Questa non è l’ennesima critica all’amministrazione. Sappiamo benissimo che cento giorni sono pochi per cambiare un paese. Ma sono abbastanza per capire se un’amministrazione ha cominciato a cambiarne la direzione. A Guardia Sanframondi, dopo cento giorni dal voto, la sensazione è che la macchina amministrativa proceda, il calendario sia pieno, le iniziative non manchino. Tanto movimento, ma verso dove? E non è una differenza da poco. Perché quello che ancora non si vede con altrettanta chiarezza è la rotta. Perché amministrare non significa soltanto mettere in fila appuntamenti, inaugurazioni, manifestazioni, celebrazioni e iniziative. Significa soprattutto decidere dove si vuole portare la comunità.

Sia chiaro, nessuno afferma che l’amministrazione e le associazioni non facciano nulla: dire che a Guardia non si fa nulla sarebbe falso. In questi mesi sono state realizzate e annunciate diverse iniziative. C’è stata Vinalia, uno degli appuntamenti identitari più importanti del paese; è arrivata “Monumenti aperti”; è proseguita GustaGuardia; si è lavorato sul Forum Giovani; sono state organizzate iniziative sociali, culturali e di promozione del territorio. Tutto questo va registrato. Ma proprio qui nasce la domanda politica. Qual è il filo che lega queste iniziative? Qual è il disegno complessivo? Perché una cosa è avere un “calendario” — meglio se fitto. Un’altra è avere una strategia. E oggi, almeno nella comunicazione pubblica, la strategia appare molto meno visibile del calendario.

Lo diciamo da sempre: a Guardia il problema non sono le feste. Non sono gli eventi. Non sono le manifestazioni. Un paese vivo ha bisogno anche di questo. Ha bisogno di cultura, socialità, occasioni di incontro, promozione delle proprie eccellenze. Il problema nasce quando l’evento diventa la misura della politica. Un appuntamento riesce, una piazza si riempie, arrivano le fotografie, il comunicato stampa, i complimenti. Poi si passa al successivo. E così, giorno dopo giorno, mese dopo mese, si rischia di amministrare attraverso una successione di piccoli risultati senza mai affrontare le grandi questioni. È la ben nota politica del panem et circenses. Funziona nel breve periodo, ma non costruisce necessariamente il futuro, e non risponde alla domanda che conta davvero: come dovrà essere Guardia tra cinque anni? Più popolata o più vuota? Con più giovani o con una comunità sempre più anziana? Con un centro storico vivo o con un patrimonio sempre più difficile da mantenere? Con nuove imprese o con attività che resistono semplicemente alla giornata? Con un turismo capace di generare economia, oppure con visitatori concentrati soltanto nei giorni degli eventi? Sono domande scomode, ma sono queste a distinguere una politica del presente da una politica del futuro.

Guardia possiede risorse che molti territori vorrebbero avere: vino, tradizioni, paesaggio, patrimonio storico e religioso, gastronomia, associazionismo, cultura, identità. Il punto non è inventare qualcosa che non esiste. Il punto è mettere a sistema quello che già esiste. Vinalia può essere molto più di una manifestazione annuale. GustaGuardia può diventare molto più di un progetto di promozione. “Monumenti aperti” può trasformarsi in una politica permanente di valorizzazione del patrimonio. Il Forum Giovani può essere qualcosa di più di un momento di aggregazione. Ma perché questo accada serve una visione che colleghi i singoli pezzi.

Il turista che arriva a Guardia per il vino dovrebbe scoprire il borgo. Chi arriva per il borgo dovrebbe conoscere le cantine. Chi viene per i Riti dovrebbe trovare un’offerta culturale capace di raccontare Guardia anche al di fuori dell’appuntamento settennale. Chi arriva per un evento dovrebbe avere una ragione per tornare. Questa è politica economica e territoriale. Il resto è organizzazione.

E i giovani? Qui il problema diventa ancora più evidente. Organizzare un’iniziativa per i giovani è positivo, ma la vera politica giovanile comincia quando ci si chiede perché un ragazzo dovrebbe restare a Guardia. Dove può lavorare? Dove può vivere? Quali opportunità imprenditoriali trova? Quali spazi ha? Quali servizi? Quale futuro può immaginare? Se non rispondiamo prima a queste domande, possiamo organizzare dieci, cento, mille iniziative per i giovani, ma continueremo comunque a perderli.

Cento giorni non sono una sentenza. Sono una domanda. Nessuno pretende risultati miracolosi dopo cento giorni. Nessuno può chiedere a una “nuova” amministrazione appena insediata di risolvere in pochi mesi problemi accumulati in decenni. Ma cento giorni sono sufficienti per chiedere quali siano le priorità. Quale Guardia vogliamo consegnare tra cinque anni? Questa è la discussione che ancora manca. Non basta fare. Bisogna lasciare qualcosa. E la domanda principale non riguarda il prossimo evento: riguarda il dopo. Perché Guardia non può vivere aspettando sempre il prossimo appuntamento del calendario. Ha bisogno di sapere cosa c’è oltre. Ha bisogno di una prospettiva che tenga insieme economia, turismo, giovani, servizi, patrimonio, ambiente e qualità della vita. Altrimenti il rischio è arrivare alla fine dei cinque anni con un calendario pieno, molte fotografie, tante iniziative e una domanda ancora lì, irrisolta: Guardia, alla fine, dove siamo andati?

Il futuro non si costruisce riempiendo il calendario. Si costruisce riempiendo di contenuti una visione. Ed è proprio quella visione che, a cento giorni dal voto, Guardia Sanframondi aspetta ancora di vedere.

Ed è a questa domanda che, nelle prossime ore, vogliamo dare una prima risposta. Renderemo pubblica la nostra visione per il futuro di Guardia: non un elenco di proposte, ma un disegno complessivo che tenga insieme le questioni che qui abbiamo posto. E lanceremo un appello — l’ultimo — a chiunque voglia partecipare alla sua costruzione. Perché una visione, per diventare reale, non può restare di pochi: ha bisogno di chi ci crede e vuole contribuire a realizzarla.