È sempre interessante leggere le “riflessioni quinquennali” di Carlo Falato: «Il prossimo 24 e 25 maggio a Guardia Sanframondi ci saranno le elezioni amministrative, cioè si voterà per eleggere il sindaco e i consiglieri comunali, ma sarà anche l’occasione (si spera) per discutere dei tanti progetti e programmi per il futuro del nostro paese. Lo dico per ricordarlo a me stesso e anche ai concittadini, perché pare che, a distanza di un mese dalla presentazione delle liste e a due dalle elezioni, non si avverta ancora il cosiddetto clima elettorale…». È vero: a poco più di due mesi dalle elezioni amministrative del 24 e 25 maggio, Guardia Sanframondi vive ancora in un clima di apparente quiete. Liste non se ne vedono, i nomi circolano sottovoce, gli accordi si stringono al calore del caminetto, lontano dalla piazza.

Carlo Falato – oltre un trentennio sulla scena politica guardiese, ricordiamolo -, ha annunciato l’intenzione di rendere conto dell’operato dell’amministrazione di cui fa parte con dati, atti e numeri. Evviva! Un esercizio doveroso nei confronti dei cittadini. Un vecchio insegnamento politico – ricorda ancora Falato, mettendo il punto sulla carenza di comunicazione – recita: «Se fai una cosa buona per il paese e non la fai sapere, è come se non l’avessi fatta». Anche questo è vero, ed è proprio questo il nodo che Falato ammette: “molti cittadini di Guardia sono convinti che in questi anni non si sia fatto nulla”. Non per malizia, ma per assenza di racconto. L’impegno annunciato quindi è quello di colmare questa lacuna, pubblicando nei prossimi giorni una serie di riflessioni documentate, per dare — come si dice — “a Cesare quel che è di Cesare”.

Nell’attesa, tuttavia, leggere certe riflessioni lascia sinceramente perplessi. Parlare oggi di “comunicazione carente”, è una semplificazione che non regge. Il problema – caro Falato – non è che non si sia comunicato abbastanza: il problema è che c’era ben poco da comunicare. La verità è molto più semplice, ed è evidente agli occhi dei cittadini: in cinque anni, per Guardia Sanframondi, non è stato fatto nulla che vada oltre l’ordinaria amministrazione. Nessuna opera significativa. Nessuna visione. Nessun cambiamento concreto. Nessuna scelta capace di incidere davvero sulla qualità della vita dei guardiesi. Le poche iniziative viste in questi anni, peraltro, non sono nemmeno frutto diretto dell’azione amministrativa, ma derivano dall’impegno di altre realtà, enti, associazioni o soggetti esterni. Segno evidente di una mancanza di guida e di progettualità.

E allora no, caro Carlo Falato: il problema non è che “non si è comunicato abbastanza”. Il problema è che c’era proprio ben poco da comunicare. I cittadini non hanno bisogno di narrazioni costruite a posteriori, ma di fatti. E i fatti, purtroppo, raccontano di un’occasione – l’ennesima – persa per il nostro paese.

E allora, se davvero si vuole aprire un confronto serio, lo si faccia partendo da qui: non da ciò che è stato fatto ma da ciò che non è stato fatto, dalle opportunità mancate e dalle responsabilità politiche. Solo così si può guardare avanti con credibilità.

Guardia Sanframondi non ha bisogno di amministratori che non hanno nulla da comunicare né di capri espiatori. Ha bisogno di amministratori che sappiano leggere le proprie difficoltà strutturali — il declino demografico, la marginalità infrastrutturale, la dipendenza dai trasferimenti regionali e statali — senza usarle come alibi, e che al tempo stesso sappiano valorizzare le risorse autentiche del territorio: la storia, le eccellenze, il paesaggio, la comunità.

Ha bisogno anche e soprattutto di nuovi protagonisti civici che non si limitino alla critica, ma che sappiano proporre. Ed è proprio su questo terreno che la prossima amministrazione sarà misurata. In questo contesto, l’iniziativa annunciata da Rinascita Guardiese per il 28 marzo alle ore 18:00, in Piazza Castello, alla Casa di Bacco, assume un significato che va ben oltre la normale presentazione di un progetto di promozione turistica: è un tentativo di costruire un’identità collettiva attorno alle eccellenze del territorio. Risorse che aspettano da troppo tempo una regia capace di trasformarle in sviluppo economico concreto. Presentare il progetto “GustaGuardia” — con una vocazione esplicita alla valorizzazione enogastronomica e turistica del territorio — e aprire simultaneamente un confronto pubblico sulla designazione del candidato sindaco di Rinascita Guardiese è un gesto politico maturo. È esattamente il tipo di trasparenza che i cittadini dovrebbero esigere da chiunque aspiri a governare.

La scelta di aprire la designazione del candidato sindaco a un confronto pubblico merita un plauso e, soprattutto, merita partecipazione. Perché, come scrive persino Carlo Falato, troppo spesso a Guardia le candidature nascono in stanze chiuse, tra accordi sussurrati, e i cittadini vengono chiamati solo a ratificare decisioni già prese. Scegliere, invece, di discuterne alla luce del sole, coinvolgendo la comunità, è un segnale che dovrebbe diventare norma, non eccezione.

Nell’appuntamento di sabato 28 marzo, mentre si presentano idee per il futuro del paese, si discuterà apertamente anche di chi dovrà guidarlo. Perché le elezioni del 24 e 25 maggio non decideranno solo chi siederà in Municipio per i prossimi cinque anni. Decideranno che tipo di paese vuole essere Guardia Sanframondi: un borgo che si rassegna lentamente al declino oppure una comunità che ha ancora qualcosa da dire, da costruire, da offrire.

E questa non è retorica elettorale. È la domanda vera che ogni guardiese dovrebbe porsi entrando nella cabina elettorale a maggio.

Il dibattito è aperto. Finalmente.