C’è un’arte sottile che, nel corso degli anni, l’amministrazione comunale di Guardia Sanframondi sembra aver perfezionato con dedizione certosina: l’arte di non fare nulla, pur di fronte a piogge di milioni che altrove avrebbero trasformato borghi in gioielli. In un Paese in cui anche i Comuni più sperduti sulle colline dell’appennino sannita e irpino riescono a intercettare milioni di euro tra PNRR, fondi di coesione e compensazioni infrastrutturali, a Guardia Sanframondi succede il miracolo inverso: arrivano i soldi… e nessuno ne parla. Il caso dei fondi compensativi della linea AV Napoli–Bari è emblematico: 91 milioni di euro totali, 37 per i Comuni del Sannio, una fetta promessa anche a Guardia, eppure – a giudicare dagli atti ufficiali, dal sito istituzionale e dai bandi comunali – neanche un euro ha ancora preso la via delle imprese, dei cittadini, o di interventi visibili. Insomma, soldi ci sono. Progetti? Zero. Delibere? Boh. Visione? Ne parliamo dopo la pausa Vinalia.
Qui non si tratta solo di essere ironici: è tutto documentato. Nessuna traccia di bandi, nessun segno di programmazione, nessuna evidenza che questi fondi AV abbiano generato nemmeno un incontro pubblico o un comunicato stampa con dentro la parola “compensazione”. Dopo l’occasionale danza dei fondi PNRR – passati accanto al Comune come turisti distratti che non trovano parcheggio – ora si aggiunge una nuova perla all’archivio delle occasioni perse: i fondi compensativi per la linea AV Napoli–Bari, pensati proprio per mitigare i disagi dei territori attraversati dai cantieri.
La trasparenza è importante. L’assenza totale di trasparenza, ancora di più. Un’amministrazione che non pubblica bandi, non comunica piani operativi, non approva delibere sui fondi ricevuti, e non indica come intende usare risorse pubbliche stanziate per mitigare disagi reali… non solo non programma. Non amministra. Dove finiranno questi fondi? Ottima domanda. La risposta breve è: non nei progetti per i cittadini, non nei bandi per le imprese, non nei piani di rilancio urbano. Forse in qualche cassetto comunale assieme a una vecchia delibera del 2017, che parlava di piste ciclabili e strade rurali da riqualificare – un documento rimasto nel regno delle “cose belle mai fatte”? Il PNRR era un’occasione irripetibile. Ma non ha trovato il Comune in casa. Pochi spiccioli assegnati, mentre i Comuni vicini si facevano belli con progetti per cultura, mobilità sostenibile, scuole digitali. A Guardia? Solo interrogazioni in Consiglio e volantini da bar indignati dell’opposizione.
Il risultato? Una comunità spettatrice di una modernizzazione che accade solo nei Comuni limitrofi. E intanto, noi restiamo a guardarli da lontano, con un certo romanticismo medievale.
Nel frattempo, oltre 37 milioni di euro sono stati messi a disposizione per i Comuni del Sannio. E Guardia Sanframondi? Presente in lista, sì, ma assente all’appello della concretezza. Sul sito istituzionale, tra un avviso di refezione scolastica e uno per i cantieri di sicurezza sismica, nemmeno l’ombra di un bando, un’iniziativa, una delibera, un’idea.
In questa commedia dell’assurdo, l’amministrazione comunale sembra oscillare tra il ruolo delle comparse silenziose e quello di attori improvvisati, troppo occupati a inseguire le ombre della burocrazia per accorgersi della realtà: una comunità che aspetta risposte, servizi, sviluppo.
Ma qui non si tratta solo di fondi sfuggiti. Si tratta di una narrazione ormai chiara: Guardia è governata da un’amministrazione incapace di programmare, di intercettare, di realizzare. La politica della “buona intenzione” ha superato il limite della sopportazione, trasformandosi in una lunga sequela di silenzi imbarazzanti e occasioni buttate al vento.
Se dopo il treno del PNRR ci siamo fatti sfuggire anche quello (letteralmente) dell’alta velocità, forse è il caso di fare un po’ di pulizia. Non nelle strade rurali – quelle attendono dal 2017 – ma nelle stanze del potere locale, dove il senso di responsabilità dovrebbe tornare a far visita.
Perché a questo punto, l’unico atto compensativo davvero efficace per la comunità sarebbe uno solo: un cambio di amministrazione, il più presto possibile. E allora, con tono serio e istituzionale, ma anche col sorriso amaro di chi ama davvero questa comunità, diciamolo chiaro: se non si è capaci di amministrare, allora forse è giunto il momento di intercettare un biglietto di sola andata… fuori dal palazzo comunale. Perché chi amministra una comunità come Guardia non può limitarsi a sventolare bandiere nelle sagre o a farsi fotografare nei convegni. Amministrare è pianificare, spiegare, pubblicare, costruire. E soprattutto: non sprecare ciò che altri territori sognano.
Per questo, a questo punto, l’unico investimento pubblico sensato che resta è uno solo: un cambio di amministrazione. Urgente, meritato, necessario. Prima della scadenza naturale. Non per spirito polemico, ma per restituire dignità istituzionale, visione strategica e concretezza a una comunità che merita molto più di qualche slogan e un po’ di nebbia procedurale.
Per il bene dei cittadini, delle imprese, e anche di quei poveri fondi che continuano a bussare… e a non ricevere risposta.