Fino a qualche anno fa l’aspetto positivo era che venendo a visitare Guardia da una grande città o dall’estero, ciò che colpiva di più quando si arrivava era il silenzio, l’attività rallentata rispetto a quella sinfonia di clacson, autobus e rumori che caratterizzano in maniera incessante il sottofondo di una giornata trascorsa in un contesto urbano di dimensioni maggiori. Era esattamente questa sensazione a colpire maggiormente e che dovrebbe essere rilanciata. D’altra parte lo sappiamo, i piccoli comuni sono perle del Bel Paese. Luoghi fuori dal tempo ed immersi nella storia; unici e preziosi, per il loro patrimonio storico-naturalistico, custodi di cultura millenaria, di tradizioni popolari radicate e di gastronomia genuina. Dal susseguirsi di generazioni, Guardia ha ereditato un’architettura varia, ma altresì armonica che, incuriosisce ed incanta il visitatore, invitandolo a perdersi tra: scorci pittoreschi, vicoli, ripide scalinate, palazzi padronali, corti e piazzette su cui si affacciano case impreziosite da portali, mascheroni e balconi fioriti. Un territorio ancora poco antropizzato in cui si riconosce il valore della lentezza, che racconta e testimonia cultura e benessere dato dalla natura incontaminata, ove è viva l’importanza della manualità e del lavoro contadino. Passeggiando tra i vicoli un tempo si veniva inebriati da un profumo intenso, appetitoso e speziato dei piatti tipici, talvolta cucinati sulle antiche fornacelle. Un sito antico e saturo di silenzi e di una spiritualità che ancora oggi, nonostante l’abbandono, riconcilia con sé stessi. Piccoli beni culturali, appunto. Garantirne la sopravvivenza e la leggibilità, per difendere le testimonianze materiali della nostra storia, dovrebbe essere l’obbiettivo principale per chiunque l’amministri. Dalla cura dell’ambiente alla promozione del turismo di qualità, dalla rivitalizzazione degli spazi urbani oggi degradati alla crescita economica di questa antica realtà: sono questi i segni della crisi che ogni amministrazione dovrebbe affrontare ogni giorno.
Purtroppo, non si vede e non si conosce nessuno – soprattutto nell’amministrazione guardiese – capace di coniugare e combinare fatica e pensiero, tradizione e innovazione, sentimento forte della propria terra e apertura alla collettività, profondo radicamento e tensione al cambiamento, lavoro paziente e cammino spedito, identità dell’essere e identità del fare, senso pratico e grande immaginazione. Non si vede nessuno fedele a queste qualità che, quando coesistono, possono rendere meravigliosa e unica una comunità. Eppure è facile rilanciare l’attenzione su questi temi in un piccolo centro come Guardia dove la coesione sociale è più forte e l’azione di un governo locale dovrebbe essere più incisiva per ridare vitalità a spazi di socialità attorno a cui ricreare un nuovo spirito di comunità. Basta poco! Praticamente a costo zero! Ma – come tante altre cose in questo paese -, destinato a rimanere mera utopia. Eppure le soluzioni e spunti di riflessione che – volendo -potranno animare il dibattito ci sono. Per prima cosa occorre ripensare lo spazio urbano se si vuole rivitalizzare il centro storico. Un progetto, a lungo perseguito, vagheggiato pur di veder rinascere il proprio paese e che, evidentemente, non può essere certamente una visita mordi e fuggi di giornalisti americani, presumibilmente interessati più all’aspetto immobiliare che al rilancio turistico del nostro centro storico.
Oggi Guardia ancora percepisce il poter utilizzare gli spazi vuoti per farne un parcheggio, ma l’esperienza di altre realtà a noi vicine insegna che la riduzione degli spazi destinati alle macchine può contribuire in maniera decisiva a rendere una comunità più vibrante e vivibile. Utilizzare, ad esempio, piazza Castello (da molti definita il “salotto di Guardia”) e lo spazio circostante per una molteplicità di funzioni è la modalità ideale per ridare, soprattutto nel periodo estivo, vivacità a un luogo particolare di Guardia, anche magari prevedendone utilizzi originali: in sinergia con altre attività già presenti sul territorio, che so, bar, gelateria, paninoteca, tavolini sedie, dehors ecc., un luogo per installazioni artistiche, per fare musica per i più giovani…. Sono luoghi come questi in cui è possibile ritornare al concetto di piazza e arricchirla di nuove modalità d’uso, senza tralasciare i risvolti occupazionali. Lo stesso vale per gli spazi, le piazze e le stradine più caratteristiche del centro storico, che da altre parti si trasformano in mercatini a cielo aperto per buona parte dell’anno e a Guardia vengono prese d’assalto solo in occasione di Vinalia. E, in un futuro prossimo, sbattere un po’ alla volta le auto fuori dal corso principale (ah, la bretella…) per restituire ai cittadini una strada per poter camminare, incontrarsi o mangiare assieme. Non si tratta soltanto di agire sul fronte della pedonalizzazione ma di rendere più bella e attrattiva Guardia, senza tuttavia tralasciare il fatto che i residenti sono dipendenti dalle automobili per poter accedere ai servizi di primaria importanza. Ma non c’è dubbio sul fatto che quanto più le auto restano fuori dal centro cittadino, più quest’ultimo diventa interessante e attrattivo. Curare le persone dalla dipendenza dall’automobile, come dimostrato in altre realtà, è un assunto che diventa cardine di azioni e politiche strutturate e collaborative soprattutto nei centri di piccole dimensioni.
E poi c’è il piccolo commercio di qualità. Creare le condizioni per rendere Guardia la giusta cornice in cui far crescere il commercio di qualità, capace di portare creatività e valore, è la strategia da seguire a partire da una ridefinizione degli spazi pubblici da rendere vivibili, pedonabili e attraenti. Puntare sul mantenimento dei negozi di prossimità e sulla valorizzazione di attività che puntano sulla qualità e l’uso ragionato degli spazi pubblici. Sperimentare nuovi sistemi di regole per favorire l’imprenditoria creativa, ad esempio rendendo possibile l’apertura di negozi temporanei o incentivando i giovani ad aprire nuove attività commerciali con specifiche azioni di formazione e l’esenzione dal pagamento delle tasse locali per più anni, sono alcuni elementi delle strategie che a Guardia sono state abbandonate. Rendere i giovani protagonisti del cambiamento di Guardia. Per i ragazzi il centro storico deve diventare parte della loro identità. Renderli protagonisti del futuro del luogo in cui vivono è la soluzione per evitarne la fuga. Far si che siano tentati di riappropriarsi degli spazi, di realizzare attività nelle strade e nelle piazze. I giovani non rimangono in un posto solo se ci sono tanti bar ma se vengono lasciati liberi di fare le cose. I giovani sono coloro che davvero possono realizzare il cambiamento nel centro storico. Attraverso programmi e iniziative che rinsaldano il senso di appartenenza al luogo in cui si vive e ne promuovono la qualità della vita. Farli diventare fieri del luogo in cui vivono e operano. Rendere i nostri giovani orgogliosi di partecipare allo sviluppo futuro della propria comunità rappresenta un elemento di valore e di orgoglio che favorisce la visibilità e l’attrattività di Guardia.
Malgrado il nobile proposito, quello di operare concretamente per Guardia e il suo territorio, per mutare il devastante ordine delle cose, tutto ciò risulterà essere – dopo anni e anni di dibattiti -, irrealizzabile e per i più svariati motivi, naturali, ma anche assurdi e irrazionali, causati soprattutto dalla negligenza della sua classe politica e dirigente, incapace di reagire, anche al cospetto di una fine così vicina. Al punto tale da instaurare – come purtroppo, avviene – nei guardiesi il desiderio di fine, di eutanasia indotta di un sogno di un futuro migliore per questa comunità, di quella che sin da principio è sembrata essere un’utopia, un’illusione della mente, estasiante solamente a sognarla, ma non per questo da non rincorrere.
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