Povero bancone del bar, sei rimasto senza parole. E proprio adesso che ce ne sarebbe più bisogno. Perché tra qualche settimana Guardia Sanframondi tornerà alle urne, e il teatro della politica locale – sempre in cartellone, mai in pausa – sta già montando le scene per il gran finale di questa legislatura e l’inevitabile apertura della prossima.

Per anni il volantino da bancone è stato la vera voce del popolo guardiese: più puntuale del consiglio comunale, più sincero dei comunicati stampa, più letto del Sannio Quotidiano. Il volantino – ciclostilato, fotocopiato, in bianco e nero o a colori a seconda dell’umore e del portafogli – oggi tace. E quando tace lui, proprio alla vigilia del voto, c’è da preoccuparsi davvero.

Segno dei tempi: langue il volantino e gode Facebook. Non arrivano più comunicati, denunce, appelli, poesie sgrammaticate ma sentite, rigorosamente contro l’amministrazione in carica (qualunque essa sia, per principio). Niente più pasquinate su sindaco, assessori, consiglieri, parentame vario, nipoti miracolati e amanti presunte ma sempre molto informate.

Il bancone del bar, un tempo altare civile della libertà di parola, oggi è ridotto a triste appoggio per scontrini e gratta-e-vinci. Ha smesso di mordere, graffiare, sputare verità scomode. Perché il volantino non era solo satira. Era un sismografo. E se oggi non segna più niente, forse non è perché va tutto bene. Forse è solo perché – complici i social – nessuno ha più voglia di scrivere, stampare, rischiare la firma (anche se anonima). Tutti continuano ad avere qualcosa da dire, ma lo fanno nei gruppi chiusi, nelle chat private, nelle battute sussurrate tra un caffè e l’altro.

Ma la politica no. Quella non smette mai.

Anzi, in queste settimane pre-elettorali ha ripreso il suo corso naturale con la solennità di un rito ancestrale: i papabili alla carica di sindaco si sono già tutti attivati. Strette di mano che sembrano benedizioni, sorrisi larghi come promesse, caffè offerti al banco con la generosità di chi sa che ogni voto ha il suo prezzo (e che un espresso costa meno di un posto in giunta). La domenica mattina si aggirano nei pressi del Comune, per le vie del paese con l’aria di chi conosce ogni problema e ha già pronta ogni soluzione, purché non gli si chieda quando. Si fermano davanti ai negozi, salutano gli anziani per nome e cognome (nonno compreso), chiedono dei figli lontani come fossero parenti stretti. Le cene “spontanee” si moltiplicano: un tavolo qui, una tavolata là, sempre casualmente fotografate e prontamente postate sui social. Perché oggi il volantino non serve più: c’è Facebook, c’è Instagram, c’è WhatsApp che gira liste e lenzuolate di messaggi con più puntini di sospensione che contenuti. Insomma, la politica locale continua a dare spettacolo. Lo stesso di sempre, con qualche attore diverso ma copione identico.

Il paradosso? Ad accorgersene è stato proprio il titolare del bar, lo stesso che ancora oggi – imperterrito – continua a fare ciò che il volantino faceva meglio: attaccare il potere municipale, denunciare il degrado davanti al locale, elencare vizi, vizietti e vizioni di chi governa Guardia come se fosse cosa loro. E pensare che in questi cinque anni più di un amministratore ha seriamente valutato la soluzione finale: zittirlo per sempre, magari riducendolo in babà e cappuccino.

La democrazia si è fatta liquida, come direbbe qualcuno più colto di noi. E in questo mare di post, stories e reaction, rischia di annegare anche quel poco di dialogo civile che resisteva. Tra qualche settimana si vota. Le liste sono quasi pronte, i programmi pure (almeno sulla carta), i candidati già schierati in ordine di battaglia. Qualcuno promette il rinnovamento, qualcun altro la continuità. Qualcuno si presenta come l’outsider, salvo poi scoprire che è parente di mezzo consiglio comunale uscente.

E il bancone? Il bancone osserva, in silenzio. Accumula caffè offerti, pacche sulle spalle, promesse non richieste. Aspetta, forse, che qualcuno abbia ancora il coraggio di dire la verità su un foglio A4, senza filtri e senza algoritmi. Ma sa già che non succederà. Perché oggi la politica preferisce i like ai volantini, le visualizzazioni alle denunce, il consenso virtuale alla critica reale. E così Guardia Sanframondi si prepara al voto come sempre: con passione, rumore, sospetti reciproci e quell’inguaribile voglia di credere che questa volta sarà diverso.

P.S. Le opinioni espresse in questo pezzo sono quelle dell’autore e non riflettono necessariamente quelle del bancone, che al momento non è in grado di commentare.