In questi giorni li leggi, li ascolti, li vedi, tutti lì in coro, nei bar, nelle campagne, alla “cantina”, i signori e signorini che governano da decenni questa comunità, i loro paggi e i loro altoparlanti sui social, che ripetono: ma che errore votare Di Lonardo & C., Guardia è isolata, bisogna uscire dalla irrilevanza. E i più perfidi (la finta opposizione), aggiungono: lo vedi? Non hanno seguito i nostri consigli per questo Guardia è in declino.
Ora, so che è inutile perché dove non arriva l’idiozia arriva la malafede, ma provo lo stesso a ragionare. Dunque veniamo da anni di finti conflitti politici, protagonisti sempre gli stessi mediocri personaggi. Abbiamo votato quattro anni fa avendo (sulla carta) almeno due idee antagoniste su Guardia: una rappresentava la continuità che l’attuale maggioranza – quelli del cambiamento, della competenza, della trasparenza e dell’onestà, insomma gli amici di sempre -, volevano contrastare. Finite le votazioni, finita la pagliacciata delle urne, il teatrino politico, la finzione dei ruoli, si è tornati tutti compatti alla Regola, e come sempre si sfila compatti. Allora uno si chiede: ma che idea avete della politica, che senso avete della serietà, del rispetto del cittadino votante? C’è gente a Guardia che ancora confonde la politica con lo show cooking dove il vecchio sindaco abbraccia non solo il nuovo ma pure quello prima di lui, e tutti si vogliono bene. Finché si gioca va bene, ma Guardia è su un altro piano, non deve vedersela con gli show cooking dei redivivi… Giusto rispettarsi, non insultarsi, ma senza smettere di riconoscersi avversari. Come ritengo giusto dedicare qualche battuta alla questione, non per schierarmi o avallare una delle due posizioni ed i loro artefici, ma per ringraziarli entrambi. Li ringrazio per avermi insegnato in questi anni che la politica a Guardia è come un’assicurazione automobilistica, obbligatoria per muoversi in una comunità pseudo-civile ma con cui avere a che fare il meno possibile. Li ringrazio per avermi convinto che delegare sia inutile, perché pretendere la perfezione da terze persone messe di fronte ad innumerevoli tentazioni va oltre l’umano. Li ringrazio per avermi fatto scoprire l’unica regola inconfutabile in questa comunità: chi ha tradito la tua fiducia lo farà ancora, chi ha sgomitato per una seppur minima posizione di rilievo non avrà scrupoli a calpestare regole ed infrangere promesse per mantenerla. Li ringrazio per avermi fatto comprendere che le persone per bene sono altre: persone comuni che nonostante le avversità si sacrificano per prendersi cura della propria comunità senza prevaricare il prossimo, con orgoglio e dignità. Ce ne sono a Guardia, sono tante, la maggioranza silenziosa, poco appariscenti, quasi anonime, raramente riconosciute per i propri meriti in vita, ma ce ne sono. C’è ancora del buono a Guardia, esempi virtuosi di ordinario eroismo; ad essi mi ispiro, consapevole che un sorriso di stima sincera valga ben più di centinaia di “mi piace” sui social. A loro mi rivolgo. A chi ancora resiste, convintamente o per mancanza di alternative. L’amministrazione Di Lonardo è alle battute finali. Questa compagine non supererà l’inverno e certamente non arriverà alla fine della consiliatura. Ma non cadrà per colpa dell’opposizione o dell’insoddisfazione dei cittadini. Cadrà esclusivamente per colpa sua. La nube tossica di mediocrità e squallore che in questi quattro anni ha ammorbato il nostro paese si sta addensando sempre più sul tetto del Municipio. E peggiorerà qualora costoro restassero ancorati alle poltrone per un altro anno, perché Guardia vive un’epoca storica senza speranza e senza futuro, e se qualcuno ancora vede una luce in fondo al tunnel, come dico sempre, è solo un lumino votivo. E qualora si manifestassero segnali di cambiamento, è chiaro che non possono essere queste persone ad accoglierli perché, se quattro anni orsono abbiamo affidato le speranze di Guardia a un gruppo di incapaci o se non l’abbiamo saputo impedire, vuol dire che ci sta bene così, che siamo complici, colpevoli allo stesso modo. E troppo spesso anche quelli che oggi dicono di non riconoscersi e si proclamano diversi da questo “sistema”, mentono: sono solo l’altra feccia della medaglia (non è un refuso, io non sbaglio mai).