Diciamolo subito: il mondo può aspettare. Come? Che significa che non ve ne frega niente? Che per voi questo paese ai margini dell’Italia — ai margini geografici, sia chiaro, non certo per importanza — non significa nulla? Vedete, noi guardiesi non crediamo al vostro finto disinteresse. Conosciamo il peso specifico della nostra terra e siamo assolutamente certi di essere il primo dei vostri pensieri. A noi non la si fa.

Certo, in questi giorni si parla di Trump, di Meloni, del costo della vita, del caro carburante, di recessione e persino del Papa. Argomenti di una certa consistenza, ammettiamolo. Eppure, siamo tutti adulti, possiamo dircelo: non sono altro che diversivi, rumori di fondo, zavorra mediatica utile soltanto a ingannare l’attesa per l’evento che davvero tiene il mondo col fiato sospeso: le amministrative a Guardia Sanframondi, e soprattutto chi si candiderà, contro chi.

Siamo perfettamente consapevoli di quanto sia fondamentale questa tornata elettorale. La prova? Si candideranno tutti. In paese, nelle contrade, probabilmente anche nei sottoscala. Per spirito di servizio, per vocazione, per legittima ambizione o più semplicemente per non essere gli unici a non farlo. È una questione di equità democratica: se c’è una candidatura disponibile, perché lasciarla agli altri? Lo faranno per amore verso la comunità, perché glielo hanno chiesto, per altri mille buoni motivi. Sanno che potrebbe farcela chiunque: dal giovane in cerca di sistemazione alla cariatide bisognosa di coronare una vita di onorevoli insuccessi, ciascuno con le proprie formidabili idee e soluzioni già belle e pronte in tasca, capaci di rivoluzionare un paese di cui solo il coroner non ha ancora potuto constatare il decesso. Quasi certamente per manifesta incompetenza, ché di certo era un raccomandato pure lui, come da consolidata tradizione locale.

La parola d’ordine, manco a dirlo, è “rilanciare”. Si annuncia il candidato sindaco civetta. Il classico specchietto per le allodole. Si organizza un incontro con gli agricoltori e si proclama solennemente che va rilanciata la falanghina, destinata a diventare il fiore all’occhiello della comunità. Si convoca un’assemblea con le associazioni e con il circolo dei viticoltori e si promette, con uguale solennità, che verrà rilanciata Vinalia, destinata anch’essa — con encomiabile originalità — a diventare il fiore all’occhiello della comunità. Si scambiano due parole coi parcheggiatori abusivi davanti ai bar e alla farmacia e si illustra un piano parcheggi talmente visionario da elevare la figura stessa del parcheggiatore abusivo a — avete indovinato — fiore all’occhiello della comunità.

Chi non vorrebbe un paese completamente rilanciato, con all’occhiello un intero bouquet?

Discorsi triti e ritriti, obietteranno gli scettici di sempre: e avranno pure ragione, gli insolenti. Rimasti irrealizzati, però, solo perché non c’erano loro, gli aspiranti candidati consiglieri. O, se c’erano, erano ancora inesperti o frenati dall’immancabile nemico nell’ombra, quella figura misteriosa che si aggira per ogni elezione comunale d’Italia sabotando i migliori. Adesso, però, è un’altra storia: ci sarebbero i bandi regionali, nazionali, europei, mondiali, galattici, in grado di garantire cascate di denaro tali da riempire non solo le casse comunali, risorse pronte a riversarsi sul territorio con una generosità che, finora, ha avuto il solo difetto di non materializzarsi mai.

Archiviata la stagione delle piogge meteorologiche, si apre quella più attesa, più gioiosa e colorata: quella dei facsimili e dei santini elettorali. Sguardi fieri e rassicuranti, braccia consapevolmente incrociate, sorrisi sgargianti, slogan fulminanti, competenza che trasuda dalla carta riciclata e quintali di Photoshop applicati con chirurgica disinvoltura. Non manca proprio nulla.

Dite la verità, cari concittadini: non vorreste esserci anche voi, per vivere tutto ciò di persona? Mio cugino è già in stato di grazia. Ha preventivato che, muovendosi negli orari giusti e con la dovuta spregiudicatezza, riuscirà a scroccare almeno dieci caffè e dieci aperitivi al giorno in cambio di altrettante promesse di voto. Manterrà la promessa barrando ogni singolo simbolo sulla scheda — unico sistema per non fare torto a nessuno — e sarà probabilmente l’unico a guadagnarci qualcosa di concreto dall’intera faccenda.

E ora tornate pure a occuparvi di Trump, di equilibri mondiali, servitù straniere, fallimenti diplomatici e iatture varie. Ma almeno abbiate il buon gusto di non fingere che non vi interessi davvero ciò che sta accadendo a Guardia Sanframondi.