A pochi mesi dalla fine del mandato, possiamo finalmente tirare le somme. Niente paura: sarà facilissimo. Basta un foglio bianco. Cinque anni in cui si è preferito tenere in piedi una baracca instabile, pur di non farla crollare addosso ai suoi protagonisti. Non certo per il bene del paese. Invece di amministrare, si è vivacchiato. Invece di decidere, si è rimandato. Invece di pensare, si è fatto finta di fare. Ma tranquilli: i selfie non sono mancati.

Quella che doveva essere l’amministrazione del “cambiamento” si è ben presto rivelata un cantiere abbandonato. Litigi, personalismi, proclami vuoti: questi gli ingredienti di una parabola discendente che ha tradito ogni aspettativa. Prendiamo l’impianto sportivo San Filippo Neri. Finanziamento ottenuto: €549.998. Risultato: un campo che non rispetta le misure per l’Eccellenza. È un po’ come comprare una Ferrari e scoprire che non entra in garage. Ma tranquilli, il progetto è “appaltato”. O forse no. O forse sì, ma solo nei weekend. Chi lo sa? L’importante è che qualcuno, da qualche parte, stia lavorando. Teoricamente. Le domande che ci poniamo sono semplici: quando inizieranno i lavori? Quando finiranno? Cosa verrà “riqualificato” e cosa “completato”? Domande così banali che evidentemente nessuno ha pensato di porsele. Dettagli, insomma.

Questi sono solo alcuni esempi che ci aiutano a misurare, in concreto, la capacità esecutiva dell’attuale amministrazione. Ma quali sono le opere pubbliche previste per i prossimi anni? Quali quelle incompiute, ancora da completare? Quali immobili del centro storico sono disponibili per la cessione o in fase di valutazione? OpenCoesione ci illumina con dati consolanti: 136 progetti monitorati, €55,4 milioni di costo pubblico, €30,2 milioni già pagati. Alcuni progetti sono pure finiti! Il nido è stato completato nel 2023, la Ciclovia della Falanghina nel 2024. Incredibile: alcune cose si sono concluse davvero. È la prova che – dirà qualcuno (il solito tifoso) -, quando ci si mette d’impegno (o quando scadono i termini), i miracoli accadono. È vero! L’amministrazione ha saputo innovare non solo nel digitale ma anche nel campo delle pubbliche relazioni: invece di amministrare, si è “vivacchiato”. Invece di decidere, si è “rimandato”. Una tecnica rivoluzionaria che consiste nel sembrare molto occupati facendo il meno possibile. I selfie, va detto, non sono mancati. E se le opere pubbliche latitano, almeno abbiamo un archivio fotografico invidiabile.

Ma il vero capolavoro dell’amministrazione è stata la gestione del consenso: chi si lamentava veniva blandito, chi minacciava veniva accontentato. Una strategia diplomatica degna delle Nazioni Unite, se non fosse che i problemi reali continuavano a “marcire nell’attesa”. Ma l’importante è mantenere la pace sociale, no? E ora? Ora anche chi “si era tappato il naso” inizia a chiedersi se davvero questo fosse “il meglio che potevamo fare”. La risposta è scritta sui muri degli edifici incompiuti o a rischio crollo e sui campi sportivi fuori norma: no, non lo era.

Guardia Sanframondi merita di più. Merita amministratori che sappiano la differenza tra un progetto esecutivo e una lista della spesa. Che conoscano i cronoprogrammi meglio delle tecniche fotografiche del proprio smartphone. Che pensino al futuro del paese prima che al proprio. Perché se il futuro continuerà a essere “deciso da pochi, per conto di pochissimi”, non sarà più un futuro: sarà una replica – e neanche ben recitata – del passato.

E noi, francamente, di repliche di bassa qualità ne abbiamo già viste abbastanza.