Nel cuore del Sannio, in quel lembo di terra dove la storia si intreccia con la bellezza dei borghi medievali, esiste un luogo che sembra uscito da un romanzo distopico: Guardia Sanframondi, il paese dove i servizi essenziali sono un miraggio, la fibra un privilegio di casta e il digitale terrestre per tutti una leggenda metropolitana.
Da anni, ormai, i cittadini si svegliano con la stessa domanda sulle labbra: “Oggi ci sarà la corrente?” Ma non si tratta di un esperimento sociale, né di una campagna di sensibilizzazione sul risparmio energetico. No, è semplicemente la routine assurda di un paese lasciato nel buio. Letteralmente. Le interruzioni dell’energia elettrica avvengono da anni – non da giorni, non da mesi – e vengono comunicate (quando va bene) con un foglio appeso qua e là su qualche palo della luce, come se fossimo in un villaggio degli anni ’50. Sono interruzioni programmate, sì, ma con una particolarità inquietante: nessuno spiega mai il motivo. Non una nota tecnica, non un avviso ufficiale del gestore, non una spiegazione da parte dell’amministrazione comunale. Solo un foglietto volante, quasi sempre affisso all’ultimo momento, che informa i cittadini dell’ennesimo blackout in arrivo (lavori che, come i rotoloni Regina: non finiscono mai), senza alcuna chiarezza su perché accada, cosa si stia facendo per risolverlo o quando finirà questa anomalia cronica. Un silenzio istituzionale che lascia spazio solo a ipotesi, sospetti, e soprattutto rabbia. Perché se i disservizi possono accadere, l’opacità non dovrebbe mai essere tollerata. Forse è una strategia: se non possiamo informarci, non possiamo nemmeno lamentarci. Geniale.
La domanda, a questo punto, è lecita: a cosa serve un’amministrazione comunale, se è totalmente assente proprio quando la cittadinanza ha bisogno di risposte – o perlomeno di una voce?
A tutto questo, si aggiunge anche l’acqua – bene primario, sacrosanto, costituzionalmente garantito – si concede con la stessa timidezza della corrente: appare e scompare, lasciando nei rubinetti non freschezza ma una sospetta presenza di calcare degna di una cava di marmo. Delle due l’una: o a Guardia stiamo sperimentando nuove forme di fossili domestici, o l’acqua è diventata un concentrato di minerali in grado di distruggere ogni elettrodomestico nel giro di sei mesi.
E intanto, il silenzio dell’amministrazione è assordante. Nessuna nota, nessun comunicato (se non uno scarno post su Facebook), nessuna presa di posizione. È un’assenza così totale da far pensare che l’attuale amministrazione governi tramite telepatia, o che si sia trasferita altrove, in un posto con la luce e l’acqua corrente. Viene il dubbio che a Guardia Sanframondi non ci sia un’amministrazione, ma un gruppo di illusionisti specializzati in sparizioni: spariscono i servizi, spariscono le risposte, sparisce la dignità dei cittadini.
A questo punto, l’unico passo logico sarebbe candidare Guardia Sanframondi non per il Festival del Rituale ma per il Festival Internazionale del Disservizio, con una menzione speciale per la categoria “Silenzio Istituzionale”. Sarebbe di certo una vittoria annunciata. Nel frattempo, i cittadini restano ancora una volta al buio – nel corpo e nello spirito – costretti a convivere con un presente che somiglia troppo a un Medioevo riveduto e corretto. E l’unica luce, a ben vedere, è quella della pazienza.
Ma anche quella, ormai, comincia a tremolare.