A Guardia Sanframondi i giovani non sono antipolitici. Macché. Sono oltre. Hanno superato il livello successivo: quello dell’indifferenza selettiva, del “sì, la politica mi interessa… ma da lontano, molto lontano, possibilmente senza che mi disturbi”.
E così, mentre il mondo degli adulti di questo paese si agita tra candidature, ritorni, liste civiche, faide condominiali e campagne elettorali combattute a colpi di post su Facebook, i giovani guardiesi osservano tutto con la stessa partecipazione emotiva di chi scorre il feed di notizie su Facebook.
La fotografia è chiara: non odiano la politica, non la contestano, non la vogliono abbattere. La ignorano con una grazia quasi zen. È un disinteresse così elegante che quasi commuove. Una generazione che ha capito prima degli altri che la vera pace interiore passa dal non farsi coinvolgere in discussioni infinite su buche, vinalie, traffico e parcheggi.
Eppure — e qui la satira lascia spazio allo stupore — questi giovani credono nelle istituzioni, sono pure appassionati di diritti civili e, se interpellati, sanno parlare di ambiente e lavoro con una lucidità che farebbe impallidire metà degli attuali amministratori. Ma evidentemente la politica locale, con la sua epicità quotidiana, non riesce proprio a sedurli. Chissà perché. Forse perché si sono accorti che certe discussioni non sono battaglie ideologiche per il futuro della comunità, ma più spesso sfide di prestigio con l’intensità emotiva di un torneo di calcetto.
La loro è una generazione pragmatica, concreta, moderna… che però quando sente la parola “politica” entra automaticamente in modalità aereo. E non per ribellione: per igiene mentale.
Non credono ai partiti nazionali (almeno, non tutti), perché li trovano lontani. Non credono ai politici locali e nazionali, perché li trovano prevedibili. Credono invece alla possibilità di partecipare in modo diretto, senza intermediari, forse perché — miracolo — hanno intuito che il filtro umano talvolta complica più di quanto risolva.
E così i giovani guardiesi continuano la loro vita: mettono su associazioni culturali, studiano, lavorano, cercano di costruirsi un futuro, e intanto guardano la classe politica locale come si guarda un vecchio parente rumoroso alle feste: lo si rispetta, ma lo si tiene a distanza di sicurezza.
La verità è semplice e, per alcuni, dolorosa: la politica a Guardia non ha perso una generazione. Non l’ha mai proprio conquistata. E forse perché, mentre i giovani si preoccupano di lavoro, relazioni, ambiente e diritti, la politica locale si preoccupa di… beh, lasciamo stare, che poi diventa satira cattiva.
A Guardia i giovani non rifiutano la politica. Non la disprezzano. Non la contestano. Semplicemente la praticano come si pratica la degustazione di un vino che non piace: si annusa, si sorseggia per educazione… e poi si posa il bicchiere con un sorriso cortese.
Una forma di raffinata distanza che dovrebbe preoccupare più di un vaffa.
Resta un dato: i giovani non sono cinici, non sono irresponsabili, non sono apatici. Sono lucidi. E in un mondo dove tutti parlano, forse sono gli unici ad aver capito che, prima di parlare, bisognerebbe ascoltare. E non solo a parole. Invece la politica locale, con il suo corredo di rivalità storiche, file di comunicati e drammi da bar, tenta di richiamarli a sé. Ma loro, impassibili, praticano la disciplina taoista del non coinvolgimento strategico. Non per superficialità: per igiene intellettuale.
E il paradosso — che fa quasi poesia — è che questi giovani non sono affatto nichilisti. Sono proprio loro, quelli che non partecipano, ad avere più senso civico di molti che invece si presentano come salvatori della patria guardiese. Forse sarebbe più corretto dire che non partecipano a questo teatrino. Che non si lasciano incantare dai soliti volti che si ripropongono con la tenacia di un antivirus scaduto, né dalle retoriche epiche usate per giustificare la gestione di un marciapiede.
Magari un giorno si avvicineranno alla politica. Chissà. Magari no. Nel frattempo possiamo solo chiederci: davvero siamo sicuri che il problema di Guardia siano i giovani?