Eccoli qui, i nostri amministratori comunali, finalmente all’opera. Dopo cinque anni di mandato vissuti evidentemente in letargo, si sono svegliati di soprassalto e hanno avuto un’illuminazione degna di Paolo sulla via di Damasco: serve un evento! Anzi, quattro giorni di eventi! E che eventi: astronomia, musica, scacchi viventi. Un programma così innovativo e originale che probabilmente ha richiesto intere nottate insonni per concepirlo. O forse no? Perché, diciamocelo chiaramente, quando leggiamo che “l’amministrazione comunale presenta un programma ricco di iniziative”, sappiamo tutti che il vero lavoro è stato svolto dalle associazioni del territorio. Quelle stesse associazioni che da anni portano avanti progetti culturali e sociali spesso con le unghie e con i denti, mentre dall’altra parte si prendono i meriti di eventi che nascono dalla base, dal volontariato, dalla passione di chi ama davvero questo territorio.

Quattro giorni di eventi per far dimenticare cinque anni di cosa esattamente? Dove sono finiti i progetti strutturali? Dove sono gli investimenti a lungo termine? Dove sono quelle opere pubbliche che dovrebbero cambiare il volto del paese, non per quattro giorni ma per i prossimi decenni? È l’antica arte del panem et circenses che rivive nella sua versione contemporanea: un po’ di spettacolo, qualche evento social-friendly, un telescopio puntato verso i pianeti per non guardare troppo da vicino i problemi terrestri. E mentre tutti sono distratti a guardare Saturno, chi si accorge che alcune strade di Guardia hanno più crateri della superficie lunare?

“Coniuga tradizione e innovazione, cultura e convivialità”: un capolavoro di comunicazione politica che dice tutto e niente. Frasi fatte che riempiono comunicati stampa ma non risolvono i problemi quotidiani dei cittadini. E poi c’è quel ringraziamento finale “ai tanti giovani che, con entusiasmo, hanno contribuito alla realizzazione del programma”. Già, i giovani. Quelli che dopo aver contribuito con il loro entusiasmo gratuito, domani mattina dovranno andarsene altrove per cercare opportunità di lavoro e di crescita che questo territorio non riesce a offrire.

“Chissà quanti turisti accorreranno”: e qui sta il punto. Quattro giorni di eventi sporadici non fanno una strategia turistica. Non bastano gli scacchi viventi a rendere vivibile un paese per i prossimi anni. Non basta un concerto in piazza a creare un’economia locale sostenibile che vada oltre il prossimo comunicato stampa e la prossima foto di rito.

Il vero problema di questo paese non sono gli eventi in sé, che pure possono avere la loro utilità. Il problema è quando questi diventano l’alibi per non affrontare le questioni strutturali, quando il calendario degli eventi sostituisce il piano di sviluppo territoriale, quando la gestione dell’ordinario viene sacrificata sull’altare dello straordinario. Cinque anni di mandato non si possono riassumere in una manifestazione caotica a inizio agosto e in quattro giorni di manifestazioni settembrine. E i cittadini guardiesi, quelli che restano e che ci credono ancora, meritano di più che telescopi puntati verso l’infinito mentre i problemi concreti restano irrisolti qui, sulla Terra. Perché alla fine, quando i riflettori si spegneranno e inizierà la vendemmia con i prezzi delle uve cristallizzati da anni e gli ultimi turisti torneranno a casa, resteranno le stesse strade, gli stessi problemi, le stesse promesse non mantenute. E l’unica cosa che sarà davvero cambiata sarà la data del prossimo evento-diversivo. Magari natalizio.

Forse è arrivato il momento di smetterla di guardare le stelle e iniziare a tenere i piedi per terra.