L’amministrazione Panza pensa al prossimo soltanto se viene da lontano

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Da qualche settimana si discute a Guardia – e lo si fa spesso sui social – di accoglienza degli extracomunitari (e quanto e come accoglierli). È giusto ed è un bene che sia così perché è un problema reale e non si può fingere che nel nostro paese non esista. In merito alla notizia dell’arrivo a Guardia di extracomunitari la trama utilizzata dal sindaco Panza è sempre la stessa: prendi dei fatti, li monti, gli assegni paginate sulla stampa e sul web, dimentichi tutti i problemi della comunità e fai credere che la problematica sia invece qualcosa di grave, di inquietante, di inaccettabile, di imbarazzante. D’altronde sappiamo bene che la locuzione latina dividi et impera è da sempre il motivo conduttore che guida l’operato del sindaco Panza. Anche su un tema delicato come l’accoglienza migranti. Il punto è che in molti apprezzano a scatola chiusa e nei commenti si parano dietro interpretazioni massimaliste e radicalizzanti, da una parte o dall’altra, per dire che siamo tutti fratelli e come tali dobbiamo condividere ogni cosa e non ci debbono essere barriere o impedimenti che ostacolino questa condivisione. E che affermare il contrario è da razzisti xenofobi. D’accordo. E poi? Premesso che l’idea razziale è da sempre estranea a Guardia, quello che contesto non è certamente il tema della fratellanza, l’amore e il rispetto per l’altro, la filantropia, la solidarietà, è il sottinteso che traspare nel documento predisposto dal Consiglio comunale, cioè l’estromissione a priori del mero interesse. “…il Consiglio Comunale… non può non tenere conto della storia di Guardia Sanframondi, una storia fatta di accoglienza ed integrazione genuina, dove non c’è stato mai spazio per l’affarismo, ma si è pensato di far sentire il forestiero a casa propria, presupposto per una sana e pacifica convivenza sociale”. Dobbiamo dirci la verità: al di là del principio di solidarietà, proprio del nostro essere cittadini di questa comunità, gli interessi affaristici di cui si paventa nel documento ci sono tutti, e i soldi non li vedranno solo le molte cooperative più o meno trasparenti concessionarie dei Centri per l’immigrazione. Centri per l’immigrazione che sono zone franche nelle quali ogni immigrato riceve cinque euro al giorno e le cooperative/centri sociali concessionari oltre trenta euro al giorno per ogni immigrato! Mettiamo al bando l’ipocrisia, quindi. E affrontiamo in maniera razionale il tema dei richiedenti asilo: che non si risolve in poche battute o attraverso un copia incolla di iniziative intraprese da amministrazioni amiche. Nei giorni scorsi il sindaco Panza ha affermato: “…abbiamo l’obbligo di opporci all’insediamento nel centro abitativo di extracomunitari di provenienza africana per non danneggiare in maniera irrimediabile l’economia di questa comunità…”. Per poi proseguire: “…l’unico modo, in futuro, per non essere destinatari di tali arrivi è quello che nessun cittadino proprietario di alloggi li metta a disposizione della Prefettura”. Invece, dopo qualche giorno, in Consiglio comunale: “Il Comune di Guardia Sanframondi è pronto a fare la sua parte nell’accogliere, come altre realtà, immigrati pari all’1 per cento della sua popolazione con alloggi appropriati…”. Delle due l’una: o il sindaco sbaglia, magari intimorito dalla probabile opposizione di parte della cittadinanza, quando si oppone all’accoglimento dei richiedenti asilo politico, oppure sbaglia quando propone “l’accoglienza diffusa in piccoli nuclei abitativi non concentrati in uniche aree del paese per facilitare la gestione ed il controllo di tali flussi”. Ma questo lo vedremo nelle prossime settimane quando la sua strategia di gestione dei richiedenti asilo sarà messa alla prova con chiarezza. Una cosa è certa: ed è per me un punto cruciale. La solidarietà non può essere prerogativa di un consesso comunale. Possiamo essere aperti all’umanità (come sicuramente siamo) e ben disposti verso ogni uomo, sia che provenga dal nord Africa o da un qualsiasi teatro di guerra, sia che provenga dal Texas o dalla Scozia, ma a partire da chi ci è più vicino, da chi appartiene alla nostra vita, con cui condividiamo la comunità, la provenienza e la storia. L’errore o la mistificazione che si compie al riguardo nel documento predisposto dal consigliere delegato Di Lonardo per sancire la superiorità morale dei solidali amministratori guardiesi, è paragonare un valore universale a una degenerazione del principio opposto: non si confronta la solidarietà verso lo straniero con l’attenzione al proprio territorio, a partire dalla qualità della vita, da chi ti è più vicino, la fratellanza all’egoismo, l’amore per l’umanità al cinismo. Questa disputa ideologica che traspare dal documento è tutt’altro che riservata ai Consigli comunali perché è piuttosto la traduzione culturale di un tema cruciale di massa nella nostra epoca. Dove si fronteggiano nella vita di ogni giorno due visioni del mondo e dove la solidarietà può esprimersi in realtà in due modi: quello di chi (in maniera lecita o illecita) privilegia lo straniero e si fonda sul principio di accoglienza, e quello di chi parte da chi è più vicino e fonda il principio di comunità. È la sfida del nostro tempo: comunità o universalismo. E oggi l’amministrazione Panza pensa al prossimo soltanto se viene da lontano.

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