Italia, terra di fritture, spazzatura e moralisti che rubano

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Ci sono fenomeni, e non di poco conto, che in questi anni si sono andati profilando ma che sono rimasti a uno stadio tale che non si può dire propriamente che siano “emersi” completamente e che sfuggono alla percezione meno attenta anche degli analisti purtroppo assai poco portati ad occuparsi a ciò che abbisogna ancora di essere analizzato e capito. Di essi il più facilmente avvertibile (nonostante il grossolano tentativo di mimetizzarlo) è il disfacimento della politica-spazzatura di cui è espressione l’attuale classe politica e dirigente. La politica, intesa come il grande ragionamento sugli uomini e sulla società, sul loro modo di stare insieme, sulla cooperazione, sull’organizzazione economica, sugli equilibri sociali – questioni vere, difficili. Visioni, idee di società su cui ci si può dividere ma che è bello esplorare -, è stata definitivamente abbandonata e questa campagna politica ormai allo sbando, si attacca a tutto pur di colpire quella che è la vera novità in gara. Questo nodo pestilenziale della nostra vita nazionale, nonostante l’enorme ritardo con il quale arriva al pettine, con tutto il suo carico di spazzatura, si comincia oggi ad avvertire nell’opinione pubblica, proprio nel mentre si sta celebrando il processo di “Norimberga” del M5S. Siamo allo sprint finale e chissà quanti non aspettano altro che il M5S venga investito da un’ulteriore scandalo, nel tentativo becero e meschino, di fermare una corsa che sta sfuggendo dalle loro mani. In molti oggi si chiedono se lo “scandalo” dei rimborsi fatti per finta da una decina di parlamentari perderà davvero i 5Stelle. Ma certo che no. Agli elettori tutto questo non importa nulla. Così come milioni di elettori se ne fregano degli scandali, degli inquisiti, di Cosa Nostra, o se le cose le fai “come Cristo comanda”, e votano a prescindere. Ma, in attesa che esploda “l’ennesima bombetta”, quello che non si capisce è l’affanno dei media. Nei Paesi normali, i media e l’informazione trattano tutte le forze politiche allo stesso modo. Oggi invece la parola che caratterizza i media e l’informazione in questa delicatissima campagna elettorale è: “Ignorare!”. L’ordine è “ignorare” gli argomenti che possono fomentare discordie. Ignorare i De Luca, i Renzi, i Lotti, le Boschi, gli scandali da voltastomaco di questa classe politica. Questa è la tesi-imposizione. Dettata, ovviamente, al fine di evitare reazioni e cioè voti per i Cinquestelle o per la destra “populista”. Che se poi i grillini o i salvini commettono qualche birichinata, beh… c’è il “dovere” di cronaca che ti impone la pubblicazione con contorno di sputtanamento. Ormai per i media e l’informazione tutto passa in secondo piano, e la notizia di ieri oggi e domani è una sola: picchiare il grillino, fino ad abbatterlo. Son partite indagini giornalistiche degne di migliore causa, si accaniscono come gregge di pecore assatanate contro il feticcio da abbattere, e lasciano scappare, indenne e senza domande, chi meriterebbe inquisizioni ed indagini giornalistiche serie, probabilmente non nelle loro corde o, peggio, capacità. Giornalisti che, per chissà quale valutazione, pensano che non pestare i piedi di personaggi a dir poco scandalosi, sia una medaglia da apporsi sul petto. Non passa ora, o giorno nei quali, accendendo la tv o la radio, non risulti tra le prime notizie, lo “scandalo” dei rimborsi e dei finti bonifici, del M5S. I talk-show si sono accaniti come iene (termine di moda in questi giorni), su quello che considerano una notizia, trasformata in scandalo, mentre notizia e scandalo, non sono. Ci si son dedicati in parecchi a questa faziosità furbesca; molti habitué del leccaculismo giornalistico nostrano, impegnati allo spasimo nel fare le pulci, mentre, per decenni, gli son passati scandali e ruberie reali e vere, cassati come notizie di seconda pagina.

Se una parola può esprimere al meglio la situazione che caratterizza questa delicatissima campagna elettorale essa è: “Disinformazione”. Soltanto bufale e promesse un tanto al chilo. Ma non c’è nulla di cui meravigliarsi che i partiti facciano promesse allegre e grottesche, e molte addirittura surreali. Ci siamo dimenticati che siamo il Paese che crede a Wanna Marchi, che si affida ai cartomanti, e le Madonne piangenti, che ama appassionatamente i finti medici e non dubita neanche un secondo di fronte a Tizio che dice che dal cancro si guarisce con l’erba medica? Perché persone così non dovrebbe credere alle loro promesse miracolistiche? Perché ci meravigliamo che gli italiani ci caschino? In queste ore si susseguono appelli al voto utile, coerentemente bipartisan. Ma utile per chi? Per i partiti per conquistare i posti, oppure per il paese? L’unico voto utile è quello ragionato, usando la testa e non la pancia o gli slogan che vengono usati in questa ennesima campagna elettorale di asili infantili, di cagnara, di finta superiorità, di propaganda patetica, io faccio più schifo, tu meno, ma un poco pure tu, sì ma non quanto te, di guardie e ladri: tutto così antico.

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