Da quattro anni e mezzo Guardia è entrata in un coma politico che durerà ancora qualche mese, considerando che solo in primavera del prossimo anno con il rinnovo dell’amministrazione, è previsto il relativo passaggio di consegne tra Di Lonardo e il suo (eventuale) successore. Fino allora, Guardia vivrà in uno stato fluido e confusionale, con un’amministrazione in scadenza e depressa e un paese disorientato e narcotizzato. Amministrata da un’idea di politica che ogni volta si presenta come se volesse il cambiamento, ma che in realtà resta intrappolata in schemi obsoleti, senza coraggio di rompere con il passato. Dove tutto ruota attorno a un’impasse generata da dinamiche passate. Un’amministrazione fatta solo da Curatori disinteressati privi di smalto e di prospettiva, incapaci di tracciare una direzione per il futuro di questo paese – non sapendo rispondere alle sfide contemporanee -, relegando così la comunità in una condizione di stasi. Dopo tutto questo tempo, l’assenza di un profilo distintivo e di una strategia nuova ha intrappolato il paese in una fase di stallo, alimentata peraltro da divisioni e rancori che non ha portato a quel cambiamento positivo tanto atteso dai cittadini. Il sindaco Di Lonardo, agevolmente schiacciato tra gattofalato e volpeorso, senza un profilo proprio, senza uno spazio politico proprio, una linea strategica per questo paese, ha vissuto solo dei rimasugli delle esperienze passate, e si è aggrappato sul piano operativo solo al vecchio, rancido settarismo e derivati tossici presenti da anni in questa comunità. Totò spiegava a Peppino che a Milano c’è la nebbia e che la nebbia è una cosa che quando c’è non si vede e quando non c’è si vede. Questo per dire che un sindaco quando c’è si vede. Quando non si vede è perché non c’è. In ambedue i casi è perfettamente inutile cercarlo. Un Primo cittadino non lo si elegge soltanto. Lo si riconosce e basta. Se vogliamo perfino a suo dispetto o, almeno fino ad un certo punto, addirittura a sua insaputa. Del resto, il sindaco non si improvvisa e non si costruisce a tavolino. È frutto di un processo storico che l’individuo ha attraversato, interpretato, ispirato e, in un certo senso, fatto suo. In sostanza, quello di Guardia è un quadro socio-politico stagnante.
In questa visione, la domanda che emerge è: esiste l’alternativa che possa davvero rilanciare il paese e restituire fiducia ai suoi abitanti? E come conquistare quella fiducia che, dopo aver vissuto l’esperienza fallimentare dell’amministrazione Di Lonardo, i cittadini di Guardia sembrano aver perso? Esiste una via d’uscita dalla stagnazione attuale, e se sì, quale possa essere? In altre parole, esiste una figura politica che possa rappresentare davvero un punto di sintesi tra le varie anime della comunità? Qualcuno in questi giorni ha invocato un giovane (e ce ne sono tanti) e l’ideale per loro sarebbe davvero trovare un ragazzo prodigio che possa ridare linfa ed energia a questo paese. Ma nell’attesa che si scopra questo giovane favoloso che salverà Guardia dal suo declino sociale e politico, cosa fare, a chi affidarsi? Allo stato attuale nessuno dei giocatori in campo o ai suoi bordi da almeno un trentennio può aspirare al ruolo di aggregatore, di sintesi e mediazione tra le varie componenti che stazionano dalle parti del Municipio. E nessuno dei nomi che si fanno ha la statura di guidare questa comunità.
Ciò detto, se posso dare un consiglio non richiesto, probabilmente non gradito, ma non perfido e fraudolento, direi: perché nei prossimi mesi non ripartire da quello che già c’è, dall’inizio, da chi il sindaco (seppur per poco tempo) di questo disgraziato paese l’ha già fatto, da Amedeo Ceniccola? Una figura di continuità e innovazione per Guardia. Amedeo è l’incarnazione dello “spirito innovatore” per salvare Guardia. Lo dice la storia di questo paese, lo dicono i fatti. Chi può esserlo se non Amedeo? È il più innovatore, il più ecumenico tra i guardiesi. Viene dal berlusconismo ma amava Craxi, è l’anello di congiunzione tra la chiesa e la cantina; ha la comprensione profonda delle radici culturali e sociali del paese, ma anche una predisposizione per aprirsi al cambiamento; unisce Goffredo Coppola e Alfredo Parente, figure simboliche che potrebbero stimolare un rinnovamento culturale e sociale per Guardia. In questi anni si è tenuto al di fuori delle parti; si è dato all’arte e a Bacco, alla letteratura e alla storia, ai premi letterari, agli studenti e agli amarcord, ma è indubbio che rappresenta da decenni la novità di Guardia e insieme il seniores della vecchia guardia.
Ho scherzato naturalmente, Amedeo mi perdoni, ma la tesi è seria e concepita davvero nell’interesse dei guardiesi, mettendomi, con molta fatica e riluttanza, nei loro panni. Non so se pensarlo come un fatto facile o difficile. Qualche amico mi ha detto di lasciar perdere, che ora cominciano gli acciacchi. Michele il farmacista ha iniziato a mandarmi gli sconti per i senior. Mi consola almeno di avere la riduzione sul ticket… Non so quanto sia d’accordo l’interessato, se sta studiando da presidente della repubblica, o da vicario di Bergoglio e non vuole bruciarsi tornando a bordo sulla nave naufragata Guardia. Certo, la politica in questo paese oramai è solo un circo. Un gruppo di privilegiati che non si può neanche più criticare, perché suscita solo ilarità’, pietà, imbarazzo. Una vera e propria banda con disturbi cognitivi che però può fare ancora molto molto male a Guardia e ai guardiesi. Per questo credo che Amedeo sia l’unica proposta che va presa in considerazione, la soluzione più decente per salvare questo paese e non sfornare un ennesimo sindaco, impalpabile.
Alla fine però devo confessare un piccolo interesse fraudolento, aggiuntivo. Amedeo è oggi ubiquo, dilaga in ogni campo, tutte le vie dell’esperienza e della cultura portano a lui, appare un genio leonardesco a giudicare dagli infiniti campi d’interesse e dalla quantità industriale di iniziative (tutte puntualmente finanziate) che ha sfornato negli anni e sforna tuttora. Una figura poliedrica e di grande impatto, la cui abilità e visione potrebbero rappresentare una svolta per la politica e il futuro di Guardia.
Quindi, la domanda che emerge è: se Amedeo ha tutte le competenze, la visione e l’influenza per fare la differenza, perché non sfruttarle in politica? Perché non tornare alla politica attiva, ci libereremmo dell’onnipresenza di una banda di scappati di casa. Non lasciate che il futuro di Guardia venga ancora modellato da chi sembra privo di una vera visione, da chi sembra non comprendere il valore e le potenzialità di un luogo e della sua gente. Richiamatelo dunque sotto le armi e le insegne della competenza al potere. Se non volete farlo per il bene di qualche guardiese, fatelo per il bene di Guardia. Riorganizzatevi avendo questo obiettivo come punto di riferimento e lavorando sempre più duramente per dare a Guardia ciò che merita: un’alternativa e, soprattutto, un futuro degno della sua storia. Confrontatevi, adesso, perché l’urgenza storica di Guardia è riappropriarsi del proprio destino. Non si tratta soltanto di continuare il sogno di una rinascita guardiese, si tratta di riappropriarsene.