C’è un paese in Italia di quasi cinque mila abitanti con cinque librerie, cinque musei, decine di festival, cinque incontri politico-culturali ogni anno, cinque premi letterari, il barbiere con i libri in vetrina, un pianoforte sotto i portici che la gente può suonare; un centro storico con la visita guidata dai visori 3D; un monastero francescano restaurato che promuove cultura e accoglie; un parco giochi per bambini e una pineta attrezzata; artisti locali e d’importazione e gente impegnata in così tante associazioni da pensare che nessuno lavori: questo paese è Guardia Sanframondi, in Campania.

Sembra incredibile ma in questa realtà già di per sé splendida grazie alla bellezza del paesaggio e al decoro, delle chiese, dei palazzi, delle piazze, c’è un modello di polis che va adottato, declinato in altre realtà.

A Guardia c’è fermento: una mobilitazione culturale che parte dalle persone indipendentemente dall’amministrazione comunale che non è sicuramente parte del motore. Nel periodo estivo c’è un festival popolare con manifestazioni di arte, cultura, folclore; una spettacolare rassegna periodica dedicata alla musica popolare; un altro alla musica barocca; un festival letterario, un festival cinematografico, un festival teatrale, il noto raduno nazionale degli enoturisti; una fiera dell’agricoltura, un salone transfrontaliero del vino tra i più importanti eventi enoici d’Italia, miss Italia, una rassegna culturale dal nome “Il Macchiettismo” animata da giovani, e poi incontri a tema, maratone, ciclotour in bici a noleggio sulle Colline della Falanghina, serate quiz, giorni dedicati al giardinaggio, giornate dell’uncinetto, competizioni di cucina, proiezioni di film, baratti, feste in ogni rione, cacce al tesoro, corsi linguistici, di recitazione o di arte, partecipazione a gruppi teatrali, partecipazione a laboratori culturali, il campionato nazionale di tressette e molte altre iniziative.

Basta entrate in un bar e guardare alle locandine appese per rendersi conto della vivacità culturale di questa cittadina. Una realtà dove esiste persino un museo dedicato al vino in un luogo che è stato restaurato divinamente; uno dedicato alle farfalle; uno ideato dagli zappatori, un altro alla storia degli orologi da campanile. E poi un parco a tema intitolato alla “Guardia Bella”. Pochi, come il piazzale del castello, sono luoghi così carismatici in Italia: discendendo poi i vari gradoni in pietra levigata dal tempo della parte antica, si scopre a ritroso la storia dei conciatori di pellame, di nobili, intellettuali e popolani. In piazza c’è un gioiello: la chiesa di San Sebastiano affrescata addirittura da De Matteis (con il beneplacito di Sgarbi). Ma anche qui a rendere “bella” la visita a uno dei beni di questa comunità è la cura: a spiegare quel luogo non sono noiosi giovani impreparati o le monotone scritte turistiche ma video interattivi, un visore 3D.

A Guardia nulla è lasciato al caso. Ogni luogo è custodito e curato non solo dall’amministrazione (la quale, in pratica, ha il dovere di farlo) ma da suoi abitanti, dal barista, dall’edicolante, dal ristoratore slow al gestore di B&B che fa della sua struttura ricettiva (un altro esempio di restauro eccellente) un luogo non solo accogliente ma stupefacente.

Guardia è un paese così, una comunità che ha persone che la amano e che se ne prendono cura certi che chi arriverà resterà a bocca aperta perché ciascuno ha fatto il suo dovere da cittadino.

E avanti così… Fino alla prossima estate.