Anni e anni di interventi tampone hanno lasciato il segno sul paese sannita. Tra strade dissestate, centro storico abbandonato ed episodi di vandalismo, Guardia cerca una nuova rotta.
Guardia sta scivolando verso qualcosa di insidioso: l’abitudine al degrado. Non è un crollo improvviso, ma un logorio lento, costruito anno dopo anno attraverso interventi tampone, annunci rimasti tali e soluzioni temporanee che non hanno mai affrontato il cuore dei problemi.
I cinque anni dell’amministrazione Di Lonardo lasciano in eredità marciapiedi sconnessi dove le piante infestanti sembrano ormai arredo urbano ufficiale, strade rattoppate, segnaletica sbiadita, rifiuti abbandonati e aree verdi lasciate a sé stesse. Basta attraversare alcune zone del territorio comunale per toccare con mano una realtà che meriterebbe ben altra attenzione. Tra i casi più emblematici c’è lo stretto della Portella, punto identitario del paese che avrebbe bisogno di interventi strutturali e di una visione organica di riqualificazione: non dell’ennesima soluzione provvisoria.
Il nodo più doloroso, però, resta il centro storico. Tra i vicoli del borgo antico si incontrano edifici diroccati, abbandonati, facciate deteriorate e spazi che hanno perso vitalità. Un patrimonio architettonico che dovrebbe essere il cuore culturale e turistico di Guardia rischia invece di trasformarsi in una cartolina sbiadita di ciò che potrebbe essere: e non è.
A rendere ancora più evidente la gravità della situazione sono le denunce dei residenti stranieri che hanno scelto Guardia come loro casa. Persone che hanno investito nel territorio, acquistato immobili, costruito qui una parte della propria vita. Le loro segnalazioni pubbliche raccontano di disagi, incuria e della frustrazione di vedere trascurato un patrimonio che altrove sarebbe considerato una risorsa straordinaria. A questo si aggiungono episodi di vandalismo che negli ultimi anni hanno colpito arredi urbani e strutture pubbliche, rafforzando la percezione di un paese dove la cura degli spazi comuni non è mai stata una vera priorità. Emblematico il caso della colonnina per la ricarica elettrica: nata come segnale di modernità e mobilità sostenibile, danneggiata e mai adeguatamente reintegrata nel tessuto urbano, è diventata il simbolo di un’iniziativa lanciata senza reale integrazione con le esigenze del territorio. Un’innovazione di facciata, più che di sostanza.
Il problema non è soltanto visivo. Il degrado urbano incide sulla qualità della vita, sulla sicurezza quotidiana e sull’attrattività del territorio. Come si può aspirare a entrare tra i Borghi più belli d’Italia o a ottenere una Bandiera arancione del Touring Club, se le condizioni degli spazi pubblici raccontano una storia così diversa? Un paese che si abitua all’incuria rischia di perdere anche la fiducia dei propri abitanti e di chi, dall’esterno, guarda a Guardia come a un luogo dove investire o mettere radici.
La risposta non può essere un’altra serie di interventi spot. Serve una visione complessiva: un piano serio per il recupero del centro storico, una strategia strutturata per la tutela degli spazi pubblici e azioni concrete di prevenzione del vandalismo. Il primo passo pratico che la nuova amministrazione — che uscirà dalle urne il 24 e 25 maggio — potrebbe compiere, anche a risorse limitate, è contrastare in maniera decisa degrado e incuria. Non è un problema insormontabile: con uomini e mezzi adeguati, restituire decoro e dignità alle vie del paese è un obiettivo realistico e, soprattutto, urgente.
Guardia non è un paese qualunque. È un borgo con storia, tradizioni e un potenziale turistico autentico. Continuare a rincorrere le emergenze senza affrontarne le cause significa solo rimandare il momento della verità. E quella verità, oggi, è sotto gli occhi di tutti: il decoro urbano è il primo biglietto da visita di una comunità. Quando quel biglietto appare trascurato, a pagarne il prezzo non è solo l’immagine del paese — è il suo futuro.