C’è una parola che a Guardia inizia a circolare con sempre maggiore insistenza quando si parla dell’attuale amministrazione comunale: incompetenza.
Una parola forte, certo. Ma che non nasce da uno sfogo emotivo. Nasce da un’osservazione attenta e quotidiana di scelte sbagliate, improvvisazione, disorganizzazione, e da una sensazione ormai diffusa di distacco totale dalla realtà.
Quando dopo quasi cinque anni, nei bar, nelle piazze, nei luoghi pubblici si arriva a dire che un’amministrazione è “composta da incompetenti”, non si tratta più di un giudizio personale: si fotografa un fallimento collettivo nel governare.
Le segnalazioni di una gestione inadeguata sono molteplici. In particolare, preoccupa la presenza di figure prive delle competenze necessarie nei ruoli chiave. Alcuni assessori hanno ricevuto deleghe importanti senza alcuna preparazione specifica. La conseguenza? Progetti mal gestiti, scelte strategiche poco lungimiranti, fondi pubblici sprecati o peggio ancora mai richiesti.
Tra le lacune più gravi c’è l’incapacità di accedere ai finanziamenti regionali, statali ed europei. In un’epoca in cui queste risorse rappresentano un’opportunità essenziale per il rilancio dei territori, restare indietro significa condannarsi all’immobilismo.
Ma non si tratta solo di fondi. Il problema è anche la lentezza nell’attuazione dei progetti, la macchina amministrativa impantanata, e un deficit di trasparenza sempre più evidente. I processi decisionali si svolgono spesso in modo opaco, lontani dai principi di partecipazione e condivisione che dovrebbero guidare la cosa pubblica.
Nel frattempo, la comunità si sente ignorata. Le richieste cadono nel vuoto. Chi propone idee viene visto come un disturbatore. Chi chiede conto delle scelte fatte, come un nemico.
L’impressione – sempre più diffusa – è quella di un’amministrazione chiusa in sé stessa, scollegata dalla vita reale del paese. I problemi concreti restano irrisolti: viabilità, manutenzione, agricoltura, commercio, ambiente, politiche per i giovani. E quando manca il dialogo, si apre la strada a clientelismi, arroganza, superficialità. In alcuni casi si ha la netta sensazione che il potere venga esercitato non per servire, ma per consolidare piccoli interessi personali.
Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti. Lo sviluppo di Guardia è fermo. La qualità della vita peggiora. I giovani se ne vanno. I cittadini si allontanano dalla politica, convinti che “tanto non cambia nulla”. Ma questo atteggiamento – per quanto comprensibile – è anche pericoloso. Perché lascia spazio a chi amministra con superficialità o senza visione.
Non possiamo più permetterci di restare in silenzio. Guardia ha il diritto – e il dovere – di pretendere di più. È il momento di chiedere trasparenza, competenza, responsabilità. È ora che chi ha a cuore il bene del paese alzi la voce, si informi, partecipi, denunci, proponga.
Serve un cambio di rotta. Serve un’amministrazione che sappia ascoltare, decidere, costruire. Che smetta di improvvisare. Che in questi ultimi mesi di mandato torni a lavorare per tutti, non solo per pochi. Perché Guardia merita di più.