Eccoli di nuovo. Il castello, un’assemblea pubblica, un tema coinvolgente e i trasformisti di professione, pronti a ripresentarsi come se nulla fosse accaduto. Con un lessico rinnovato, qualche slogan preso in prestito e la solita promessa di “mettere al centro i cittadini”. Gli stessi cittadini chiamati in causa solo quando c’è da mettere una croce su una scheda.

Mancano poche settimane al voto e l’aria è quella già respirata troppe volte: facce sorridenti, parole rassicuranti, promesse dal retrogusto di déjà-vu. Gli stessi volti, gli stessi cognomi, le stesse strette di mano che da un quarto di secolo presidiano la scena pubblica come se fosse un bene ereditario, tramandato di generazione in generazione. Veri maestri del camaleontismo politico, capaci di cambiare colore a ogni stagione senza mai perdere l’orientamento verso l’unica stella polare che conta: la poltrona, la conservazione del potere.

Gli argomenti in discussione sono interessanti, cruciali per il futuro di Guardia. Gli interventi si susseguono: ex sindaci e sindaci in pectore, giovani (anagraficamente) e meno giovani, associazioni, cittadini, curiosi. Non un’idea che tenga, non una visione che resista al primo vento contrario. Il copione è rodato. Prima la lamentazione. Poi l’amnesia selettiva: venticinque anni evaporano in un attimo, come se il passato fosse una seccatura da rimuovere. Infine il rilancio: “Ora cambiamo tutto”. Nuovi protagonisti. Cambiare tutto per non cambiare nulla, ovviamente. Tanto a rendere il meccanismo quasi perfetto è una fitta rete familiare e amicale: un intreccio di parentele, comparaggi e fedeltà personali che funziona come una banca del consenso. Voti in cambio di attenzioni, promesse sussurrate, piccoli favori elevati a sistema. La cosa pubblica diventa così una cosa privata, amministrata con lo zelo di chi difende il proprio cortile più che l’interesse generale.

Non serve una grande strategia. Il risultato è sotto gli occhi di tutti, ma da anni si fa finta di non vederlo. Un paese inchiodato a una gestione ordinaria, priva di slanci, dove l’ambizione massima sembra essere la sopravvivenza politica del gruppo dominante. Nessuna grande idea, nessuna discontinuità reale, solo l’eterna riproposizione degli stessi equilibri sociali e delle stesse gerarchie. E guai a disturbare il manovratore.

Guardia è il paese più bello del mondo. Lo dico con obiettività. Una parte decisiva del patrimonio culturale ed enogastronomico sannita è qui; se togliessimo quanto Guardia ha dato al territorio, gran parte di esso potrebbe chiudere le porte. Eppure non si riesce ancora a toccare con mano cosa significhi custodire e rinnovare questa eredità straordinaria.

Siamo davanti a una stagione unica. Non esistono automatismi favorevoli: esiste solo la qualità delle scelte politiche. Il problema non è mai stato l’assenza di idee e proposte, ma il modello centralista che si è affermato a Guardia da decenni, figlio della paura e della fragilità di un paese mal gestito da troppo tempo. Iniziative come Gusta Sannio, ad esempio – pensata e proposta più di vent’anni fa dall’ex sindaco Ceniccola e affossata da chi è venuto dopo, rilanciata nel corso del dibattito e oggi persino ripresa dalla locale Confindustria attraverso la creazione di una rete di imprese – da sole sarebbero bastate a garantire il futuro di Guardia.

Questa è la lezione più attuale per la Guardia di oggi.

Oggi c’è una responsabilità storica: dimostrare di essere ancora capaci di leggere il presente per costruire il futuro. Ripartiamo da nuove idee. Le Tue. Ripartiamo non più da Gusta Sannio – oggi nella disponibilità di Confindustria -, ma da “Gusta Guardia”. Un’iniziativa pensata per sostenere il settore agroalimentare e vitivinicolo locale: giovani, artigiani, agricoltori, turismo esperienziale e culturale, favorendo occupazione, innovazione e contrasto allo spopolamento. Facciamo di Guardia Sanframondi un polo di riferimento per l’imprenditoria rurale, agroalimentare e turistica. Guardia non può più limitarsi a gestire l’esistente. Il rischio dello spopolamento, l’invecchiamento della popolazione e la fuga dei giovani non sono emergenze improvvise, ma il risultato di anni in cui lo sviluppo è stato demandato altrove.

È tempo di cambiare approccio: passare dalla semplice amministrazione alla costruzione di una visione strategica. “Gusta Guardia” non è soltanto una sorta di parco commerciale naturale permanente delle eccellenze enogastronomiche di Guardia all’interno del nostro centro storico, a cadenza mensile, ma rappresenta una scelta politica chiara. Significa decidere finalmente di investire sul capitale umano di Guardia, sui suoi prodotti, sulle competenze presenti nel territorio e su quelle che potrebbero tornare. Significa affermare che lo sviluppo non arriva solo dall’esterno, ma può nascere qui, se messo nelle condizioni giuste.

Guardia Sanframondi possiede risorse straordinarie: una solida identità agroalimentare e vitivinicola, un patrimonio culturale riconosciuto, saperi artigianali radicati. Eppure, troppo spesso, queste risorse restano frammentate, affidate alla buona volontà e all’iniziativa individuale. “Gusta Guardia” nasce per colmare proprio questo vuoto: fare sistema, accompagnare le idee e trasformarle in opportunità concrete. Non è un costo, ma un investimento strategico: significa generare futuro. È una scelta politica nel senso più alto del termine. Una sfida che richiede coraggio, visione e capacità di programmazione. Guardia Sanframondi può diventare un laboratorio di imprenditoria locale e di innovazione rurale per l’intero territorio circostante. Ma questo potrà accadere solo se si avrà la forza di compiere una scelta chiara e netta: passare dall’improvvisazione alla strategia, dall’isolamento alla comunità.

Nei prossimi giorni saranno comunicati ulteriori dettagli sul progetto e sulle sue ricadute concrete.