Gli abbagli del Genio di Guardia

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Anche se i più non lo vedono o fanno finta di non vederlo, c’è a Guardia qualcosa di peggio del processo in corso all’ex responsabile Utc. Ed è il processo al quale ogni giorno andrebbe sottoposta la coscienza di chi ha sacrificato e sta sacrificando la comunità guardiese per realizzare un disegno funzionale solo per soddisfare il proprio ego smisurato e il benessere di pochi privati adoranti. Al di là di come potrà finire la vicenda giudiziaria, a preoccupare è il sottobosco di commistioni fra appalti, sub-appalti, fra imprenditori e politica che fa emergere una melassa informe all’aroma di zolfo. Ma è chiaro che il problema è a monte, a prescindere dall’esito del processo. E comunque vada, resta l’uso “criminogeno” del danaro pubblico. Soldi ed energie sottratti ad altre necessità pubbliche, mentre, nel frattempo, il falso mito dell’efficienza si scontrava con il degrado e con decine e decine di persone, di giovani in coda per pochi posti di lavoro sottopagati. Una questua del precariato, l’ennesimo Disastro del Genio di Guardia da tenere ben nascosto dietro allo sfavillio del falso mito di una comunità con ambizioni internazionali, una favola fragile come un castello di sabbia. Appalti e sub-appalti maleodoranti sul piano etico ancor prima che su quello giudiziario. Ed è davvero difficile star dietro a questa melassa, questi intrecci poco limpidi tra soldi pubblici e interessi privati, dove peraltro la platea è accecata dagli abbagli del Genio di Guardia. Figura, per certi versi oggi anche un po’ patetica, che gira per i cantieri del centro storico a recitar da capomastro. Che, per meri interessi di bottega, stipula patti fumosi sul destino del Polo scolastico di Guardia. Parla sottovoce di nomine alla Provincia (che non esiste più). Figura che non si fida (a ragione) neanche della propria ombra, che cambia in continuazione le pedine del cerchio magico perché alla fine basta il tinello con gli adorati pargoli ai quali trasmettere il segno del comando. Figura a cui piace vincere facile. Mai un confronto con gli avversari, non sia che si possa andare incontro a qualche brutta figura. Figura cui piace il silenzio recitato del Consiglio comunale. L’organo sovrano della democrazia cittadina che da tempo è ridotto a un’inutile palestra del niente, convocato appena due tre volte l’anno per discutere di fuffa o del Rito del già deciso. Dove l’assemblea è in balia del Genio di Guardia, messa lì solo per chiudere ogni pertugio di discussione, blindare gli ordini del giorno sull’aria fritta e impedire, ad esempio, di far luce sugli schiaffi che girano nella maggioranza in questi giorni nelle stanze della Casa comunale. Un organismo così rischia di essere superfluo e dannoso, perché dà la falsa impressione che una discussione ogni tanto possa esserci in questo paese e invece è il luogo dove da tempo lentamente muoiono le aspirazioni di potersi sentire cittadini e non sudditi di un assolutismo che tende all’onnipotenza.

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