L’autovelox e la politica sannita fatta alla Totò e Peppino

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Come al solito la politica sannita, quella, per intenderci, alla Totò e Peppino, non ci fa certo annoiare. Prendiamo quattro episodi di quest’estate appena trascorsa. La storia degli abbonamenti gratuiti ai trasporti pubblici per gli studenti che addirittura è una raccolta fondi, sì, perché gli stessi studenti sarebbero costretti a pagare 50 euro come anticipo, dieci a fondo perduto per i legittimi costi di gestione e 40 come cauzione (cauzione per cosa non si capisce proprio. Tra l’altro ci dicono che del servizio di abbonamento gratuito potrà beneficiare il 95 per cento degli studenti. Solo che poi si dimenticano di spiegare che i 15,6 milioni stanziati non potranno mai coprire il fabbisogno reale che sarebbe almeno di 60, quattro volte tanto. E dunque che tre su quattro ne rimarrebbero esclusi); quella dei rimborsi per l’alluvione nel Sannio dello scorso anno che in realtà sono un contentino a prezzi da boutique; quella della pavimentazione stradale della Telesina, una strada a scorrimento veloce, e quella degli autovelox piazzati sulla stessa per far cassa: quattro vicende, quattro esempi di novello stile feudale ammantato di normalità. Non è semplice cercare di andare oltre il disorientamento. Non è semplice ma è necessario farlo. Perché, di fatto la politica dalle nostre parti è quella del gioco delle tre carte, dove gli espedienti sono almeno all’apparenza più sofisticati di quelli utilizzati da due grandi attori, Totò e Peppino, ma certo non meno cialtroneschi. Per spiegare meglio, a mo’ di esempio, prendiamo la storia degli autovelox piazzati in punti strategici della Telesina facendo finta di avere a cuore i destini degli automobilisti, abbassando per giunta il limite a 60 kmh. Una vera e propria gigantesca gabella quella degli autovelox, in sé strumento utile che diventa altro quando utilizzato in modo distorto. Sulla strada a scorrimento veloce Telesina più che Totò e Peppino, sarebbe meglio tirare in ballo Massimo Troisi e Roberto Benigni e la scena cult del film “Non ci resta che piangere”. Quella con la guardia che continua a domandare “Chi siete? Cosa portate? Sì, ma quanti siete? Un fiorino!”. Che differenza c’è infatti fra questi gabellieri e un Comune come quelli di Paupisi, Castelvenere, Torrecuso, Puglianello, ecc. che probabilmente nel loro bilancio hanno più del dieci venti per cento delle entrate basato sulle multe da codice della strada? In sostanza da autovelox, perché prima dell’avvento di questo bancomat della finanza pubblica sicuramente la somma preventivata era meno di un decimo. Cosa possiamo aspettarci se non uno sfruttamento intensivo dello strumento, piazzato non nel punto più pericoloso della strada ma in quello dove gli automobilisti sono indotti in tentazione? Che può accadere in un Comune così, quando il conteggio delle multe sarà sotto le previsioni? Cosa farà il sindaco di Castelvenere, di Torrecuso, di Puglianello, di Paupisi, ecc., chiamerà il capo dei vigili e lo esorterà a far di più, a piazzare altri “strumenti”? “A prescindere”, come direbbe Totò. Una storia, quella dell’autovelox, un esempio di novello stile feudale della politica sannita ammantato di normalità. Così ammantato che i più quasi non se ne accorgono. Purtroppo.

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