Guardia Sanframondi è un luogo unico, sospeso tra storia e silenzio, bellezza e abbandono. Un borgo che ha conosciuto vitalità, comunità, relazioni vere. Oggi, come tanti piccoli centri italiani, rischia di diventare un paese dormitorio, svuotato, dove il tempo scorre ma non si vive davvero. Vediamo i segni dello spopolamento: serrande abbassate, piazze vuote, gli abitanti che riversano tempo e energie verso le località vicine, giovani che partono e non tornano.

Guardia, con la sua storia e il suo piccolo potenziale artistico e umano, è “morta”, non sta attraversando una fase di transizione. Chi oggi fotografa Guardia vede una grande verità: la bellezza nascosta sotto la polvere dell’abbandono. Certo la buona volontà dei guardiesi e alcune idee per “non annegare nella solitudine” e ridare linfa al paese ancora sussistono: piccoli segnali di speranza, artisti e ospiti stranieri che arrivano da lontano, cittadini che con coraggio organizzano piccoli eventi culturali, serate estive, attivismo locale. Anche con poche risorse, l’importante è fare comunità, perché gli eventi costano e i fondi sono limitati e sinceramente, la risposta avuta a ciò che è stato proposto negli ultimi anni non incoraggia gli investimenti. Ma c’è ancora vita. C’è ancora futuro. Serve una visione. Guardia non ha mare, lago o montagna. Occorre una politica diversa: servono amministratori che non inseguano solo fondi per infrastrutture inutili e fantasiose, ma favoriscano relazioni sociali, economia circolare, progetti culturali e co-working rurali. Serve essere “guardiesi”. Aprirsi al mondo senza perdere sé stessi. Perché nei piccoli paesi come Guardia, c’è ancora la possibilità di costruire relazioni umane vere, che altrove si sono perdute. Occorre una politica nuova. Non fatta solo di bandi e cantieri, ma di relazioni, cultura e comunità. Occorrono investimenti nei legami umani, nella creatività, nel fare insieme. Guardia deve essere sé stessa e aprirsi al mondo. Essere contemporanea senza perdere l’anima. Valorizzare le sue potenzialità umane e materiali, la sua storia non per fare folclore, ma per generare futuro. Qui, dove il cemento non ha divorato tutto, possiamo ancora costruire un modello diverso di convivenza, più umano, più lento, più autentico.

Ci rivolgiamo agli amministratori, ai cittadini, ai nuovi arrivati e a chi se n’è andato ma sente ancora Guardia come casa. Facciamo rinascere questo paese, passo dopo passo, gesto dopo gesto. Perché i paesi non muoiono quando mancano le risorse, ma quando si perde il senso di comunità.

Guardia può vivere. Ma serve coraggio, serve visione, serve partecipazione.

Restare è un atto di coraggio. Guardia Sanframondi non deve diventare un paese dormitorio. Non sarà il destino a deciderlo, ma la volontà di chi ci abita. Chi resta, sceglie. E chi sceglie, costruisce. Se le iniziative non bastano, proponiamone di nuove. Se qualcosa manca, colmiamolo con impegno. Lamentarsi senza partecipare non è solo inutile: è ingiusto. Un paese vive quando chi ci crede si mette in gioco. La comunità si costruisce con la forza dei gesti quotidiani: un caffè al bar, una passeggiata condivisa, un’idea tra amici. Non servono grandi opere, ma desiderio di ritrovarsi. L’identità di Guardia è nella sua architettura, nei vicoli, nelle piazze, nel paesaggio. La bellezza è il primo motore di rinascita. I giovani non devono partire per forza. Servono spazi per restare. La fiducia è il primo passo per non perderli. E infine la politica. La politica deve ascoltare, non solo amministrare. Un’amministrazione lungimirante non gestisce il declino, ma stimola partecipazione, sostiene le iniziative dal basso, crede nella cultura come motore economico.

Guardia Sanframondi è ancora una promessa. Nonostante tutto, resiste. Ha ancora storie da raccontare, energie da risvegliare, luoghi da riempire di senso. Non è troppo tardi. Non lo sarà mai, finché qualcuno continuerà a crederci.