Sono passati solo quattro anni e mezzo eppure tutto ci sembra così lontano, così anacronistico, così surreale. Il Comune che si occupa di Guardia, del benessere dei suoi abitanti, del suo habitat e della sua storia, ma figurarsi; il Comune che solleva lo sguardo dalle buche, dalle erbacce e dall’incuria e rievoca le sue svolte immaginarie.

Cosa è successo in questi quattro anni e mezzo, come si è ulteriormente accelerata la decadenza di una florida comunità? Cosa è successo se nel frattempo tutto è precipitato al punto che nessuno si pone il problema che il reddito medio pro capite di Guardia è scivolato al 59esimo posto (su 78) nel Sannio? I numeri li mette in fila il Ministero dell’Economia e delle Finanze relativi alle dichiarazioni dei redditi presentate nel 2024 (anno d’imposta 2023) dai cittadini guardiesi: peggio di noi solo alcuni comuni del Fortore.

Quattro anni e mezzo sono un battito di ciglia nella storia di una comunità, ma possono bastare per segnare uno scivolamento profondo, una lenta perdita di fiducia, di senso, di identità. Guardia sembra essersi persa in un silenzio stanco, come se il peso del disincanto avesse messo a tacere le voci e spento le luci. Quattro anni e mezzo fa non eravamo un paese redento e pacificato, una comunità in forma. Già allora avvertivamo la crisi alle porte, cresceva il degrado, Guardia aveva i suoi mille acciacchi, la smemoratezza, l’oblio e i “che mi frega?” erano assai diffusi. Ma c’era ancora aspettativa di cambiamento, di sviluppo, di vita e di futuro, c’erano i Riti, c’era più reattività e più iniziativa e c’era ancora un briciolo di considerazione del nostro potenziale, non ci eravamo definitivamente arresi alla miseria dei numeri.

Eppure oggi è un paese che si sta sfarinando e non solo a causa del mancato benessere economico, Guardia è entrata in un buco nero da cui non sa più come risalire. Ecco il punto. È la perdita di visione, di immaginazione collettiva, di quel legame vivo con la storia e con l’idea stessa di comunità. Come se si fosse rotto il patto intergenerazionale, come se il futuro fosse diventato solo un’eco. Dalle porte di Guardia non entra più nessuno, neanche i ricordi, in compenso da quelle porte escono in molti, quasi un fuggi fuggi generale. Eppure, tra le righe, c’è ancora un’eco di affetto, di appartenenza, di chi non si rassegna del tutto a vedere un luogo che ama diventare “anacronistico”, “surreale”, un guscio vuoto dove i giovani non trovano più spazio né speranza. A Guardia si resta a casa dei genitori almeno fino a trent’anni, come se la giovinezza fosse un contratto a tempo indeterminato. Altrove si esce di casa a ventidue anni, qui si tira avanti.

Ma davvero la Guardia di oggi e chi la rappresenta è ancora un modello di serietà per il Sannio intero, come sostiene il Primo Cittadino nella stizzosa replica alla cittadinanza di qualche tempo fa? Suvvia, Sindaco, è sempre stato serio come un morto e compassato come una mummia, non si dia pure lei alla comicità. Il Sindaco o chi per lui avrebbe potuto vantare l’ingegno guardiese, la laboriosità di tanti suoi cittadini, la gloriosa civiltà su cui siamo seduti, la bellezza del paesaggio, del centro storico (almeno di quel che rimane) e della natura, il genio creativo di tanti nostri artisti, la fortuna che i guardiesi hanno fatto nel mondo grazie alla loro bravura, la generosità e mille altre cose. Ma ritenere che il tratto distintivo di Guardia e di chi da decenni la rappresenta (male) sia, soprattutto oggi, la serietà significa ridicolizzare la difesa di Guardia, non farsi prendere sul serio, continuare il filone tragicomico che è oggi al potere. Solo un branco di nullità in cerca di posto fisso, un clan di soldatini di ventura senza una mezza visione politica che si è introdotto nel palazzo del potere e si è barricato dentro, pronto a tutto per restarci.

Non so chi potrebbe votarli ancora tra qualche mese, in base a quale masochismo demente dare loro fiducia. E non so come fanno a restare ancora nel palazzo i pochi che hanno una faccia e un minimo di coerenza. Perché, a dir la verità, se c’è una cosa che è sempre mancata a chi rappresenta il nostro paese è proprio la serietà.