Signore e signori, preparatevi al più grande spettacolo della primavera 2026: le elezioni amministrative di Guardia Sanframondi. Un evento che promette di essere più emozionante di un reality show e più prevedibile di una puntata di Beautiful.
Il sipario si è già alzato sulla più entusiasmante competizione dell’anno: chi nei mesi che mancano all’evento riuscirà a fingersi candidato sindaco con maggiore convinzione? Chi saprà recitare meglio la parte del “rinnovamento” indossando gli stessi abiti logori di sempre? Chi vincerà l’Oscar per la migliore interpretazione di sé stesso?
In scena si vedono già sfilare i soliti noti, ognuno con la sua maschera di carnevale ben salda sul volto. C’è il Sindaco Uscente, che si aggira per il paese con l’aria di chi non ha ancora digerito di essere mortale, convinto che la fascia tricolore sia un accessorio permanente del suo guardaroba. Lo vedete alle processioni, alle inaugurazioni, persino alla consegna di pergamene altrui, sempre con quell’espressione da “io-ci-sono-ancora” che farebbe tenerezza se non fosse così grottesca.
Poi c’è il Redivivo, l’eterno ritornante che ha scoperto il botox politico e si presenta in versione 4.0, aggiornato con qualche slogan preso da Internet e un profilo Facebook gestito dal nipote. “Sono cambiato”, dice seduto davanti al bar con uno spritz ghiacciato tra le mani. Certo, come cambia un disco rotto: suona sempre la stessa canzone, solo più graffiata.
Non manca l’Eterno Ragazzo, quello che ha fatto della politica l’unico lavoro della sua vita, che durante i convegni sulla qualità dell’olio nostrano parla di “esperienza sul campo” dimenticando che l’unico campo che ha mai visto è quello di piazza Castello. Ha le mani morbide come quelle di un neonato e le idee altrettanto fresche.
E poi c’è Lei, la Rivoluzionaria erudita Doc, che ha letto tremila libri di sociologia e ora vuole trasformare Guardia in una smart city carbon neutral con tanto di monopattini elettrici per attraversare vigneti e orti urbani. Parla di “visione innovativa” mentre propone gli stessi progetti “resilienti” che giravano già nel 2003, solo con qualche termine inglese buttato qua e là per fare scena.
Infine, il Re in Esilio, che si prepara al grande ritorno con la solennità di Napoleone che sbarca dall’Elba. Già pregusta il momento in cui potrà dire “Ve l’avevo detto io”, rimarcando che dopo di Lui, l’innovazione più grande dei suoi successori è stata l’introduzione del fax in municipio.
Ma ecco la parte più divertente della commedia: tutti questi attori candidati si stanno preparando per uno spettacolo che non andrà mai in scena. Perché a Guardia, come ci insegna la storia recente, non si elegge mai chi apre la campagna elettorale mesi e mesi prima. È come partecipare al Premio Strega sapendo che vincerà sempre il libro della Mondadori o Feltrinelli.
Mentre loro si sgolano sui social, organizzano cene elettorali (rigorosamente a base di tagliata e aglianico vulcanico) e pubblicano post sui social che nessuno legge, da qualche parte, in una stanza piena di fumo e di accordi sottobanco, già oggi si sta decidendo chi sarà il prossimo sindaco. E non sarà nessuno di loro. Sarà invece il solito Signor Nessuno, pescato dal mazzo come un jolly, presentabile abbastanza da non spaventare i bambini ma abbastanza anonimo da non dare fastidio a nessuno. Uno che non ha mai espresso un’opinione politica in vita sua, che al massimo ha venduto assicurazioni. “È una persona pulita”, diranno. Certo, come l’acqua distillata: inodore, insapore e soprattutto incolore.
E così, mentre i nostri eroi candidati continuano a battere i pugni sul tavolo, a promettere rivoluzioni e a postare selfie con i cittadini, la vera partita si gioca altrove.
È come guardare un film sapendo già il finale, ma continuando a sperare in un colpo di scena che non arriverà mai. La primavera porterà i fiori, le belle giornate e le solite facce al comando. I candidati di oggi torneranno alle loro occupazioni quotidiane, consolandosi con la frase “la prossima volta sarà diversa”. E noi, poveri spettatori di questo teatrino, ci ritroveremo con un sindaco che probabilmente non sapevamo nemmeno esistesse fino a tre giorni prima delle elezioni.
Ma non preoccupatevi, cari guardiesi: tra cinque anni si replica. Stesso copione, stessi attori, stesso finale. In fondo, perché cambiare una formula che funziona così bene?
P.S. L’autore declina ogni responsabilità per eventuali crisi di sconforto democratico che potrebbero derivare dalla lettura di questo articolo. Si consiglia di accompagnare la lettura con un buon bicchiere di Falanghina per attutire l’impatto con la realtà.