L’Urlo di Munch di una comunità

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Guardia munchOra che Guardia è in manutenzione, la politica è disconnessa, senza copertura di rete, e l’intermezzo è monopolizzato da un brillante intrattenitore, è il momento giusto per guardarci in faccia, negli occhi e allo specchio.

Al di là della comunicazione locale, piegata al vento acre di regime, nessuno può far finta di non vedere quello che in questa comunità è sotto gli occhi di tutti, anche dei più distratti. Basta poco a spingere il cervello in gran parte omologato per vedere più nitide le cose, che magari prima si potevano solo sospettare. Anche se ciò richiede fatica, perché molti guardiesi ancora dormono il sonno dell’ignaro; perché occorre informarsi, operazione non semplice, valutare, ed elaborare un pensiero e una posizione. Perché occorre sviluppare senso critico, una scomparsa pesante, perché il senso critico – se ispirato e ben fatto – aiuta a tenere alta l’asticella dell’indignazione. Permette di restare vigili. Induce a porsi domande e ti porta a non accettare supinamente tutto quel che decide (cioè impone) il Potere. Ma tutto ciò costa fatica, molto più facile per alcuni cullarsi nell’idea che qualcuno “nella sua infinita bontà” risolva il problema in nostra vece: peccato che “l’infinità bontà” appartenga ai santi o al divino, non certo all’umana condizione.

Sembra quasi che dopo il 31 maggio la comunità guardiese sia caduta in letargo. La memoria è sempre più sbiadita (situazione ideale per una “dittatura garbata”, gentile nei modi e spietata negli intenti), si ha l’impressione (forse sbagliata) che non siamo più abituati a considerarci una comunità e a rivolgerci a un noi che stenta ormai a uscire dall’io, dal tu e dagli altri. A Guardia noi sono sempre loro, gli altri, la classe dirigente, i giovani “laureati”, i nuovi cittadini stranieri; il nostro noi conta fino a due, tre o poco più, o allude a provvisorie aggregazioni o si riferisce a unioni d’interesse, o di categoria.

Dopo le ultime elezioni amministrative il noi a Guardia è un target, al più un consorzio, ma nient’altro. Chiamarci guardiesi, poi, è alludere a un involucro stantio, di proverbi, luoghi comuni e imprecazioni, una lingua ormai fatta in pezzi e farcita d’altro, buona solo per la piazza estiva. Al più funziona nei discorsi elettorali.

Secondo me Guardia non merita tutto ciò. Non merita questo gigantesco vuoto. Non merita siffatta vetrina. Non merita questa mascherata. Una grande mascherata, un carnevale tutto l’anno: e gli effetti si vedono e si vedranno ancora di più in futuro. Guardia merita di più! Merita di essere guidata da una nuova generazione di gente umile e competente, veri e propri cittadini delle “piccole cose”. Cittadini che, se necessario, prendano la scopa in mano. Non “personaggetti” ammalati di protagonismo, affetti dal disturbo narcisistico della personalità.

… siamo capaci di progettare e di partecipare ai bandi facendo valere la qualità dei nostri interventi e riuscendo a farceli finanziare… Ave Gratia Plena, San Rocco, Lavori di completamento per il Centro Storico, Casa Pigna, Convento di San Francesco, ex Centro Anziani in via Fontanella, Casa Marotta Romano, ex Macelleria, Casa Palladino…”: wow! wonderful! E perché si continua a non rispondere alle domande fondamentali sulla trasparenza, proprio su tali opere? Temi che, come è facile intuire, restano nel cassetto delle belle intenzioni. E poi? E poi è il nulla. E gli “orrori” della Guardia di tutti i giorni? E gli argomenti che incidono sulla qualità della vita dei cittadini guardiesi? Chi si occupa di tutto ciò? Il brillante intrattenitore e compagnia? Non credo proprio! Ha altro a cui pensare!

Guardia non merita siffatte “passerelle”. Oggi, chi vuole capire il brillante intrattenitore e compagnia, non deve sforzarsi troppo per comprendere, non ha più alibi. Chiunque può intuire il vero, senza un grande volo di fantasia. È da tempo ormai – con fatti e misfatti alla mano – che su questo blog scrivo che il brillante intrattenitore è solo un uomo del Potere. Proprio così! Della “sua” comunità non gliene frega nulla: è soltanto un “mezzo” che ha usato come un taxi per accrescere il Potere. Perché la logica che muove ogni suo comportamento è rivolto solo al Potere: ogni cosa che tocca è trasformato in una nuova fonte di Potere. Incontra, manovra nei meandri del Potere di ieri come di oggi: ogni cosa è casa sua e ogni cosa è cosa sua. Dove arriva allunga le mani, sia che si tratti di un condominio, sia che si tratti di un Parco, di una Asl, di un ente pubblico. Incarichi, nomine, consulenze, prebende. Favori, scambi, e amici: sempre più e sempre di meno (meno siamo meglio stiamo). Il familismo amorale del nostro brillante intrattenitore ha cementato un patto di ferro per il Potere che riguarda figli, nipoti e parenti vari. Si è fuso al Potere e intende sfruttarlo almeno fino a quando non deciderà che il Potere abbia dato a lui, ai suoi amici, parenti, affiliati, sostenitori, simpatizzanti, tirapiedi e tirabaci compresi, a sufficienza e oltre.

Che altro aggiungere! Se non sperare che la nuova generazione di cittadini guardiesi non abbia riflessi troppo lenti a capire chi sono veramente il brillante intrattenitore e compagnia.

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