Nei giorni in cui l’Italia intera discuteva di paesi — la querelle tra Christian Raimo e Franco Arminio, i bar alle otto di mattina, il maschilismo, l’alcolismo, la sacralità delle aree interne — Guardia Sanframondi ha reagito come sa reagire. Incontri, tavolate conviviali a tema, brindisi, convegni, post indignati e post commossi dei soliti noti. Tutto a costo zero, tutto conviviale, tutto nella calura estiva, tutto animato dalle migliori intenzioni. E quasi tutto, diciamolo, ininfluente.
Guardiamo il calendario di questi giorni senza retorica. Il primo “Dog Day”, con microchippatura gratuita in Villa Comunale grazie all’ASL veterinaria territoriale. È un’iniziativa dell’associazione Sannio Rangers, con il patrocinio del Comune. L’XI Incontro di Spiritualità e Politica, dal titolo “Custodire l’umano nelle nostre comunità. Spunti dall’enciclica Magnifica Humanitas di Papa Leone XIV”. Un momento di riflessione e confronto — a detta del sindaco e della giunta — dedicato al valore della persona, alla responsabilità pubblica e al ruolo delle comunità nella costruzione di una società capace di porre l’umano al centro. La presentazione del libro Un futuro migliore – Gli anni del cambiamento di Annibale Falato. Nel frattempo si è insediato il nuovo Forum dei Giovani. Sempre nella sala consiliare, un convegno celebra i 25 anni della Misericordia locale, con i sindaci di Guardia e Cusano Mutri, la vicesindaca, il governatore e la vicegovernatrice dell’associazione. Infine, il 26, si replica con GustaGuardia, giunta alla terza edizione, dopo la serata inaugurale.
Nessuna di queste cose è sbagliata. Microchippare i cani è utile. Venticinque anni di volontariato meritano un applauso. Una serata enogastronomica in piazza Castello fa bene alle attività. Il problema non è che siano iniziative brutte: è che sono l’unica cosa che sappiamo produrre. E che tutte insieme, sommate, non fanno una strategia. Fanno un calendario.
Il paradosso è che il patrimonio ci sarebbe, ed è di livello assoluto. I Riti Settennali di penitenza in onore dell’Assunta, con i quattro rioni — Croce, Portella, Fontanella e Piazza — che si alternano nei cortei dei misteri, con i “Flagellanti”, sono un unicum. Il primo documento certo risale al 1620, quando la processione prese corpo dopo una grave carestia. Nel 2024 la processione finale portò qui novantamila persone. Novantamila. In un paese che oggi conta 4.465 abitanti.
E poi? Il prossimo appuntamento è agosto 2031. Cinque anni da qui. Domanda semplice: che cosa stiamo facendo, in questi cinque anni, di quel patrimonio? Esiste un archivio consultabile dei Riti? C’è un museo? Un centro di documentazione aperto tutto l’anno? Una convenzione con un’università, un progetto di ricerca antropologica, una raccolta sistematica delle testimonianze dei battenti prima che quelle voci si spengano? Un’offerta che permetta a chi arriva a Guardia in un martedì di marzo di capire che cosa ha visto? Oppure aspettiamo il 2031 come si aspetta un terno al lotto, per poi lamentarci che i novantamila se ne vanno la sera stessa senza lasciare un euro?
Perché il resto dell’anno la nostra offerta è Vinalia. E Vinalia, sia chiaro, è una cosa seria: è arrivata alla trentatreesima edizione. Ma sono sette serate. E per il resto? Dal 2026 il Comune propone immobili del centro storico al prezzo simbolico di un euro per contrastare lo spopolamento. Bene. Chi li compra, poi, dove manda i figli a scuola? Quanto costa ristrutturarli?
Qui arriva l’obiezione comoda: mancano i soldi. Non è del tutto vero, ed è questa la parte scomoda. Con il decreto dirigenziale n. 463 del 10 agosto 2026, nell’ambito dell’avviso “Le stagioni della Campania da giugno 2026 a maggio 2027”, la Regione ha ammesso a finanziamento il progetto “Le vie di acque e di vini”, guidato proprio dal Comune di Guardia Sanframondi. Il progetto coordinato dal GAL Titerno ha ottenuto complessivamente 350 mila euro, di cui 180 mila all’altro progetto, “Terre del Titerno”, capofila Cusano Mutri. E Guardia è capofila anche del Distretto del Commercio, sette Comuni, due associazioni di categoria e una candidatura regionale da 225 mila euro.
Dunque i soldi arrivano, i progetti si scrivono, le carte si firmano. Ma sul territorio che cosa se ne vede? Chi, in paese, sa dire che cosa siano “Le vie di acque e di vini”, che cosa preveda, quando comincerà, come si potrà partecipare? Il divario non è tra un paese povero e uno ricco: è tra un paese che sa fare domanda e un paese che sa fare progetto.
E allora torniamo alle iniziative di queste ore, e chiamiamole con il loro nome. Sono reazioni, non proposte. Ci siamo offesi su Facebook per l’articolo di Raimo, ci siamo commossi per la risposta di Arminio e abbiamo risposto con quello che ci riesce meglio: metterci insieme a tavola e dirci che Guardia è bella e che gli altri non capiscono. È caldo, è sincero e non costa niente: letteralmente. Ma se l’unica cosa che sappiamo opporre a chi descrive male i paesi — e quindi Guardia — è un’altra descrizione, allora Raimo e Arminio hanno ragione entrambi su di noi: siamo diventati bravi a essere raccontati e incapaci di costruire.
Il metro di giudizio, del resto, è banale. Le tradizioni che abbiamo ricevuto non sono arrivate fin qui per conto loro. I Riti si reggono su ruoli, su persone che per sette anni si preparano a una settimana. Non erano a costo zero e non erano conviviali: erano organizzati. Chi ci ha preceduto sapeva che una cosa dura solo se qualcuno se ne assume la responsabilità per anni, non per una sera.
Che cosa servirebbe, in concreto? Un calendario unico e pubblicato a gennaio, condiviso tra associazioni, amministrazione, cantine e attività, che smetta di accatastare tutto in sette sere d’agosto. Un’ospitalità diffusa vera, con chi viene ospitato nelle case del paese e non parcheggiato in un albergo a venti chilometri. Un lavoro sui Riti che sia conoscenza e non cartolina, costruito adesso e non nella primavera del 2031. Un soggetto — uno, con un nome e un bilancio — che risponda dei risultati, e la disponibilità a essere misurati su numeri: quanti pernottamenti, quanti visitatori fuori stagione, quante attività nuove, quanti under 35 possono essere coinvolti come autori e non come manodopera da sagra.
E servirebbe, insieme, la lucidità di non raccontarci la favola opposta. Nessuna sagra, nessun festival tiene aperta una pluriclasse, riporta un medico di base, fa passare una corriera, mette in sicurezza un territorio. Chi vende la cultura come sostituto del welfare fa, con parole più eleganti, lo stesso lavoro di chi il welfare lo taglia. Ma vale anche il contrario: un paese che non riesce a mettere in fila una proposta seria non sarà mai credibile quando andrà a chiedere servizi, investimenti, attenzione. Chi decide dove mettere i soldi guarda a chi sa dire che cosa vuole, come, con chi e in quanto tempo.
A maggio 2026 i guardiesi hanno riconfermato il sindaco Raffaele Di Lonardo. Cinque anni di mandato, cinque anni al prossimo settennio. Coincidenza quasi perfetta: c’è esattamente il tempo per arrivare al 2031 con qualcosa di costruito, oppure per arrivarci con un altro calendario di serate e la stessa indignazione da social, riciclata.
Chi vuole capire un paese come Guardia oggi ha una sola strada, la più lenta: venirci e tornarci. Ma chi il paese ci vive ha un dovere diverso e più scomodo. Non difenderlo. Farlo funzionare. E smettere di scambiare la commozione per un progetto.