A Guardia Sanframondi la realtà si presenta spesso in bianco e nero, ma i convegni organizzati dall’amministrazione Di Lonardo sembrano usciti da un film in technicolor. Un mondo parallelo, insomma, dove le cose vanno “a gonfie vele”, i progetti “prendono forma”, e il futuro è sempre “radioso”, sebbene resti implacabilmente futuro. Nel presente, invece, tutto langue. E ciò che resta, si svuota.

L’ultimo slancio lirico del sindaco, a margine dell’evento Welcome Home in Sannio, recita così: “Dobbiamo credere in questo progetto, sostanziarlo ed estenderlo anche a tante altre realtà sannite, perché può essere l’elemento per recuperare quel senso di appartenenza che oggi sta scemando”. Parole alte, nobili. Ma al cittadino guardiese — sempre più raro in natura — viene da chiedersi: ma quale senso di appartenenza, se non c’è più nemmeno il senso dell’orientamento istituzionale? Le persone se ne vanno, i servizi si riducono, le strutture restano incompiute o abbandonate. Altro che rilancio: questo è arretramento strutturale, venduto però con la spavalderia di un miracolo economico.

Partiamo dalla scuola. In cinque anni non solo non si è costruito nulla, ma si è pure perso ciò che già c’era. L’accorpamento dell’istituto scolastico locale ad altra realtà (senza troppa gloria né spiegazioni, né tantomeno l’eventuale ricorso), accompagnato dalla prossima e definitiva chiusura del Liceo scientifico, è avvenuto nel silenzio più assoluto (a parte la lettera al ministro competente, che ha consentito la prosecuzione della didattica per un altro anno, e qualche articolo sulla stampa). Nessuno ha battuto ciglio. Zero partecipazione, zero dibattito, zero reazione. Neppure un plissé. Letteralmente. Il campo sportivo è un altro esempio di questa amministrazione del “quasi”: finanziamento ottenuto (480mila euro), lavori non ancora iniziati, ad oggi tutto fermo al palo. E se mai dovessimo svegliarci un giorno con una squadra da promuovere, scopriamo che le misure del campo non sono regolamentari per eventuali passaggi di categoria. Insomma: un impianto nuovo… ma già vecchio. Come costruire una piscina olimpionica nel Sahara: tecnicamente impressionante, ma sostanzialmente inutile. Parliamo poi della Casa Albergo per Anziani, che ormai ha più storia edilizia della Reggia di Caserta. Sono passati quarant’anni – sì, avete letto bene – e ancora niente. Un edificio fantasma che cambia colore a ogni amministrazione, ma resta sempre lì: incompleto, abbandonato e inutile. Un monumento al “work in progress” infinito, perfetto per le gite scolastiche sul tema “Come non si fa una cosa pubblica”. Vogliamo poi parlare di un tratto di strada: prolungamento via Parallela. Qualche decina di metri. Letteralmente: qualche decina. Ma attenzione: non è una strada qualunque. È una strada a imbuto. Comincia stretta (cinque metri), si allarga generosamente (fino a dodici) e poi… puff! Finisce nel nulla. Non perché finiscono i fondi, ma perché c’è una condotta idrica. Sì, davvero: una tubatura ha sconfitto un’amministrazione. Ora, non voglio sembrare sarcastico — cioè sì, lo voglio eccome — ma a Guardia ci sono opere che sfidano la logica, e poi c’è questa. Un’opera che impiega 25 anni per partorire un’ottantina di metri di asfalto che neanche arrivano a destinazione, e che per forma ricorda più un dispositivo per versare il vino che un’infrastruttura pubblica. Una domanda sorge spontanea: quanti ingegneri, architetti, geometri, assessori e portaborse ci vogliono per progettare un imbuto? Questa non è viabilità. È geometria surreale.

E tutto il resto…

Nel frattempo, Guardia resta scollegata, i giovani partono (anzi, fuggono), le strutture culturali si costruiscono e poi sbriciolano, e una progettazione seria per il futuro di questo paese non pervenuta. A parte qualche bandierina di marketing e qualche evento patinato, l’amministrazione Di Lonardo ha prodotto poco, pochissimo (diciamo pure nulla), se non una narrazione elegante, certo, ma totalmente disancorata dalla vita vera dei cittadini.

Ma l’opposizione? Ah già… chi sarebbero?

Ora, sarebbe facile prendersela solo con chi amministra. Ma sarebbe anche ipocrita. Perché a Guardia Sanframondi l’alternanza politica è un concetto puramente teorico: le facce sono le stesse da trent’anni, cambiano solo le etichette. Quelli che oggi fanno opposizione, ieri erano maggioranza, e viceversa. È un eterno valzer delle poltrone, in un teatro dove il pubblico cambia, ma gli attori recitano sempre lo stesso copione. Un’opposizione seria avrebbe almeno il dovere di denunciare, proporre, incalzare. Invece: silenzio, conformismo, o – peggio – collaborazione sottobanco. Una sceneggiata napoletana, senza però la musica di sottofondo.

In conclusione (amara): in cinque anni, Guardia Sanframondi ha perso centralità, popolazione, servizi e prospettive. Ma ha guadagnato molte belle parole, tanti selfie istituzionali e un’abilità da manuale nel raccontare che tutto va bene, madama la marchesa.

Come diceva Mark Twain: “È facile ingannare la gente. Il difficile è convincerla che è stata ingannata”. E a Guardia, in fondo, siamo ancora a quel bivio.