“E adesso”? Mi chiedo. E adesso, finiti i Riti, l’estate agli sgoccioli, la vendemmia alle porte, le presentazioni di libri, le serate culturali (scadenti, retoriche, inutili, anche con dispendio di danaro pubblico) cosa avverrà a Guardia? Chi si occuperà di Guardia, avrà ancora voglia di fare qualcosa per cui valga ancora la pena continuare a viverci? Quali politiche, pratiche, interventi per i “restanti” si metteranno in atto, nei lunghi mesi invernali, vuoti, tristi, in cui già si annuncia la desertificazione prossima ventura? A nulla servono le vinalie, le poche iniziative estive, le riflessioni sui social, se Guardia non viene curata, resa vivibile, aperta anche d’inverno. Se chi detiene l’onere e l’onore di gestirla, i retori della “bellezza” di Guardia (quelli avvezzi solo a promuovere loro stessi, gratificare il loro io, teatralizzare il loro narcisismo senza nessun reale interesse per il paese che amministrano), parlano oggi soltanto del “successo” dei Riti dell’Assunta, ma nessuno pensa e ha mai pensato all’involucro che li contiene, e così i tanti visitatori, curiosi, accorsi in questi giorni seguiteranno a pensare a un paese di chi arriva senza nemmeno guardarlo, di chi viene e legge una guida sulla sua cultura, le sue tradizioni, le sue “bellezze” storiche e artistiche redatta nel secolo scorso, che oscilla tra immagine di paese Eden, dove tutti dovrebbero venire, a immagine del paese antico, superstizioso, arretrato, da cui fuggire. E dove nessuno sembra avere nulla da proporre, al di là dei soliti luoghi comuni e degli slogan di sempre. Visto che da qualche decennio ormai siamo amministrati da ciarlatani, giocatori delle tre carte, gente che cambia idea per un gettone di presenza. Incapaci oggi persino di difendere i “nostri” Riti, le nostre tradizioni secolari dagli assalti di pseudo-politici, o peggio pseudo-intellettuali (la stragrande maggioranza dei quali non sa di cosa sta parlando), in tempi in cui l’ignoranza e la stupidità trovano nella rete un potentissimo catalizzatore. Incapaci persino di ribadire loro (loro che non sanno) che i “nostri” Riti non sono sofisticati argomenti “antropologici” … da bar sport, un Palio, una esibizione cruenta: ma un sistema culturale complesso e secolare che ha condensato su un piano simbolico la vita culturale, sociale e religiosa di una orgogliosa comunità.

Ciò detto, non ci sono ricette facili, non esistono scorciatoie in questo paese, nemmeno dopo la vetrina dei Riti, c’è solo il sogno che i guardiesi si indignino, facciano della loro proverbiale pazienza e della loro indignazione un movimento informale per una nuova “rinascita guardiese”.

Per cui riformulo la domanda: “E adesso?”. Se dovessimo riassumere in una frase il sentimento prevalente a Guardia in queste ore di sollievo generale, il tratto comune e per certi versi la novità del momento, direi proprio così: “Adesso si aspettano solo le dimissioni del sindaco e della sua amministrazione”.

Non aspettiamo altro. E non sono solo io a dirlo, ma i fatti.

È come se fosse finito un periodo, un ciclo e ne comincia un altro.