
Sono passati oltre cinque anni dall’adozione del Piano Urbanistico Comunale (PUC) di Guardia Sanframondi, uno strumento che, sulla carta, avrebbe dovuto avviare un serio processo di rigenerazione urbana e rilancio anche del centro storico. Eppure, a oggi, gli effetti concreti di quel piano restano invisibili. Le promesse si sono dissolte nel nulla, mentre il cuore antico del paese continua a sprofondare nel degrado e nell’abbandono.
Il problema non è solo tecnico o finanziario. È, prima di tutto, politico e amministrativo. L’attuale amministrazione ha dimostrato di non essere in grado di gestire un processo tanto delicato e strategico quanto quello della riqualificazione del centro storico. Manca una visione, manca una direzione, manca – soprattutto – la volontà.

Le accuse sollevate mesi fa dal gruppo di opposizione, sotto certi aspetti risibili, si sono rivelate fondate: in cinque anni – per quanto ne sappiamo – non è stato prodotto un solo atto concreto per attrarre fondi o avviare interventi strutturali per il centro storico. Nessun progetto degno di nota è stato presentato, salvo forse qualche timido tentativo attraverso bandi regionali. E le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti. Il recente crollo di un edificio all’imbocco della “strettoia della Portella” non è solo un campanello d’allarme: è la prova concreta di un centro storico che cade letteralmente a pezzi.
A che serve, ci si chiede, un Piano Urbanistico se poi manca la volontà politica – prima ancora che la capacità tecnica – di attuarlo? I progetti approvati solo di recente (ma ancora in attesa di essere finanziati, ricordiamolo), come quelli su Piazza Municipio e Viale degli Eroi (dimenticando colpevolmente la vergogna mai risolta della casa albergo per anziani), non toccano evidentemente la parte antica di Guardia – il cui profilo è ancora dominato dalle due gru in bella mostra da almeno un decennio -, arrivano tardi e suonano come tentativi pre-elettorali di mostrare vitalità. Ma non sono certamente il frutto di una programmazione seria e lungimirante.

È ora che la cittadinanza pretenda risposte. Pretenda trasparenza. Pretenda, soprattutto, un cambiamento radicale di passo o, se necessario, il ritorno anticipato alle urne.
Se realmente si vuole rilanciare questa comunità il centro storico di Guardia Sanframondi non può più aspettare. È patrimonio, identità e soprattutto futuro. È responsabilità della politica riportarlo al centro della vita pubblica, prima che cada definitivamente nell’oblio. O peggio, sotto le sue stesse macerie.

Per evitare che il centro storico di Guardia Sanframondi continui a sprofondare nell’abbandono, serve un piano d’azione concreto, fondato su pochi ma chiari pilastri. Occorre costruire una visione condivisa del futuro del centro storico. Solo attraverso il confronto è possibile individuare le priorità reali e dare legittimità agli interventi. Nel frattempo, si potrebbe avviare un programma comunale di incentivi e sgravi fiscali per chi ristruttura immobili nel centro storico, anche con formule di partenariato pubblico-privato o co-housing. Alcuni comuni hanno già adottato misure simili con buoni risultati. Con un piano di comunicazione serio e professionale, Guardia Sanframondi può puntare sul turismo culturale e religioso, non solo sull’enoturismo – limitato e di nicchia – creando itinerari tematici e promuovendo eventi che coinvolgano innanzitutto il centro storico. Ma serve una strategia, non iniziative estemporanee, sagre mangerecce e quant’altro. Infine, prima dei grandi progetti, serve l’essenziale: pulizia costante, controllo del degrado, segnalazione e monitoraggio degli immobili a rischio crollo. Questo è il minimo sindacale che ogni cittadino di Guardia ha diritto di pretendere per preservare la sua memoria storica.