C’è una domanda che chiunque ami davvero Guardia Sanframondi dovrebbe porsi con onestà: esiste una politica turistica (e culturale) degna di questo nome oppure si continua a navigare a vista, tra improvvisazione, occasioni mancate e visioni di cortissimo respiro?
Guardia non è un borgo qualsiasi dell’entroterra campano. È un luogo con un’identità fortissima, riconoscibile, quasi magnetica. I Riti Settennali di Penitenza rappresentano un unicum nel panorama nazionale: un evento capace di attrarre migliaia di visitatori, studiosi, fotografi e troupe televisive. Eppure, proprio questa straordinaria peculiarità sembra essere diventata un alibi.
La strategia turistica – se così si può chiamare – appare fondata su una logica episodica, “a intermittenza”: grande mobilitazione quando si avvicinano i Riti, silenzio e marginalità negli anni intermedi. È una concezione del turismo come evento, non come sistema. Si attende il picco e poi si lascia che l’onda si ritiri, senza costruire continuità.
Un territorio, però, non può vivere di una sola ricorrenza, per quanto potente. Il turismo contemporaneo premia le destinazioni capaci di raccontarsi tutto l’anno, di strutturare percorsi ed esperienze, di creare reti tra operatori e sinergie tra pubblico e privato. Non è un caso che realtà vicine come Cusano Mutri e Telese Terme siano state protagoniste alla Borsa Internazionale del Turismo di Milano, una delle principali manifestazioni internazionali dedicate alla promozione turistica e allo sviluppo territoriale. A Guardia, invece, manca una narrazione coordinata che tenga insieme centro storico, tradizioni, enogastronomia, paesaggio, spiritualità e artigianato. Manca una regia chiara.
Un’altra fragilità evidente è l’assenza di una visione strutturata. In un’epoca in cui la presenza digitale è decisiva, la promozione del territorio appare frammentaria e discontinua, spesso affidata più alla buona volontà di singoli – nuovi residenti stranieri, associazioni, Pro Loco – che a una strategia istituzionale forte. Non si tratta semplicemente di avere un sito aggiornato o qualche pagina social, ma di costruire un brand territoriale coerente, riconoscibile e professionale.
La questione centrale resta però quella strategica: qual è il target di riferimento? Turismo religioso? Turismo culturale? Turismo slow ed enogastronomico? Quali mercati si intendono intercettare? Quali infrastrutture e servizi si vogliono realizzare o potenziare?
Senza risposte chiare, ogni iniziativa rischia di restare isolata, episodica, autoreferenziale.
Un ulteriore limite è la tendenza a rivolgersi più all’interno che all’esterno. Eventi e manifestazioni finiscono spesso – legittimamente – per parlare alla comunità locale, ma non riescono a trasformarsi in attrattori turistici strutturati. Il turismo non è semplice organizzazione di feste: è progettazione integrata. È accoglienza, segnaletica, percorsi tematici, formazione degli operatori, pacchetti esperienziali, coordinamento tra strutture ricettive e ristorazione. È lavoro sistemico. E senza sistema non c’è sviluppo.
L’inconsistenza, dunque, non è solo tecnica: è soprattutto politica. Perché la politica dovrebbe essere capacità di visione, pianificazione e ascolto delle competenze. Dovrebbe saper trasformare un patrimonio identitario fortissimo in leva di sviluppo stabile, occupazione e opportunità per i giovani. Se Guardia resta ancorata a una gestione emergenziale del turismo, rischia di sprecare un capitale simbolico enorme. E in un piccolo centro ogni occasione mancata pesa il doppio: perché le alternative sono poche e l’emigrazione resta una tentazione concreta.
Non tutto, però, è perduto. Proprio perché il potenziale è evidente, un cambio di passo sarebbe immediatamente percepibile. In questa direzione si colloca anche l’iniziativa “GustaGuardia”, che sarà presentata nelle prossime settimane: un progetto che punta a mettere al centro l’identità enogastronomica, le produzioni locali, le esperienze di comunità e la valorizzazione integrata del territorio. L’obiettivo non è organizzare un evento isolato, ma costruire un format riconoscibile, capace di generare continuità, attrattività e rete tra operatori. “GustaGuardia” nasce proprio con l’idea di superare la logica dell’estemporaneità e di contribuire a una visione più ampia, capace di proiettare Guardia oltre i confini locali.
Guardia non ha bisogno di reinventarsi: ha bisogno di organizzarsi. Di investire in riqualificazione e valorizzazione se vuole ambire, ad esempio, a circuiti di qualità come quello del Touring Club Italiano o dei I Borghi più belli d’Italia. Si tratta di passare dall’orgoglio identitario – che non manca – alla progettualità strutturata, che oggi appare ancora carente.
Un paese con una storia così potente merita una politica turistica (e culturale) all’altezza. Continuare con l’approssimazione significherebbe non solo perdere visitatori, ma soprattutto perdere fiducia nel futuro. E quella, una comunità, non può permetterselo.