Io, Raffaele Pengue, brigatista guardiese sconfitto, riconosco, insieme ai miei compagni e compagne di merenda, che il tentativo di organizzare qualcosa di alternativo per la propria comunità, per curare e difendere la memoria, la storia, le tradizioni e il messaggio di Guardia, è stato un errore politico, culturale e soprattutto morale. Esso ha prodotto solo dolore, isolamento, arroganza e una spirale di aggressività che ha indebolito la stessa causa che pretendeva di rappresentare.
Per questo io mi associo all’ala più moderata e conservatrice della classe politica e dirigente, l’unica vera, autentica e autorizzata Premiata Fondazione Guardiese-doc: il Sistema inespugnabile. Io riconosco l’indiscussa e indiscutibile autorità, riconosciuta dal popolo guardiese. Mi inchino di fronte alla passione “de core” della più grande cricca di “scappati di casa” che Guardia ricordi: aspetto con ansia il sequel. Sono ammirato dal piroettismo spregiudicato e dall’equilibrismo acrobatico dei più grandi leader di Guardia: todo cambia, nada cambia… ragazzi, abbiamo scherzato, spostatevi e lasciateci lavorare: chapeau! Arretro di fronte alla loro lungimiranza, che, dopo l’Edizione Natalizia, ci stupirà con una nuova Edizione Elettorale di “EsserCi Per Guardia Sei Tu”: la aspetto con trepidazione!
E che dire della strategia in vista delle elezioni di maggio? Assistiamo già al balletto delle alleanze, al valzer delle candidature, al gioco delle parti che si ripete identico a sé stesso da decenni. Gli stessi volti, gli stessi nomi, le stesse promesse rivernicate con inchiostro fresco ma carta ingiallita. Si parlerà di rinnovamento mentre si ricicla il vecchio, si invocherà la partecipazione popolare mentre si costruiscono liste nei salotti buoni, si prometterà trasparenza mentre si tessono accordi nell’ombra. E noi, cittadini spettatori, dovremo scegliere tra sfumature dello stesso grigio, tra varianti di un copione scritto altrove, tra attori che recitano ruoli già visti. Le elezioni di maggio saranno l’ennesima occasione perduta o l’inizio di qualcosa di diverso? Difficile crederlo, quando già si intravede il solito schema: chi ieri era opposizione domani sarà maggioranza, chi oggi tuona contro il sistema domani ne farà parte, chi promette rottura praticherà continuità. E tutti, ma proprio tutti, si presenteranno come portatori di novità, paladini del cambiamento, interpreti autentici della volontà popolare. Come se Guardia non avesse memoria, come se i guardiesi fossero smemorati o ingenui.
Sono strabiliato dalla strabica coerenza del più grande sindaco (ancora per poco) di Guardia, componente della Premiata Fondazione Guardiese-doc, che fino a ieri ha furiosamente avversato (prenoti lo psicoanalista…). Un sindaco che rischia, se si ripresenterà, in tandem con il Centro Enologico locale, in un certo modo, di vedersela — venghino, signori, venghino — nuovamente con la Premiata Fondazione Guardiese-doc: conflitto di interessi? Moglie ubriaca e botte piena? No, no: noi catto-comunisti siamo fatti così.
Ma forse il vero capolavoro sarà vedere chi e come si riposizionerà nei prossimi mesi. Chi si alleerà con chi? Chi tradirà quale vecchio compagno di strada? Chi inventerà quale nuova sigla, quale innovativo contenitore, quale rivoluzionaria lista civica che civica non è? E soprattutto: chi avrà il coraggio di dire la verità ai guardiesi, di ammettere che il re è nudo, che l’amministrazione è stata mediocre, che le promesse sono rimaste sulla carta, che Guardia merita di meglio? Nessuno, naturalmente. Tutti preferiranno il racconto edulcorato, la narrazione autoassolutoria, la rivendicazione di meriti inesistenti.
Fiaccato, infine, dal fuoco amico sui social dei miei amici — in realtà amici dei loro amici — riconosco la mia sconfitta, rimetto il mandato e mi dimetto da componente della comunità guardiese. Sul ponte sventola bandiera bianca.
E torno a essere esattamente quello che sono e che sono sempre stato: un cittadino irriducibile, appassionato e libero. Uno che sa leggere (e, forse, anche scrivere) la realtà guardiese; persino quella enigmatica, ombrosa, gattopardesca, ambigua, sempre sorprendente, di questa comunità. Uno che da più di un quarto di secolo prova a dire la sua, senza compromessi e senza infingimenti, senza oscuri interessi e senza secondi fini.
E contro. Contro qualunque forma di arroganza e di potere, vero o presunto, dovuto o indebito, sommerso o millantato. O magari svenduto per un piatto di trecento lenticchie.
Cuique suum, con allegria.