I voucher del sindaco Panza

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I lettori ci perdoneranno se ci distraiamo un attimo dall’effetto del Referendum sulle sorti dell’umanità italiana e non solo. Ma ben altro personaggio si impone nuovamente agli onori (si fa per dire) delle cronache, locali e non. Il suo nome è Floriano Panza, sindaco di Guardia Sanframondi. Autorità che ha diramato alcuni giorni addietro ai proprietari di tutti i bar del territorio comunale e sulla Rete un foglio degno del Minculpop (Ministero della cultura popolare) affinché i giovani guardiesi accorrano virili e numerosi con i rispettivi modelli Isee, pancia in dentro e petto in fuori, all’epocale evento targato Panza-De Luca. Ergo si raccomandano un’“ampia partecipazione” e la massima diffusione dell’iniziativa tra i giovani guardiesi e dei territori limitrofi in cerca d’occupazione. Per svolgere le seguenti attività: “Servizio di monitoraggio sulle strade demaniali, comunali e provinciali finalizzato alla prevenzione del fenomeno del randagismo e sull’esistenza di situazioni di dissesti stradali o in ogni caso di situazioni di insidie e trabocchetti(!!??); servizio di apertura biblioteche (una) pubbliche; lavori di giardinaggio; lavori in occasione di manifestazioni, sportive, culturali, caritatevoli; lavori di emergenza; attività lavorative aventi scopi di solidarietà sociale…”. E, casomai questi pensassero di disertare il fondamentale appuntamento il Comune ha pensato bene di aggiungere che (buttandola lì come spesso accade quando c’è di mezzo il sindaco Panza e il suo partito di appartenenza, il Pd, in maniera un po’ triviale, ridotta, al solito, a una semplice questione di denaro) la retribuzione avviene mediante buoni lavoro. In una comunità in cui abbiamo percentuali da terzo mondo di disoccupazione giovanile, permettere l’esistenza della retribuzione a cottimo (voucher del valore di € 7,50 all’ora) anche da parte dell’Ente pubblico significa lanciare i nostri ragazzi verso lo sfinimento. Questo non è lavoro. Ma la classica storia guardiese del sogno giovanile irrealizzabile. Un sogno, quello del lavoro, che non si può rappresentare per mezzo di un tagliando del valore di 7,50 euro. Buono per gli applausi e il consenso, ma totalmente diseducativo per un paese stufo dei praticoni di successo e che invece avrebbe molto bisogno di sogni e di giovani sognatori, di gente che rischi per qualche progetto anche pazzesco per portare occupazione in questa comunità. Un paese per il quale il realismo, la cura del proprio particolare da sempre ha costituito il maggior fattore di arretratezza, declino e povertà. Invece dei degradanti voucher occorre restituire qualche sogno ai giovani guardiesi. Nulla è potente e forte come i sogni. Chi cerca i sogni poi trova anche il resto. Senza sogni non c’è nulla, non c’è la politica, ma certamente non c’è nemmeno la speranza di una condizione economica migliore. Non sono i corsi per enologi, gli indirizzi scolastici alla moda, di tendenza, i lavori modello “disposto a tutto” targati Panza e pagati con un umiliante voucher che possono essere considerati come un mezzo di emancipazione umana e sociale, che faranno un giovane di Guardia ricco e migliore, ma i suoi sogni, la forza dei suoi sogni. Senza sogni non c’è ricchezza, almeno quella vera, almeno a Guardia. Viva i sogni!

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