Qui, nella “straordinaria gemma del Sud” che custodisce gelosamente i suoi misteri tra le pieghe dei Riti Settennali, la sincerità è diventata più rara della sacra immagine custodita nella chiesa madre. Ma attenzione: non parliamo dell’età della sincerità sfacciata e “a briglia sciolta” descritta come caratteristica dei nostri tempi. A Guardia siamo ancora saldamente ancorati a quell’epoca precedente, dove le “barriere architettoniche” del timore reverenziale, del decoro e del galateo politico restano ben salde. Solo che qui queste barriere non proteggono la sincerità, la nascondono.

L’attuale classe dirigente locale ha elevato l’arte dell’ambiguità a sistema di governo. Promesse elettorali che si dissolvono come nebbia al sole, progetti annunciati con grande clamore e poi silenziosamente accantonati, comunicazioni istituzionali che dicono tutto e niente. È il trionfo di quella che potremmo chiamare “non-sincerità istituzionale”: non si mente apertamente, semplicemente non si dice mai abbastanza per poter essere smentiti.

Prendiamo le recenti vicende amministrative: dalla chiusura del Liceo Scientifico, ai fondi di compensazione dell’alta velocità ferroviaria, alle promesse di rilancio turistico rimaste sulla carta, dalla gestione del centro storico alle politiche per i giovani. In ogni caso, la narrazione ufficiale procede per allusioni, mezze frasi, rinvii. Un lessico che trasforma ogni dichiarazione in un’opera di equilibrismo semantico. Ma forse, paradossalmente, questa classe dirigente ha intuito ciò che in molti sottolineano: la sincerità “spesso ferisce, nuoce, spezza i legami”. Meglio allora il comfort della vaghezza, che non compromette nessuno e non obbliga a nulla. Il problema è che questa sincerità mancata non è quella riflessiva e consapevole di cui si parla, quella che “sa fermarsi davanti alla soglia del rispetto altrui”. È piuttosto l’assenza di ogni impegno verso la verità, il rifugio in una comunicazione che non comunica nulla.

I cittadini di Guardia Sanframondi si trovano così in una posizione peculiare: non devono sopportare la “sincerità fasulla”, ma nemmeno godono della sincerità come virtù che “indica l’aprirsi agli altri senza secondi fini subdoli”. Vivono in una terra di mezzo, dove la politica locale ha scelto la strada più comoda: quella del non-detto.

Ma c’è un aspetto ancora più grave in questa gestione della verità a intermittenza: se l’attuale amministrazione fosse stata sincera fin dall’inizio, Guardia Sanframondi forse non si ritroverebbe nella condizione attuale. La prova più lampante di questa sincerità mutilata la troviamo – ad esempio – nel silenzio assordante che per cinque anni ha avvolto il disavanzo ereditato dalla precedente amministrazione. Cinque anni di totale omertà su una questione che avrebbe dovuto essere il primo punto di ogni comunicazione istituzionale, il leitmotiv di ogni intervento pubblico del sindaco. Invece, nulla. Come se quei numeri rossi nei bilanci fossero dettagli trascurabili, piccoli inconvenienti contabili da non disturbare il manovratore. Immaginatevi cosa sarebbe potuto accadere se dal primo giorno di mandato il sindaco avesse fatto della trasparenza sui conti ereditati il proprio cavallo di battaglia, se avesse coinvolto la cittadinanza nella comprensione dei problemi reali, se avesse costruito una narrazione onesta sulle difficoltà da affrontare. Invece di nascondere i problemi, si sarebbero potute cercare soluzioni condivise. Invece di subire le conseguenze di scelte altrui in silenzio, si sarebbe potuto costruire un fronte comune per affrontarle. La sincerità, quella vera, avrebbe potuto trasformare i cittadini da spettatori ignari probabilmente in alleati consapevoli. Oggi assistiamo alle conseguenze di quella scelta: una comunità che scopre solo ora, attraverso manifesti pubblici improvvisi, problemi che esistevano da anni. Un’amministrazione costretta a giocare in difesa su questioni che avrebbe potuto gestire in trasparenza fin dal primo momento.

E poi, improvvisamente, ecco il risveglio comunicativo: un consiglio comunale sulla questione del liceo e dei fondi compensativi dell’alta velocità, annunciato persino con manifesti pubblici. Una novità assoluta in cinque anni di amministrazione, un evento mediatico senza precedenti per una giunta che fino a ieri comunicava per sussurri e allusioni.

Viene da chiedersi: cosa è cambiato? l’approssimarsi delle elezioni? Forse che certe questioni meritano la ribalta mentre altre vanno nascoste sotto il tappeto della convenienza politica?

Questa comunicazione a geometria variabile non è casuale, è strategica. Conferma quello che diciamo da tempo: l’esistenza di una collusione sotterranea con l’amministrazione precedente – di cui l’attuale sindaco, non dimentichiamolo, era vice – che spiega molti silenzi e molte scelte apparentemente inspiegabili. La sincerità viene dosata come un farmaco: abbondante quando serve a distogliere l’attenzione, inesistente quando potrebbe compromettere equilibri nascosti.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti, una democrazia locale anestetizzata, dove il dibattito pubblico si riduce a sussurri nei bar e quello che si urla dal ballatoio di piazza Castello diventa letteratura di fantasia. Una comunità che meriterebbe quella sincerità bilanciata da responsabilità, si ritrova invece con un’amministrazione che ha fatto della non-sincerità la propria cifra distintiva.

Forse è arrivato il momento di riscoprire che la sincerità, pur con tutti i suoi limiti e pericoli, rimane una virtù necessaria. Anche a Guardia, anche nella politica locale, anche quando può “ferire” qualche equilibrio consolidato. Perché una comunità che non può contare sulla sincerità dei propri amministratori finisce per perdere qualcosa di più prezioso della quiete: la fiducia nel futuro.