Tra le tante cartoline d’Italia che raccontano la bellezza diffusa dei nostri paesi, Guardia Sanframondi dovrebbe occupare un posto speciale. Situata nel cuore della Valle Telesina, immersa in un paesaggio di rara suggestione, custode di una storia millenaria e di tradizioni culturali uniche, questo piccolo centro del Sannio appare oggi come un luogo sospeso tra memoria e abbandono. Un paradosso doloroso, che si manifesta con sempre maggiore evidenza e che impone una riflessione seria sullo stato della cosa pubblica in contesti periferici e fragili.

Per fare solo un esempio, emblematico, in tal senso, è il vecchio distributore di benzina della Fontanella, l’ennesimo sfregio nei confronti degli abitanti, residenti e un pericolo per la pubblica e privata incolumità. Un impianto dismesso da anni, mai rimosso, mai bonificato. Una struttura che non è solo brutta da vedere, ma che rappresenta una potenziale minaccia per la sicurezza pubblica e privata. Negli anni, vari cittadini hanno invocato interventi risolutivi; invocazioni rimaste lettera morta. Solo grazie all’iniziativa di alcuni privati si è riusciti, con l’installazione di pannelli in legno, a mitigare almeno in parte l’impatto visivo di quell’obbrobrio urbano. Ma un pannello di compensato non può – né deve – essere la risposta a un problema strutturale. Questo episodio, tuttavia, non è che la punta dell’iceberg. L’intera comunità di Guardia Sanframondi si trova da troppo tempo come quel vecchio distributore, in una condizione di trascuratezza amministrativa e di disattenzione politica. Le criticità sono numerose e trasversali: parti del centro storico interdette per rischio crolli, strade urbane ed extraurbane in stato di abbandono, dispute ultradecennali su confini viari, assenza di una pianificazione organica per la gestione del patrimonio architettonico e paesaggistico. Nel frattempo, si consente – o si tollera – la sopraelevazione incontrollata di abitazioni, l’occupazione arbitraria di suolo pubblico, la gestione opaca dei beni comuni.

Guardia sembra essere diventata un luogo marginale anche nel dibattito politico-amministrativo locale, ma anche provinciale e regionale. Troppo pochi i residenti, troppo limitato l’impatto turistico, troppo scarsi i ritorni economici per attirare l’attenzione delle agende decisionali. E così il paese lentamente scivola nell’irrilevanza. Un’irrilevanza che, tuttavia, è solo apparente, perché qui sopravvive una comunità viva, orgogliosa, fatta di cittadini che continuano a impegnarsi, che continuano ad amare il proprio paese, che continuano a sperare.

Ed è proprio in questo contesto che la politica – tutta, soprattutto quella comunale – dovrebbe interrogarsi. Non si può parlare di rigenerazione territoriale, di rilancio delle aree interne, di valorizzazione dei borghi storici, senza partire dalla cura ordinaria, dalla manutenzione costante, dal rispetto del patrimonio esistente. Guardia Sanframondi possiede tutte le caratteristiche per essere un esempio virtuoso di rinascita: un centro storico di straordinario valore architettonico, una posizione panoramica, una vocazione enogastronomica che ha già dato prova di sé, manifestazioni culturali di grande richiamo come i Riti secolari della Settimana di Penitenza in onore dell’Assunta. Eppure, nulla di tutto ciò basta, se manca una visione strategica, una volontà politica, una capacità amministrativa all’altezza delle sfide contemporanee.

Non si chiedono miracoli agli amministratori. È inutile. Non si pretende l’impossibile. Si chiede il minimo: attenzione, ascolto, rispetto. Si chiede che si mettano in campo interventi concreti, anche piccoli ma coerenti, per restituire dignità agli spazi pubblici, sicurezza ai cittadini, decoro urbano al centro abitato. Si chiede che si torni a considerare Guardia non come un angolo dimenticato della Valle Telesina, ma come una parte viva e preziosa del nostro patrimonio comune. È tempo di interrompere la lunga agonia di questo territorio. È tempo di invertire la rotta, prima che la bellezza si trasformi in rimpianto, la cultura in oblio, la comunità in diaspora.

Guardia Sanframondi non può e non deve essere chiusa dietro pannelli di truciolato. Merita di essere riaperta al futuro, nella luce della sua storia, nella forza della sua identità.

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