A che punto è la notte? La domanda del cittadino guardiese che risale ogni giorno da ben quattro anni e ogni giorno resta inevasa, senza risposta.
La “nostra” Lastra è chiusa per altri sette lunghi anni. I costumi riconsegnati. Le emozioni riposte nell’armadio dei ricordi di ognuno di noi. La vendemmia sovrasta ogni cosa. È tempo quindi di togliere il sonoro al gran frastuono sui Riti e allargare il campo visuale alla mai interrotta questione Guardia, ovvero le vicende che da tempo la riguardano, l’inadeguatezza, la manifesta incapacità e la malafede della pseudo-politica paesana e di tanti suoi protagonisti.
Allora la domanda da farci ancora una volta è: cosa è successo in questi quattro anni? Nulla! Cosa è cambiato in questi quattro anni e cosa invece perdura, da quando Guardia è amministrata da Di Lonardo & C., su chi racconta e come la realtà di oggi di questa antica comunità di contadini e artigiani, quali sono le prospettive di sviluppo e le “qualità” preminenti nel nostro paese da “coltivare”? Da quattro anni l’amministrazione Di Lonardo è alla guida di Guardia, e come puntualmente avviene da almeno un paio di decenni a questa parte riaffiora il tema della scarsità (politica e umana) di chi viene chiamato a gestire il nostro paese. Non c’è stato e non c’è nessun cambio di passo, nessuna svolta, nessun reale cambiamento. O, a essere ottimisti, solo qualche virgola, qualche dettaglio, qualche frenata, qualche stop. Non cambia la realtà ma nemmeno la rappresentazione, cioè come viene letta, narrata, giudicata e collocata. Gli stereotipi restano gli stessi da un ventennio almeno. Non c’è alcun segnale, reale e virtuale, di mutazione, nessuno sguardo diverso. Non c’è, come era del resto prevedibile, visti i presupposti, nessuna strategia e nessun tentativo organico di avviare un cambiamento reale e culturale di questa comunità. Non c’è stato, come era altrettanto prevedibile, alcun passaggio socio-culturale, alcuna vera sostituzione visto che i protagonisti sono sempre gli stessi. Qualche giovane, qualche presenza femminile, qualche piccolo spostamento, qualche ritorno ma nulla che possa somigliare a una svolta o addirittura una rivoluzione per questo paese. La notte incede, ma non s’intravede alcun chiarore.
Chi pensa che questa possa essere l’ennesima critica all’amministrazione Di Lonardo, si sbaglia: da tempo Guardia non intercetta alcun cambiamento. Questa amministrazione a malapena ha gestito l’ordinario, non ha lasciato tracce, al più ha prodotto danni e lasciato strascichi dei suoi errori. Impotenza e insufficienza generale. Cambi di linea dalle precedenti gestioni, Panza, Ciarleglio, Falato, manco l’ombra (stessa ditta, stessa pasta, stesse opinioni, stesse giravolte…), semmai si è definitivamente persa ogni linea, tutto a Guardia sembra accadere per caso, a zig zag come un ubriaco, senza alcuna consapevole direzione. Solo persone dal raggio limitato che lasciano le cose come stanno, non hanno l’autorevolezza e la visione per generare mutamenti; si occupano al più di dettagli, microfavori, piccoli aggiustamenti. Puntano alla manutenzione, non alla trasformazione, o perlomeno ad avviarla; gestiscono l’ordinario mentre per Guardia ci vorrebbe qualcosa di straordinario. Del resto, come già avvenuto con l’esperienza Ceniccola, se in questa comunità qualcuno avesse intenzione di produrre reali mutamenti sarebbe cacciato in breve tempo.
Ciò detto, di sicuro non ci auguriamo lunga vita all’amministrazione in carica, figuriamoci poi per un altro anno; ma, salvo l’auspicio, non possiamo nascondere che la realtà vera di questo paese (politicamente parlando) resta quella sin qui descritta, con tutte le insidie e le cadute. E se non emergono vere alternative al corso attuale, chi verrà dopo Di Lonardo sarà peggio, volete scommettere? Nessuna delusione, quindi: non si possono riporre aspettative su persone e situazioni che obiettivamente non possono suscitarle. Questo passa il convento, queste sono le risorse a disposizione, se non si è mai coltivato nulla. Se non ci sono segni di discontinuità da nessuna parte. Se si osservano i giovani, salvo qualche eccezione ma per puro caso, il quadro è il seguente.
Allora la domanda finale è: se dunque fra qualche mese (dando per scontato che l’attuale compagine non si ripresenti al giudizio dei cittadini) l’alternativa è mettere solo una faccia al posto di un’altra, se l’unica novità è l’ennesimo pseudo-politico d’ingaggio, ma con gli stessi modi e i contenuti che non lasciano tracce, impronte di un passaggio, segnali di una diversa cultura e una diversa sensibilità, ma ricava solo avanzamento di carriera e profitto personale, allora di cosa stiamo parlando? Del nulla, solo del nulla.