E rieccoci. A Guardia Sanframondi va in scena l’ennesimo episodio della saga che appassiona un guardiese su mille. Una telenovela infinita, fatta di accuse reciproche tra maggioranza e opposizione, indignazioni social e dichiarazioni roboanti, rigorosamente postate all’alba sui social, come ogni strategia politica ben pensata impone. Assistiamo, ancora una volta, a uno scambio di accuse che si vorrebbe far passare per battaglia politica, ma che in realtà non è altro che l’ennesima polemica sul nulla. Siamo di fronte a un copione già visto, recitato da attori ormai ben noti: una commedia dai toni accesi, ma dai contenuti inconsistenti, utile solo ad anticipare la campagna elettorale.
Il pretesto? I fondi regionali per la rete stradale (di cui abbiamo già parlato in un precedente articolo). O meglio, l’assenza di fondi per Guardia, che – a sentire qualcuno – rappresenterebbe una sciagura inspiegabile, quasi un complotto ordito chissà da chi. “In questa vicenda, che ruota attorno all’assegnazione dei fondi regionali per la messa in sicurezza della rete stradale, non c’è nulla di nuovo, né sul piano normativo né su quello politico. Il decreto dirigenziale è chiaro, le regole sono state stabilite da tempo: chi ha già ricevuto oltre 3 milioni di euro per i lavori dell’Alta Velocità non può partecipare a ulteriori misure di finanziamento. Fine della questione.” Così risponde piccato il sindaco sui social.
Fine. Sipario. Polemica chiusa. Anzi no. Perché anche quando le regole sono chiare, c’è sempre chi finge di non capire, di indignarsi, di gridare allo scandalo… rigorosamente quando conviene. E guarda caso, tutto questo scalpore esplode proprio alla vigilia della campagna elettorale. Coincidenze? Ma no, figuriamoci! Eppure, come bambini in lite all’asilo, si continua a puntarsi il dito contro, scaricando responsabilità reciproche e lanciando accuse, senza però affrontare il vero problema: l’assenza di risultati concreti per la comunità, a fronte di una montagna di fondi pubblici che da decenni si riversa su Guardia Sanframondi. Perché, in questo teatrino, nessuno ha il coraggio di dire una verità scomoda: le risorse sono arrivate, eccome. I finanziamenti – regionali, statali, europei – nel tempo non sono mancati. Eppure, nonostante ciò, la qualità della vita, le infrastrutture, i servizi per i cittadini restano lontani anni luce da ciò che ci si dovrebbe aspettare.
Vogliamo davvero continuare a fingere che il problema siano i fondi dell’ultima delibera regionale? Oppure sarebbe il caso di chiederci che fine abbiano fatto tutti gli altri finanziamenti ricevuti negli ultimi decenni, e soprattutto quali benefici concreti abbiano prodotto?
Il bello (si fa per dire) è che chi oggi sventola la bandiera dell’opposizione indignata è stato ieri seduto comodamente sulle stesse poltrone di chi oggi governa. Stessa compagnia, stesso copione, solo attori invertiti. È il classico gioco delle parti: oggi critico, domani amministro, dopodomani dimentico. La verità è che sono tutti parte dello stesso film, un film che da decenni viene proiettato nella sala vuota dell’interesse collettivo. Con la solita sceneggiatura: fondi pubblici che piovono a palate, progetti annunciati in pompa magna, e poi? Nulla. O poco più. Le strade restano in condizioni pietose, i servizi arrancano, i giovani scappano e la comunità resta sempre a mani vuote, a guardare i soliti noti che si palleggiano colpe e meriti come se non avessero mai avuto in mano le leve del comando.
Difficile, quindi, accettare certe levate di scudi senza notare un evidente conflitto tra ciò che si dice oggi e ciò che si è fatto (o non fatto) ieri.
Ma non finisce qui. Perché a peggiorare il quadro c’è un elemento ormai costante nella politica locale: la totale mancanza di trasparenza. Molti di questi personaggi amano muoversi nell’ombra, decidere senza spiegare, agire senza rendere conto. E poi, quando qualcuno prova a sollevare il velo, ecco che scatta la reazione tipica: negare, confondere, spostare l’attenzione, magari parlando di “attacchi personali” o “strumentalizzazioni”. Ma la verità è più semplice: sono stati scoperti. E, non avendo argomenti, tentano di coprire l’incapacità, l’inazione e, in alcuni casi, anche la disinvoltura con cui sono stati spesi (o sprecati) i soldi pubblici. Altro che complotti. Qui si tratta solo di incapacità cronica, ben mascherata dietro slogan stanchi e autocelebrazioni. Nel frattempo, però, Guardia ha ricevuto fiumi di denaro: fondi europei, regionali, statali. Soldi veri, milioni. Eppure, se ci si guarda attorno, i benefici reali per i cittadini faticano a vedersi, e i debiti fuori bilancio si accumulano come polvere sotto il tappeto.
Invece di perdere tempo con schermaglie sterili, la classe politica – tutta, senza distinzioni – dovrebbe finalmente fare un esercizio di serietà e autocritica: riconoscere gli errori, valutare l’impatto reale dei progetti finanziati e, soprattutto, spiegare ai cittadini perché, dopo anni di investimenti pubblici, Guardia Sanframondi non ha ancora fatto il salto di qualità che merita.
La campagna elettorale è alle porte, ma i cittadini non hanno bisogno di teatrini: hanno bisogno di fatti, trasparenza e visione. Tutto il resto è solo rumore di fondo.