Sannio: tutti sulla zattera di De Luca

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Riassumendo. Il Sannio, dico la provincia di Benevento, ha poco più di 270.000 (2016) abitanti. Ne ha persi decine e decine di migliaia negli ultimi quarant’anni. Da piangere. Vecchi e anziani debordano, l’occupazione decresce, se nasce un pargolo vanno tutti a vederlo come si andava tempo addietro allo zoo. Il distacco della politica dal territorio, come dovunque, è abbastanza visibile anche qui. Tra un po’ si voterà per la Regione. Il quadro umano e politico che si sta componendo è rappresentato dalla scomparsa di ogni valore di riferimento ideale e distinzione tra progetti politici. Appare sempre più come il dipinto a olio su tela, “La zattera della Medusa” di Théodore Géricault, così descritto su Wikipedia: “La zattera condusse i sopravvissuti alle frontiere dell’esperienza umana. Impazziti, assetati e affamati, scannarono gli ammutinati, mangiarono i loro compagni morti e uccisero i più deboli”. In questo mare in tempesta, più popolata di gente alla rinfusa, sembra navigare col vento in poppa la zattera di De Luca, che ha imbarcato una corposa e variegata quantità di liste civiche. Al punto che lo sceriffo di Salerno fa fatica a contenere la folla di aspiranti candidati che vogliono correre dietro il suo nome. Per intenderci, senza fare nomi ma solo alcuni cognomi: Mastella e tanti altri più o meno illustri personaggi detentori di veri o presunti pacchetti elettorali, alcuni perfino provenienti dal centrodestra. Almeno 14 liste, con centinaia di candidati che combatteranno metro per metro alla conquista del voto di preferenza. Tutti sulla zattera di De Luca, dunque. Tutto legittimo, per carità. Ma al netto di coloro che saranno sicuramente cannibalizzati, quale è il montante compensativo per questi personaggi che ne ripaghi gli appetiti scaturenti dalla rivendicazione di essere stati magari determinanti per l’eventuale vittoria? Già, perché a leggere i primi nomi, non si tratta infatti di politici di piccolo cabotaggio che si accontentano di promesse ed ammennicoli, di usuali mercanzie utilizzate, in passato, da De Luca coi propri alleati. In sintesi, qualora approdasse di nuovo a Palazzo Santa Lucia non sarà tanto semplice per un solipsista ed un egocentrico come De Luca, abituato a concepire la propria volontà amministrativa come pensiero unico, fregarsene dei vecchi marpioni democristiani abituati alla pedissequa applicazione del manuale Cencelli. Si difenderà dai famelici alleati con la solita demagogia sfruttando i proclami via etere senza contraddittorio e l’apparato di yes man dei quali ha infarcito la burocrazia regionale? Oppure più verosimilmente – almeno per quel che riguarda il Sannio – si mostrerà sensibile ai desiderata dei vari Panza, ecc. e, seppur non eletti, lascerà loro qualche boccone, forse un Ente partecipato di secondo rango? D’altra parte De Luca possiede la capacità di illudere gli altri, e sa bene come affrontare le insidie di una tumultuosa e variopinta confederazione fatta di spezzoni dell’intero arco politico nazionale. In fondo, resuscitato nel gradimento della gente per le comparsate televisive durante l’epidemia, con intemerate oratorie e tanto di lanciafiamme a corredo, da vecchio marxista ed incallito trasformista, sa bene che la lezione di Machiavelli è ancora valida nella terra del clientelismo e del familismo amorale: governare è lasciar credere!

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