (non male, per un narciso che vuole condurci verso l’Unesco). Perchè non vi chiedete come mai il calo demografico abbia iniziato a marciare proprio all’indomani dell’arrivo al potere locale dell’aspirante genio? Cattiveria, pura cattiveria. Ci dev’essere qualcosa sotto, urge inchiesta comunale, ben più impellente di quella dell’Istat. Magari su Facebook. Operazione, questa, semplice da fare. Ma non esageriamo: non tutti hanno tempo da perdere, non tutti hanno un profilo oppure non tutti hanno la necessità di mettersi in mostra. Io continuo a pensare che se questa comunità avesse meno servitori “ottimisti” e più persone libere “realiste”, probabilmente non avrebbe il problema del malaffare né tantomeno quello demografico e della crescita. Perché Guardia non sta crollando per mancanza di abitanti. No! Guardia crolla come una quercia svuotata dai parassiti, come un pilone pieno di sabbia, innanzitutto perché è rimasto poco o nulla, perché i guardiesi sono saliti a Roma e a Milano, i più arditi a Londra e a Berlino, e nel paese scarseggiano braccia, energie, idee. E non è colpa all’aborto, del divorzio, degli anticoncezionali, degli antisessuali, della sodomia, insomma del veleno maltusiano che sta uccidendo l’Italia intera. Il miglior soccorso è l’auto-soccorso ma come fa una comunità ad auto-aiutarsi se vi risiedono solo quattro vecchi? Se si continua a nascondere sotto il tappeto il fatto che una deriva elitaria la sta spolpando e sta segnando profondamente le nostre vite? Guardia crolla e le quattro pietre del centro antico piuttosto che luoghi simboli della comunità sono destinate a diventare soltanto un feticcio da esporre. Slot machine a servizio di un’idea di patrimonio storico-culturale improntata al business, contrabbandato per valorizzazione. Quel che sgomenta non è neppure l’idea che sia necessario, per il genio narciso, che i luoghi della memoria e della cultura con maggiore appeal producano proventi per l’élite che rappresenta. C’è qualcosa di molto più grave di tutto questo. Ed è l’idea di fondo che il centro storico vada svenduto a dei stranieri. Vada sostanzialmente enucleato dal tessuto cittadino. Diventandone parte, evidentemente importante, ma sostanzialmente accessoria. Insomma il genio vanesio e la sua élite persegue politiche che sembrano ispirate a un modello di comunità che possa produrre business per tutti loro. Una Disneyland nella quale verranno ancora di più nuovi cittadini, da ogni parte del mondo, ma dalla quale si allontaneranno gli abitanti (e probabilmente in un futuro prossimo anche i nuovi arrivati). Proprio così! Guardia crolla e gli abitanti fuggono e forse non c’è nulla da fare ma almeno che nessuno incolpi lo stato, la crisi: il problema è una classe dirigente elitaria che fa più danni della grandine (fateci un favore: ritiratevi e non ammorbateci più con i vostri convegni furbastri). Sempre e solo tesa a mettere a punto il prossimo evento. Che pretende pure il consenso, e il silenzio, ogni volta che sbaglia. Cioè quasi sempre. E non si aiuta una comunità dicendo sempre “sì padrone”: la si aiuta adoperandosi – ognuno nel suo ruolo – affinché questa tragedia non si perpetui.

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