Guardia Sanframondi: “L’apparenza (a volte) inganna”

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Lasciamo stare il disagio di dover sempre star lì appollaiati come sciacalli a cercare ogni occasione per rammentare ai guardiesi l’ideologia dell’apparenza di una personalità talmente egocentrica ed egotista come il sindaco Panza: “… monumenti restaurati, centro storico abbellito, apertura di nuove e moderne attività, eventi culturali (sic)… Perla del Sannio… le istituzioni, i patrocini (soltanto l’Onu è assente)… 100.000 credenti e turisti…”.  Lasciamo stare l’indecente demagogia. Lasciamo stare l’uso della retorica identitaria: “un evento unico al mondo, identitario…”. Sappiamo tutti che l’identità è alla base della vita, della realtà e del pensiero di questa comunità. Così come sappiamo che essa è personale, comunitaria, culturale. È qualità, è il volto, la storia, l’anima di un popolo. Si chiama Tradizione, quella che rende unico, esclusivo, intimo e non retorico l’evento settennale guardiese. Un evento che, è bene ricordarlo, proprio per la sua unicità e peculiarità, non può essere veicolato da studiosi e giornalisti privi della necessaria preparazione, così come raramente viene compreso dall’opinione pubblica. Lasciamo stare anche la mistificazione della realtà di una manifestazione fatta di umanità, di Fede, di dedizione, da parte di alcuni mezzi di comunicazione di massa accorsi nella settimana dei Riti. Quel che a mio avviso non si dovrebbe lasciar passare è il ragionamento capzioso adottato dal sindaco Panza nel suo comunicato di ringraziamento alle istituzioni e alla comunità, nel quale isola soltanto alcuni episodi, per toccare in modo furbesco l’emotività di ciascuno, per suggestionare la comunità guardiese con un’immagine artefatta anziché farla ragionare su cosa hanno rappresentato per i guardiesi i Riti appena conclusi. Quello che però proprio non si può digerire in quel comunicato è la retorica “hollywoodiana”, le consuete omelie sofistiche, i miserabili calcoli politici, e le insopportabili tirate finto-moralistiche a cui il sindaco Panza ci ha abituato in tutti questi anni. Soprattutto quando conclude parlando dei nostri giovani: “Deve continuare – adesso – l’impegno singolo e collettivo per offrire specie ai più giovani nuove opportunità per restare o per tornare a vivere qua”. Un messaggio dirompente. Un viatico così “incoraggiante” per i nostri ragazzi, un attestato di sfiducia, un messaggio drammatico da ogni punto di vista: ragazzi che vi apprestate a lasciare Guardia, o con l’intenzione di farlo, sempre più numerosi, andate via e non tornate. E il sottinteso è: mettetevi in salvo voi perché qui finisce male.

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