Guardia Sanframondi. Un tempo terra di luminari, pensatori, medici filosofi, latinisti impareggiabili e poeti che masticavano il greco antico a colazione e l’esistenzialismo a cena. Terra che ha partorito menti come Abele De Blasio, Alfredo Parente, Marzio Piccirilli, Filippo Maria Guidi, ecc.: gente che oggi, al confronto con gli attuali “esponenti” pseudo-politici-intellettuali, sembra venuta direttamente da un’altra galassia. E in effetti lo è: la galassia della competenza, dell’onestà intellettuale e del rispetto per la collettività. Oggi, a guidare le sorti della comunità è un’accolita di talenti che… beh, diciamolo: venderebbero la propria madre, il proprio cane e il frantoio del bisnonno per il proprio tornaconto o un posto da vice consigliere onorario alla sagra del vino e della salsiccia. E se serve, smentiscono sé stessi pur di stare sul carro giusto. Sempre che il carro abbia almeno due ruote e un microfono.

Ma no, non siamo qui per piangere. Siamo qui per celebrare. Perché, incredibile a dirsi, è tornato il Genio Guardiese! Certo, in una forma un po’ diversa: più simile a una barzelletta che a un monumento, ma pur sempre genio. Di che tipo? Di quello capace di: calcolare la radice quadrata della scalinata del Municipio, per scoprire che conduce, con precisione matematica, nel nulla. Progettare un cavalcavia di 100 km per evitare di intaccare nel suo pisolino pomeridiano il grande portatore di voti. Classificare la pianta della Falanghina come “specie protetta e ornamentale”, buona anche per arredare rotonde e alimentare comitati di degustazione eterni.

E non finisce qui. Negli ultimi cinque anni è stato persino avviato il progetto per il raddoppio della Bretella che porta dal centro anziani direttamente alla Casa di Comunità di Cerreto: un’opera di tale portata che vedrà la luce, secondo i migliori esperti, nel 2235, giusto in tempo per essere trasformata in un parco giochi per droni.

E come se non bastasse, questa nuova classe dirigente è riuscita nell’impresa storica di: trasformare le riunioni di giunta in sedute spiritiche, dove si evocano contributi regionali mai arrivati. Istituire al posto dello Scientifico (ormai perduto) il Liceo del Made in Guardia, dove si studia “l’arte di ottenere tutto senza fare nulla” e si consegue il diploma in “scienze dell’apparenza”. Far volare asini e, poco dopo, scoprire la gravitazione selettiva degli elefanti, grazie alla quale ogni decisione cade sempre verso il lato più assurdo. E che dire della “Pineta”, dove grazie all’intervento strategico della politica si è creato un lago artificiale di liquami, pronto a diventare oasi faunistica e meta di turismo gastroenterico.

Intanto, l’egometro, geniale strumento di misurazione dell’autoreferenzialità, ha sfondato i limiti: secondo le ultime rilevazioni, nell’ultimo quinquennio il livello di ego medio di un amministratore (per modo di dire) guardiese supera quello di Elon Musk, ma con meno razzi e più supercazzole.

Ma i veri artisti a Guardia non sono solo quelli che comandano. No. Il vero genio guardiese, oggi, è quello del gregge. Di coloro che applaudono da mezzo secolo sempre le stesse facce, ogni progetto inutile, che si esaltano per una striscia pedonale inaugurata, un marciapiede per equilibristi, con tanto post su Facebook, che invocano la rivoluzione ma solo se non piove e se finisce prima di “Napoli-Juve”. In più, oggi Guardia si distingue nel panorama nazionale. Non per le sue eccellenze, i suoi Riti, ma per la sua capacità di affondare la convivenza civile dal 4 al 10 agosto di ogni anno, in un climax che parte dal campanilismo e arriva fino allo tsunami istituzionale. Ogni anno, puntuale come Ferragosto, l’anarchia si traveste da folklore mangereccio, e il dissenso viene trattato come una minaccia alla tradizione. E se osi criticare, sei subito tacciato di “negatività”, “disfattismo”, “non ti sta bene mai niente”.

Ma che volete che ci stia bene? Un’opera pubblica utile? Un’idea che non sia una scopiazzatura? Un dibattito civile senza risse su Facebook?

Conclusione (ma mica tanto). Il genio guardiese è tornato, sì, ma ha cambiato forma. Non è più quello che scriveva saggi e progettava visioni. È quello che stampa volantini domenicali con errori ortografici, che gestisce eventi come se fossero cene di classe e che, soprattutto, ha fatto della mediocrità un valore condiviso. E in questa desolazione sorridente, i grandi del passato osservano silenziosi, forse un po’ sollevati di essere già passati a miglior vita.