C’era un momento, un anno fa, in cui scrivevamo di un dialogo spezzato, di un ricambio generazionale che sembrava un’utopia, di giovani condannati ad aspettare un permesso che non sarebbe mai arrivato. Ebbene, qualcosa sembra stia cambiando. O almeno, tutto lascia sperare che stia per cambiare — e questa speranza, in una comunità che ha conosciuto troppi silenzi, vale già moltissimo.
Voci sempre più insistenti raccontano, a Guardia Sanframondi, in vista delle elezioni del 24 e 25 maggio prossimi, della possibile partecipazione di una lista composta esclusivamente da giovani. Una lista civica autonoma, generazionalmente distinta, che — se dovesse concretizzarsi — sceglierebbe di confrontarsi apertamente con un sistema di gestione e di potere che governa questa comunità da almeno trent’anni. Non è ancora un fatto compiuto. Ma è già qualcosa: un segnale, una promessa, un’intenzione che merita di essere incoraggiata e sostenuta con forza.
Perché la constatazione di un anno fa restava amara ma necessaria: la classe dirigente guardiese non aveva — e non ha — alcuna intenzione di farsi da parte. Continua a osservare Guardia attraverso lenti appannate, con strumenti interpretativi inadeguati a leggere la complessità del presente. Continua a chiamare i giovani solo quando servono energie per le campagne, per poi metterli gentilmente da parte quando le loro idee disturbano gli equilibri consolidati. Ecco perché auspichiamo con forza che questa lista si faccia: perché sarebbe la risposta più concreta e più coraggiosa a trent’anni di porte chiuse.
Se questi giovani decidessero davvero di scendere in campo, il gesto avrebbe un peso che va ben oltre il risultato elettorale. Significherebbe che a Guardia esiste, finalmente, una generazione disposta a prendersi la responsabilità pubblica senza intermediari, senza tutori, senza il filtro di chi ha trasformato la gestione del bene comune in un affare di famiglia allargata. Significherebbe che il cinismo preventivo — quella forma di resa anticipata che portava tanti giovani a disertare l’impegno civile — non ha vinto del tutto.
Un appello ai giovani di Guardia: è il vostro momento. Guardia Sanframondi ha bisogno di voi — non tra dieci anni, non quando avrete “fatto esperienza” nei posti sbagliati — adesso. Ha bisogno di chi sappia leggere le sfide del presente senza il peso di trent’anni di rendite di posizione da difendere. Di chi conosca il digitale non come slogan ma come strumento. Di chi pensi alla sostenibilità, all’attrattività culturale e turistica, al futuro del paese con occhi liberi da vecchi compromessi. Non aspettate che qualcun altro lo faccia al vostro posto: presentatevi, rischiate, costruite qualcosa che duri oltre questa campagna elettorale. Il solo atto di candidarvi sarà già un messaggio potentissimo per tutta la comunità.
A chi avesse già deciso di farlo, va detto con chiarezza: avrete già compiuto qualcosa di straordinario, presentandovi. In un contesto dove il potere si è cristallizzato nel tempo, dove le reti di relazioni e di consenso sono state costruite mattone dopo mattone nell’arco di tre decenni, scegliere di sfidarlo apertamente richiede una dose di coraggio civile che molti non avrebbero. Non sottovalutatelo.
La strada sarà difficile. Chi ha trent’anni di radicamento conosce ogni meccanismo, ogni leva, ogni angolo del sistema. Dispone di risorse relazionali e di una rete di fedeltà consolidata che non si costruisce in poche settimane di campagna elettorale. Sarebbe disonesto non dirlo.
Ma proprio per questo, ciò che conterebbe non sarebbe soltanto vincere: sarebbe essere credibili. Dimostrare ai cittadini di Guardia — e soprattutto a quella parte di comunità che ha smesso di credere che le cose possano cambiare — che esiste un’alternativa pensata, concreta, capace di proporre una visione diversa del paese. Ogni voto ottenuto sarebbe una pietra posata nelle fondamenta di qualcosa che andrà ben oltre queste elezioni. Ogni cittadino che scegliesse di fidarsi sarebbe un segnale che il tessuto civico di Guardia non è rassegnato.
Un anno fa scrivevamo che il vero cambiamento non arriva dalle elezioni, ma dalla “democrazia dei fatti”. Ebbene, questa lista — se nascerà — sarà già un fatto. La più importante delle premesse.
La domanda che un anno fa rivolgevamo ai cittadini — cosa posso fare oggi per costruire l’alternativa di domani? — attende ancora una risposta definitiva. Questi giovani potrebbero darla per tutti.
Ora tocca a loro fare il primo passo. E a Guardia Sanframondi essere pronta a rispondere.