Ragazzi, tornate a rifare Guardia

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Ragazzi che lasciate Guardia sempre più numerosi, non tornate. È il messaggio chiaro e forte che la politica locale nel corso di questi anni ha lanciato ai giovani guardiesi trasferiti in Italia o all’estero o con l’intenzione di farlo. E un attestato di sfiducia, assai motivato, in chi in questo periodo ha guidato il paese, e un viatico “incoraggiante” per chi oggi lo rappresenta. A vederla lucidamente, non c’è che dire, il consiglio è fondato e non puoi che condividerlo. Però, poi, a pensarci bene, ti vengono in mente due o tre cose e una premessa diversa. Provo a vederla dal mio punto di vista. Non solo con gli occhi dei ragazzi, dei nostri figli che partono, ma anche con quelli di chi resta. E qui il messaggio è drammatico da tutti i punti di vista. Il sottinteso è mettetevi in salvo voi perché qui finisce male. La conseguenza diretta della “fuga” generazionale di massa è che andando via le energie migliori, giovani e qualificate, il paese sprofonda, va di male in peggio. Le famiglie guardiesi perdono la loro proiezione nel futuro, si allenta o si spezza quel vincolo di reciproca premura tra le generazioni su cui reggono le società, non c’è rete, non c’è ricambio, c’è solo emorragia. I ragazzi che restano, poi, nel confronto appaiono come inetti, pigri, un po’ vili e frustrati, destinati a vivere una vita di scarto e di ripiego. La comunità s’impoverisce e s’intristisce. E gli spazi vuoti non vengono riempiti; il paese perde vitalità e legami comunitari, entra in un tunnel di declino. Pensate soltanto a quante famiglie a Guardia in questi anni sono state dimezzate da queste separazioni verticali. Possiamo capire la priorità assegnata alla loro vita e alla loro riuscita, ma teniamo a mente l’effetto devastante sulla comunità e su chi resta. Ai ragazzi che sono partiti dico: non decidete a priori. Può essere che sia meglio restare dove siete, cioè all’estero o ancora altrove, può essere che sia meglio tornare a Guardia col patrimonio di esperienza e magari anche economico che avete accumulato, può essere che sia deludente o alienante vivere all’estero perché i vantaggi che vi dà non compensano le perdite che patite. Perché all’estero, spesso, si vive peggio che da noi, migliori servizi ma vita peggiore. Insomma non facciamo della loro scelta un partito preso, ogni caso è una storia a sé. E poi, a me i ragazzi che hanno il coraggio di partire, confrontarsi e cimentarsi col mondo, cercar fortuna fuori e vedersi riconosciuti nei loro meriti e nelle loro capacità qui disconosciuti, piacciono. Bravi. È bello partire, però – lasciatemelo dire per esperienza diretta – è più bello tornare. Ma non solo; nel primo caso fate una scelta meritoria dal profilo strettamente personale, nel secondo fate un passo in più, fate una scelta meritoria dal punto di vista sociale, famigliare, comunitario. Tornare è difficile, e se non ci sono le condizioni pratiche sarebbe una follia, d’accordo. Ma provarci o almeno saggiare l’ipotesi, vedere se è possibile riconvertire qui quel che fate altrove, sarebbe una grande scommessa. Ai tempi di Totò valeva il detto “Ho fatto tre anni di militare a Cuneo”, oggi vale la norma ho fatto tre anni di esperienza a Londra (o altre esperienze e sedi). In subordine, tra smart working e lavori a distanza, è possibile anche configurare una doppia cittadinanza, mobile, metà all’estero e metà da noi.

Come vedete, ho fatto un discorso a prescindere dalla politica locale, ma fino a che Guardia è gestita nel modo che noi tutti conosciamo, non si può tornare. Se Guardia iniziasse a riconoscere i meriti e le capacità, se aiutasse chi scommette, se incoraggiasse in modo concreto le migliori intelligenze e competenze a tornare, sarebbe tutt’altra cosa. Questo sarà il banco di prova per la nuova classe dirigente. Chiediamolo a gran voce, per noi e per i nostri figli, impegniamoci e incalziamo la nuova amministrazione in questo senso. Ma nell’attesa, ma nel frattempo, torno a dire ai ragazzi guardiesi partiti: fatevi le ossa dove siete, crescete, ma se foste voi tornanti a costituire un domani a questa nostra comunità, se foste voi la vera élite del cambiamento, insieme ai volenterosi rimasti qui? Tornate, ragazzi, se vi va, tornate a rifare Guardia.

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