A Guardia Sanframondi la politica è diventata una routine. Non quella buona, fatta di lavoro silenzioso e costante per la comunità, ma quella stagnante, dove da decenni si ripetono sempre gli stessi riti, gli stessi volti, le stesse dinamiche, le stesse promesse. Qui, l’alternanza democratica non esiste: si alternano le cariche, ma non le idee. Cambiano i ruoli, ma non i protagonisti. E alla fine, maggioranza e opposizione finiscono per essere due facce della stessa medaglia.

Il consiglio comunale, che in teoria dovrebbe rappresentare il cuore della democrazia locale, è oggi percepito da molti cittadini come un luogo in cui si ratificano decisioni già prese, spesso senza un vero dibattito. Il confronto è ridotto al minimo, quando non del tutto assente. E la cosiddetta “opposizione” appare spesso più come una stampella della maggioranza che come un’alternativa reale e credibile.

Basta guardare alla storia recente per rendersene conto: molti degli amministratori attuali – sindaco, assessori, consiglieri – siedono da anni nelle stanze del potere locale, passando da un incarico all’altro, a volte da una lista civica all’altra, con cambi di casacca che sembrano rispondere più a logiche personali che a visioni politiche. Non stupisce allora che il cittadino comune faccia fatica a distinguere chi amministra da chi dovrebbe vigilare.

Gli esempi concreti non mancano. Il gruppo “Guardia sei tu”, che oggi si presenta come opposizione, è composto in buona parte da ex amministratori o figure già coinvolte nella gestione pubblica del passato. E mentre nelle dichiarazioni ufficiali si punta il dito contro la giunta in carica, nella pratica le distanze sembrano ridotte. Stesse facce, stesse dinamiche, stessi silenzi.

Nel frattempo, il paese resta fermo.

Ma il punto centrale è che, in questo sistema chiuso e autoreferenziale, a Guardia viene meno il principio democratico più importante: la possibilità di scegliere davvero. Perché se l’offerta politica è limitata agli stessi attori di sempre, chi non si riconosce in questa gestione del potere resta senza voce. E se anche l’opposizione diventa funzionale al mantenimento dello status quo, allora non è più opposizione: è complicità.

Guardia Sanframondi ha bisogno di aria nuova. Di idee nuove, di persone nuove, di energie civiche che rompano con le logiche del passato. Anche nei piccoli comuni come il nostro, dove le relazioni personali contano molto, è possibile – anzi, necessario – costruire un’alternativa dal basso, che parta dai cittadini, dalle associazioni, dai giovani.

Perché il problema non è solo chi amministra. Il problema è un’intera classe dirigente che da troppo tempo si è chiusa in un gioco autoreferenziale, dove si vincono elezioni per assenza di sfidanti reali. Dove il voto è diventato un rito, più che una pratica viva e partecipata.

In conclusione, se a Guardia Sanframondi maggioranza e opposizione sono la stessa cosa, allora serve un terzo polo: quello della società civile. Serve una scossa. Serve che qualcuno abbia il coraggio di alzare la testa e dire: “Basta, è ora di cambiare”. Non per rovesciare tutto, ma per restituire alla politica il suo senso più autentico: quello di servizio, di responsabilità, di futuro condiviso.

Foto tratta dal Web