È giunto il momento di dircelo chiaro: basta. Non se ne può più. Guardia Sanframondi, il nostro paese, non è un set cinematografico dove si recita all’infinito lo stesso copione. Ma da venticinque (e più) anni sembra proprio di assistere a una soap opera locale – stagioni infinite, attori sempre uguali, trama prevedibile: clientelismo, conservazione del potere, promesse sbiadite e cambi di casacca last-minute. Una tragicommedia che ha impoverito Guardia, non solo economicamente ma, peggio ancora, moralmente. E mentre altrove si cresce, si innova, si cambia passo, qui siamo ancora fermi al Medioevo, ai signorotti, a spartizioni, pacche sulle spalle, “ti sistemo io”, “vediamo che si può fare”, e quella deliziosa variante guardiese del “cà nisciuno è fesso” che serve solo a giustificare l’ingiustificabile. Nel frattempo, Guardia si svuota. I giovani partono e non tornano – ma non perché, come dice qualcuno, partono per non essere mantenuti dai genitori, dai nonni, ecc…-, i progetti culturali si bloccano, le occasioni di sviluppo passano altrove. E qui? Ogni quinquennio si rimpastano le stesse alleanze, si rinnovano gli stessi sorrisi da manifesto elettorale, si rigiocano le stesse partite per la poltrona di sempre. È il solito teatrino. E non fa più ridere nessuno.

Guardia è oggi ostaggio di una classe dirigente sociale e politica che si autocelebra e si autoperpetua, chiusa in un cerchio magico che non lascia entrare nessuno e non vuole uscire mai. Chi segue queste pagine sa bene a cosa ci riferiamo. Comune, appalti, incarichi, progetti (pochi) e poltroncine (molte) sono sempre distribuiti con lo stesso algoritmo: a chi garantisce fedeltà, non competenza. E così, chiunque abbia idee nuove, proposte vere per questo disgraziato paese, o solo un po’ di autonomia, viene guardato con sospetto. Se sei giovane, ti dicono che sei troppo giovane. Se hai studiato, ti fanno capire che “non basta avere i libri in mano”. Se sei preparato, ti suggeriscono – con garbo – di trovarti un altro hobby.

Per questo, oggi, lanciamo un appello (che è anche una provocazione) a questi personaggi che sono sulla scena da decenni: alle prossime elezioni non candidatevi. A voi che, puntuali come le tasse, ogni cinque anni uscite dal letargo. Fateci respirare. Fateci sperare. Fatevi da parte. Non è democratico? Pazienza! Non lo chiediamo con rabbia, ma con ironia e affetto. Perché, se dopo quarant’anni che fate politica locale, l’unico risultato visibile è un paese stanco, disilluso e bloccato… forse è il caso di riconoscere che il vostro tempo è scaduto.

Guardia ha bisogno di idee, non di incarichi. Di visione, non di spartizioni. Di comunità, non di clan. C’è una maggioranza silenziosa che non ne può più. Una Guardia fatta di cittadini, commercianti, giovani, professionisti, pensionati con ancora energia e senso civico. Una comunità che vuole riprendersi il proprio futuro senza passare per forza da chi quel futuro l’ha già ipotecato da decenni. Non si tratta di sostituire i nomi sulle liste. Non basta cambiare le facce se la mentalità resta la stessa. Serve un’altra strada. Una terza via, fondata su partecipazione vera, trasparenza, merito, progettualità. Un progetto politico credibile che non cerchi voti per mantenere potere, ma energia per costruire qualcosa di nuovo.

E allora lo diciamo col sorriso, ma anche con fermezza: fatevi un favore, fatecene uno; in primavera non candidatevi. Prendetevi una pausa. Riscoprite la bellezza del silenzio. Lasciate che questo paese possa, finalmente, respirare. Guardia Sanframondi ha ancora tante risorse, ma serve aria nuova. E serve adesso.